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Arriva il “Kindness Act”: la prima proposta di legge italiana per misurare la gentilezza

In un Paese dove spesso basta una precedenza mancata al semaforo per far partire il concerto di clacson (“E muoviti fiiiiga!!!“), al Senato è arrivata una proposta di legge che prova a rimettere la gentilezza al centro della vita pubblica. Si chiama Kindness Act ed è la prima iniziativa legislativa italiana pensata per valorizzare – […]
10 Marzo 2026

In un Paese dove spesso basta una precedenza mancata al semaforo per far partire il concerto di clacson (“E muoviti fiiiiga!!!“), al Senato è arrivata una proposta di legge che prova a rimettere la gentilezza al centro della vita pubblica. Si chiama Kindness Act ed è la prima iniziativa legislativa italiana pensata per valorizzare – e addirittura misurare – gli effetti concreti della gentilezza nella società.

La proposta è stata presentata ufficialmente ieri, giovedì 5 marzo, e segna l’inizio dell’iter parlamentare di un progetto che punta a fare qualcosa di piuttosto ambizioso: trasformare la gentilezza da semplice valore morale a indicatore di benessere collettivo.

Da dove arriva la proposta sulla gentilezza

Il progetto nasce dal Movimento Italiano per la Gentilezza (MIG), presieduto da Natalia Re, ed è sostenuto dal senatore Raoul Russo e dalla deputata Maria Carolina Varchi, entrambi di Fratelli d’Italia. L’obiettivo è inserire la gentilezza tra i BES, gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, cioè quei parametri che servono a misurare la qualità della vita di un Paese andando oltre il semplice PIL.

In altre parole, l’idea è che il benessere di una società non dipenda soltanto da quanto produce, ma anche da come le persone convivono, collaborano e si relazionano tra loro.

La stessa Natalia Re ha spiegato così lo spirito della proposta:

“Dalla visione alla concreta realizzazione del progetto di legge. Da oggi verrà presentata a livello bicamerale e quindi istituzionalizzata la Giornata nazionale della gentilezza. Non un evento simbolico, ma un evento che promuove la stabilizzazione concreta della gentilezza all’interno delle infrastrutture sociali del nostro Paese e dunque la gentilezza potrebbe anche diventare misurabile e allora attenzione alla metrica, attenzione agli effetti”.

Gentilezza is the new benessere

Il cuore del Kindness Act sta proprio qui. Se la proposta dovesse andare avanti, la gentilezza diventerebbe una dimensione misurabile del benessere sociale, affiancandosi ad altri indicatori utilizzati per valutare la qualità della vita.

Sempre Natalia Re ha spiegato il senso dell’iniziativa:

“In questo contesto, l’Italia può contribuire con una proposta originale: riconoscere la gentilezza come dimensione misurabile del benessere e come infrastruttura sociale dello sviluppo. La proposta del Kindness Act si colloca esattamente in questa traiettoria internazionale: offrire all’Italia l’opportunità di tradurre il valore della gentilezza in una dimensione misurabile, capace di orientare politiche pubbliche, scelte organizzative e investimenti sociali”.

L’idea, insomma, è che la gentilezza sia una risorsa sociale che può incidere su scuola, lavoro e comunità.

Il sostegno politico alla proposta

A presentare ufficialmente il progetto è stata la deputata Maria Carolina Varchi, che ha spiegato le ragioni del sostegno parlamentare alla proposta:

“Da subito abbiamo scelto di sposare e farci promotori di questo progetto, ritenendolo un passo fondamentale per promuovere valori civili, rispetto reciproco e coesione sociale nel nostro Paese. Questo provvedimento rappresenta un’opportunità per integrare nelle istituzioni, nelle scuole e nei luoghi di lavoro pratiche concrete che favoriscano relazioni più rispettose, inclusive e attente al benessere collettivo”.

Anche il senatore Raoul Russo ha sottolineato la dimensione più ampia del progetto:

“Coinvolto pienamente in questo percorso istituzionale, mi impegno ad accompagnare l’iter parlamentare della proposta anche in Senato, favorendo un confronto ampio e bipartisan che consenta di tradurre i principi della gentilezza in strumenti normativi concreti, capaci di incidere positivamente nei contesti educativi, lavorativi e comunitari. Ritengo che il ‘Kindness Act’ rappresenti un’opportunità significativa per rafforzare una visione di sviluppo che tenga insieme crescita, produttività, qualità delle relazioni e centralità della persona, contribuendo alla costruzione di un’Italia più coesa, capace di valorizzare il benessere come leva strategica di competitività e progresso sociale”.

Non è mica un’idea solo italiana

L’idea di legare il benessere di una società anche a fattori sociali e relazionali non nasce dal nulla. In diversi Paesi del mondo esistono già politiche o strumenti che vanno in questa direzione.

Il caso più famoso è probabilmente quello del Bhutan, che ha introdotto il concetto di Felicità Interna Lorda, un indicatore pensato per affiancare – e in parte sostituire – il PIL nella valutazione delle politiche pubbliche. Geni.

Altri esempi arrivano dal Canada, che già nel 1988 ha approvato il Multiculturalism Act, una legge che promuove la multiculturalità come valore centrale della società canadese. In Giappone, invece, esistono normative che incentivano il rispetto reciproco e l’inclusione culturale, mentre in Australia sono state avviate diverse iniziative nazionali contro bullismo e violenza, soprattutto nelle scuole.

Nei Paesi scandinavi, infine, politiche pubbliche e welfare sono da tempo costruiti anche attorno a concetti come fiducia sociale, inclusione e rispetto reciproco. Non per niente sono sempre i paesi più felici al mondo…

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