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Viaggi, il nuovo trend è l’Extreme Daytrip: prendi l’aereo la mattina e torni la sera

Sali in aereo che è ancora buio e torni entro mezzanotte, dopo aver scarpinato in una città più o meno lontana... Naturalmente, con reel, stories e post, sennò chi ci crede?
30 Aprile 2026

Negli anni scorsi abbiamo avuto dei super ponti di Pasqua, 25 Aprile e Primo Maggio, che con pochi giorni di ferie ci hanno regalato vacanzone da paura. Quest’anno, un c4zz*: Pasqua è passata in sordina, il 25 aprile è sabato e il Primo Maggio venerdì, quindi grandi viaggi non ne possiamo organizzare. A meno che… A meno che non ci lanciamo nella nuova moda del momento: l’Extreme Daytrip, che pare stia dilagando dal Regno Unito nel resto d’Europa. O meglio, pare che stesse dilagando fino a quando, con la guerra in Iran, qualcuno non ha detto: “Occhio che qua finisce il carburante!“.

Come funziona l’Extreme Daytrip

Comunque, sperando che passi presto anche questo sbatti, anche noi proveremo a prenotare gli ultimi low cost disponibili con questa nuova, pazza formula che – dobbiamo precisarlo?! naaa – piace un casino ai social. L’Extreme Daytrip è una gita di un giorno ormonata, anzi, maxxing come dicono quelli che ne sanno. Basta con la trasferta in Liguria e al lago tutti in coda già all’alba, o sulle Prealpi che abbiamo già visto mille volte e in salita ci fanno pure vomitare. La nuova moda impone un viaggio con il primo aereo della mattina e l’ultimo della sera per rientrare: niente bagaglio, né pernottamento, ma un’agenda da giapponese in vacanza che in 16 ore riesce a vedere almeno sei o sette situa top nella destinazione, compreso un locale per provare piatti tipici e bevande del posto.

Per viaggiare low cost e stare nei tempi, le destinazioni sono generalmente capitali o altre città europee in cui atterrano le compagnie aeree minori, ma non sono escluse città italiane del Sud, magari con un mare stupendo a due passi. Sneakers ai piedi, smartphone carico per tutte le foto del caso e mappa digitale coi preferiti già segnati, zainetto e occhiali da sole pronti, cuscino gonfiabile, mascherina e tappi per ricaricarsi durante il volo, vista la sveglia antelucana.

Alla fine why not

Immaginiamo. È l’alba e noi raggiungiamo Linate in taxi. La città dorme ancora e noi siamo già in coda ai controlli con lo sguardo perso e un caffè a 4 euro in mano. Mete possibili? Tutte quelle delle compagnie low cost disponibili, da easyJet a Volotea, da Aeroitalia a Wizz Air, passando per Eurowings: l’importante è che all’arrivo ci sia qualcosa di instagrammabile e “fattibile in giornata”.

Una volta scesi dall’aereo la parola d’ordine è correre, anzi, speedrunnare (i ludopatici hanno capito):

volo – navetta – centro storico – monumenti principali – specialità locali – foto – due stories – un reel – navetta.

Tutto incastrato al millimetro, come una trasferta di lavoro ma senza riunioni. Optimization. Alle 20 di nuovo in aeroporto e a mezzanotte massimo già a dormire nel proprio letto, così il giorno dopo in call puoi fare lo splendido: “Sì, città molto bella, ma si visita in un giorno”. Taaac! Nemmeno la rottura di chiedere ferie e hai fatto pure lo sboccione.

@megslouisexx

First extreme day trip complete🌎 where next?✈️ #extremedaytrip #madrid #travel #fyp

♬ الصوت الأصلي – خالد

Certo, questo speedrunning continentale si concilia perfettamente con le tasche sempre più vuote che ci ritroviamo e con la FOMO che abbiamo sviluppato: la paura di restare indietro (specialmente sui social) e la paura che la nostra vita non si faccia notare abbastanza. Ovviamente, gli influencer cavalcano questa moda come cavalieri e amazzoni provetti. Addirittura, qualcuno cavalca oltre i confini del continente (tipo quelli che lanciano la challenge: “Andiamo a Tokyo ad assaggiare se il sushi ha lo stesso sapore di quello che mi prepara il cinese di Paolo Sarpi”) ma lì le questioni si complicano e si finisce fuori dal perimetro Daytrip.

Pazienza se i grandi saggi sostengono che la vera meta sia il viaggio stesso e che si impari di più esplorando la propria anima che luoghi lontani. Dio perdona, Instagram no, e qualcosa in pasto all’algoritmo va sempre dato. Qui siamo più dalle parti di Ungaretti, che nel 1931 scrisse che “la meta è partire”, ma qualcosa ci dice che non avesse in mente persone che girano come trottole da un aeroporto all’altro. Senza contare che, a livello ambientale ci stiamo comportando come dei veri str*nzi: un volo europeo può generare tra i 150 e i 250 chili di CO₂ a persona, quindi un a/r in giornata significa trasformare un’esperienza concentrata in un concentrato di emissioni. Una specie di shot di anidride carbonica, altro che la vodka alla pera…

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Insomma, l’Extreme Daytrip ci sembra l’esempio perfetto della nostra bulimia: vogliamo lavorare, fatturare, risparmiare, ma anche viaggiare, sbocciare, vedere ed essere visti, apprezzare ed essere apprezzati. Tutti i giorni. Tutto il giorno. Solo che i giorni hanno sempre e solo 24 ore. E quindi, non essendo Harry Potter, l’unica magia con il tempo che possiamo fare è farcirlo di cose come i sandwich degli aperitivi buoni, che ti fanno risparmiare sul tempo della cena.

E in tema di aperitivi, se il Cynar era la soluzione al logorio della vita moderna, l’Extreme Daytrip È il logorio della vita moderna, che non sei nemmeno partito e già devi tornare. Perché per pagare l’affitto nella città dei milionari ti devi accontentare delle ferie “sveltina”.

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