Negli anni scorsi abbiamo avuto dei super ponti di Pasqua, 25 Aprile e Primo Maggio, che con pochi giorni di ferie ci hanno regalato vacanzone da paura. Quest’anno, un c4zz*: Pasqua è passata in sordina, il 25 aprile è sabato e il Primo Maggio venerdì, quindi grandi viaggi non ne possiamo organizzare. A meno che… A meno che non ci lanciamo nella nuova moda del momento: l’Extreme Daytrip, che pare stia dilagando dal Regno Unito nel resto d’Europa. O meglio, pare che stesse dilagando fino a quando, con la guerra in Iran, qualcuno non ha detto: “Occhio che qua finisce il carburante!“.
Come funziona l’Extreme Daytrip
Comunque, sperando che passi presto anche questo sbatti, anche noi proveremo a prenotare gli ultimi low cost disponibili con questa nuova, pazza formula che – dobbiamo precisarlo?! naaa – piace un casino ai social. L’Extreme Daytrip è una gita di un giorno ormonata, anzi, maxxing come dicono quelli che ne sanno. Basta con la trasferta in Liguria e al lago tutti in coda già all’alba, o sulle Prealpi che abbiamo già visto mille volte e in salita ci fanno pure vomitare. La nuova moda impone un viaggio con il primo aereo della mattina e l’ultimo della sera per rientrare: niente bagaglio, né pernottamento, ma un’agenda da giapponese in vacanza che in 16 ore riesce a vedere almeno sei o sette situa top nella destinazione, compreso un locale per provare piatti tipici e bevande del posto.
Per viaggiare low cost e stare nei tempi, le destinazioni sono generalmente capitali o altre città europee in cui atterrano le compagnie aeree minori, ma non sono escluse città italiane del Sud, magari con un mare stupendo a due passi. Sneakers ai piedi, smartphone carico per tutte le foto del caso e mappa digitale coi preferiti già segnati, zainetto e occhiali da sole pronti, cuscino gonfiabile, mascherina e tappi per ricaricarsi durante il volo, vista la sveglia antelucana.
Alla fine why not
Immaginiamo. È l’alba e noi raggiungiamo Linate in taxi. La città dorme ancora e noi siamo già in coda ai controlli con lo sguardo perso e un caffè a 4 euro in mano. Mete possibili? Tutte quelle delle compagnie low cost disponibili, da easyJet a Volotea, da Aeroitalia a Wizz Air, passando per Eurowings: l’importante è che all’arrivo ci sia qualcosa di instagrammabile e “fattibile in giornata”.
Una volta scesi dall’aereo la parola d’ordine è correre, anzi, speedrunnare (i ludopatici hanno capito):
volo – navetta – centro storico – monumenti principali – specialità locali – foto – due stories – un reel – navetta.
Tutto incastrato al millimetro, come una trasferta di lavoro ma senza riunioni. Optimization. Alle 20 di nuovo in aeroporto e a mezzanotte massimo già a dormire nel proprio letto, così il giorno dopo in call puoi fare lo splendido: “Sì, città molto bella, ma si visita in un giorno”. Taaac! Nemmeno la rottura di chiedere ferie e hai fatto pure lo sboccione.
Certo, questo speedrunning continentale si concilia perfettamente con le tasche sempre più vuote che ci ritroviamo e con la FOMO che abbiamo sviluppato: la paura di restare indietro (specialmente sui social) e la paura che la nostra vita non si faccia notare abbastanza. Ovviamente, gli influencer cavalcano questa moda come cavalieri e amazzoni provetti. Addirittura, qualcuno cavalca oltre i confini del continente (tipo quelli che lanciano la challenge: “Andiamo a Tokyo ad assaggiare se il sushi ha lo stesso sapore di quello che mi prepara il cinese di Paolo Sarpi”) ma lì le questioni si complicano e si finisce fuori dal perimetro Daytrip.
Pazienza se i grandi saggi sostengono che la vera meta sia il viaggio stesso e che si impari di più esplorando la propria anima che luoghi lontani. Dio perdona, Instagram no, e qualcosa in pasto all’algoritmo va sempre dato. Qui siamo più dalle parti di Ungaretti, che nel 1931 scrisse che “la meta è partire”, ma qualcosa ci dice che non avesse in mente persone che girano come trottole da un aeroporto all’altro. Senza contare che, a livello ambientale ci stiamo comportando come dei veri str*nzi: un volo europeo può generare tra i 150 e i 250 chili di CO₂ a persona, quindi un a/r in giornata significa trasformare un’esperienza concentrata in un concentrato di emissioni. Una specie di shot di anidride carbonica, altro che la vodka alla pera…
Insomma, l’Extreme Daytrip ci sembra l’esempio perfetto della nostra bulimia: vogliamo lavorare, fatturare, risparmiare, ma anche viaggiare, sbocciare, vedere ed essere visti, apprezzare ed essere apprezzati. Tutti i giorni. Tutto il giorno. Solo che i giorni hanno sempre e solo 24 ore. E quindi, non essendo Harry Potter, l’unica magia con il tempo che possiamo fare è farcirlo di cose come i sandwich degli aperitivi buoni, che ti fanno risparmiare sul tempo della cena.
E in tema di aperitivi, se il Cynar era la soluzione al logorio della vita moderna, l’Extreme Daytrip È il logorio della vita moderna, che non sei nemmeno partito e già devi tornare. Perché per pagare l’affitto nella città dei milionari ti devi accontentare delle ferie “sveltina”.









