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Se c’è una cosa che il Milanese Imbruttito ama fare, è storpiare tutto ciò che gli passa per la bocca.

Più che la storpiatura, è l’abbreviazione il suo tallone d’Achille: lui non ha tempo, è sempre di fretta, anche nel fraseggio.

Perché mica siamo a Roma, che ci si alza alle 9 e si va in ufficio a mezzogiorno.

E tantomeno a Napoli, dove il caffè lo bevono seduti.

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Proprio a causa di questa fretta insita nell’animo meneghino, il lessico ne risente, spingendo il milanese a usare acronimi da testata in mezzo agli occhi, tipo asap.
Ma siamo anche i più odiati dai Liguri. Al Ligure DOC vien su la farinata dal nervoso quando sente il bauscia milanese dire la bestemmia delle bestemmie: “Ci si becca a Santa?

I genovesi e gli autoctoni dei paesini limitrofi farebbero un falò sulla spiaggia con lo Zanichelli del Milanese Imbruttito, roba che manco Forza Nuova con lo Zingarelli (questa è sottile ma prima o poi arriva).
In Liguria non riescono a spiegarsi per quale motivo loro, da generazioni, dicono Santa Margherita Ligure mentre ‘sti cummenda che arrivano ancora sporchi di nebbia (no cari, questo è smog. La nebbia mica ve la portiamo, ce la teniamo solo per noi) si permettono di abbreviare, manco Santa fosse sorella loro.

C’è chi si spinge oltre, non solo a livello di blasfemia lessicale ma proprio geograficamente parlando: il milanese che all’oltremare ligure preferisce l’oltreoceano. Dalle stalle liguri alle stelle americane, anche qui l’Imbruttito tiene un comportamento linguistico alquanto discutibile.
Non solo perché quando parla inglese in realtà bofonchia un americano maccheronico che neanche Fabio Celanza riuscirebbe a doppiare, ma proprio perché anche qui ama abbreviare tutto. Ad esempio la Santa (pazienza) a stelle e strisce è la San Francisco, che per i milanesi diventa una più amichevole (forse per via del gemellaggio di nebbia) Frisco.

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Poi c’è un armamentario vastissimo di acronimi incomprensibili, veri e propri crittogrammi cifrati che nemmeno una spia russa saprebbe capire se prima non è passata a bersi una cosa in Colonne.
AKA ormai lo sanno anche i paracarri, quelli delle Colonne ma anche quelli di Corvetto. Per quelli di Lorenteggio, invece, lo spieghiamo: sta per also known as. E adesso chiedete pure aiuto a Google Translate.
LOL significa lots of laughs e indica una cosa che fa ridere un casino. Poi c’è KIT che però non indica il necessaire tipico del bricoleur, quello per fare qualcosa da sé (tipo il kit per diventare apicoltore o neurochirurgo) bensì sta per keep in touch, ossia l’odioso – anche quando non è né abbreviato né anglofonatoaggiorniamoci.

C’è poi tutta una serie di modi di dire per cui sembra che uno stia giocando a battaglia navale, come B4, H8, W8 (rispettivamente before, hate e wait).
Il più fraintendibile è IANAL che non è come sembra, ma significa I am not a lawyer (non sono un avvocato). Poi c’è dunno che sta per don’t know (ma è usato pochissimo: quando mai un Milanese Imbruttito ammette di non sapere qualcosa?).
C’è addirittura ATM! No, non vuol dire «servizio spesso del cazzo, sovente in sciopero, sempre con ritardi» ma at the moment.
L’acronimo che sta più a cuore all’Imbruttito poiché condensa in poche parole tutta la milanesità non è però ATM ma semmai BIZ, abbreviazione di business.
Dalla costola di BIZ sono poi nate altre diavolerie lessicali come WOMBAT, Waste Of Money, Brain And Time: spreco di soldi, risorse mentali e tempo, ovvero l’incubo di un milanese.

Mettetevi sotto con lo studio, capre! È più difficile imparare l’idioma idiota del Milanese Imbruttito che il greco antico, l’aramaico o addirittura il klingon di Star Trek.
Ma sappiate che questo è il nuovo Esperanto, la lingua che accomunerà tutti i popoli che lavorano, fatturano, producono.
Siamo i paladini della crociata linguistica per combattere chi ci rallenta il business, perdendo tempo a pronunciare in maniera completa le parole mentre bevono il caffè da seduti.
Il futuro è nelle nostre mani.
OMG!


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