Imbruttiti, tra pochi giorni ci tocca quel momento dell’anno in cui guadagniamo un’ora di sonno e, in cambio, alle cinque del pomeriggio sembra notte fonda. Bella cagata. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torna infatti l’ora solare e alle 3 le lancette torneranno indietro alle 2.
A proposito di lancette: vi siete mai chiesti quanti orologi pubblici ci siano a Milano?
Probabilmente no, e vi capiamo. Eppure ci passiamo davanti continuamente: quello all’incrocio, quello sulla facciata di un edificio, quello che guardiamo al volo mentre aspettiamo il tram. Secondo i dati del Comune, in città ce ne sono circa 1.143, distribuiti tra pali ed edifici in quasi tutti i quartieri.
E la cosa curiosa è che difficilmente li percepiamo come parte di un unico sistema. Li guardiamo singolarmente e poi continuiamo a farci i fatti nostri, ma dietro a quegli oltre mille orologi c’è una rete nata quando tirare fuori lo smartphone dalla tasca per controllare l’ora non era esattamente un’opzione.
Milano e la rete di orologi nel 1929
Che Milano abbia una certa ossessione per gli orari non sarà esattamente uno shock, ma la storia parte parecchio tempo fa.
Già nel 1929 la città aveva una rete organizzata di circa 100 orologi pubblici, gestita attraverso un sistema di concessione tra pubblico e privato che, per l’epoca, rappresentava un servizio piuttosto all’avanguardia.
L’idea era molto semplice: fare in modo che chiunque, girando per Milano, potesse sapere che ore fossero. Oggi ci sembra scontato, visto che abbiamo l’ora sul telefono, sul computer, sullo smartwatch e probabilmente pure sul forno, ma all’epoca avere un riferimento preciso e accessibile a tutti faceva parecchio comodo.

Per trovare i primi orologi pubblici milanesi bisogna andare ancora più indietro. Già nel Medioevo esistevano esempi in città, tra cui quello della Chiesa di San Gottardo in Corte.
Per secoli anche il modo di calcolare il tempo era diverso dal nostro: si utilizzava infatti la cosiddetta ora italica, che faceva partire il conteggio delle ore dal tramonto. Tra Settecento e Ottocento si passa progressivamente a sistemi più precisi e standardizzati e, con la trasformazione industriale della città, sapere l’ora esatta smette di essere una semplice comodità per diventare una necessità.
Fabbriche, tram e negozi: tutti allo stesso ritmo
La grande diffusione degli orologi pubblici arriva tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, mentre Milano cresce, si industrializza e soprattutto accelera.
Più fabbriche, più lavoratori, più trasporti e più attività commerciali significavano anche una cosa molto semplice: bisognava sincronizzarsi. Orari di ingresso e uscita dal lavoro, partenze dei mezzi, appuntamenti e aperture dei negozi iniziavano a scandire la giornata dei milanesi.
Oggi controlliamo tutto in mezzo secondo sul telefono; quando l’orologio personale non era ancora alla portata di tutti, avere l’ora davanti agli occhi per strada era invece un servizio fondamentale. Una specie di Google Calendar ante litteram, ma appeso a un palo.
E chi paga tutti questi orologi?
Qui arriva un’altra cosa a cui probabilmente non avete mai fatto caso: molti degli orologi pubblici milanesi hanno accanto spazi pubblicitari, e non sono lì per caso.
Il modello utilizzato negli anni ha infatti previsto concessioni a operatori privati, con la pubblicità che contribuisce a sostenere il servizio. Tradotto: io ti dico che ore sono, tu nel frattempo dai un’occhiata anche all’advertising. Business is business, Imbruttiti.

Ma nel 2026 servono ancora più di mille orologi?
L’ora ormai ce l’abbiamo letteralmente addosso ventiquattr’ore su ventiquattro, quindi è difficile sostenere che un orologio in mezzo alla strada sia indispensabile come cent’anni fa. Eppure continuiamo a guardarli, perché sono immediati, perché fanno ormai parte del paesaggio urbano e perché quel gesto automatico di alzare gli occhi mentre aspettiamo il tram o attraversiamo un incrocio è sopravvissuto tranquillamente allo smartphone.
E alla fine c’è qualcosa di tremendamente milanese nell’avere 1.143 orologi pubblici sparsi per la città. Del resto, da qualche parte dovremo pur controllare quanto siamo in ritardo.
E tranquilli: con il ritorno dell’ora solare almeno per una volta sarà l’orologio a tornare indietro e non noi a dover correre per recuperare.









