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Avere un figlio ai tempi del Covid: diario di una neomamma Imbruttita

Un paio di settimane fa mi sono imbattuta in una polemica che mi ha particolarmente colpita. I social traboccavano di veleno dopo un post pubblicato da Fedez, il quale ha condiviso, sul suo profilo, una foto insieme a Chiara Ferragni, scattata alla clinica Mangiagalli durante l’ecografia (per i pochissimi che non fossero sul pezzo: i […]

Un paio di settimane fa mi sono imbattuta in una polemica che mi ha particolarmente colpita. I social traboccavano di veleno dopo un post pubblicato da Fedez, il quale ha condiviso, sul suo profilo, una foto insieme a Chiara Ferragni, scattata alla clinica Mangiagalli durante l’ecografia (per i pochissimi che non fossero sul pezzo: i Ferragnez sono in attesa del secondo figlio, una bimba). I commenti sotto il post si riducevano tutti a un’unica osservazione: com’è possibile che a Fedez sia stato concesso di assistere all’ecografia di Chiara quando, per ragioni di sicurezza causa pandemia, generalmente né pubblico né privato fanno entrare i papà durante gli esami?

Anche io mi sono accodata alle critiche, non tanto a Fedez quanto alla clinica che ha palesemente favorito i Ferragnez in quanto celebrity. E visto che io sono una delle tante neomamme che ha avuto un figlio in questo folle 2020, la polemica della Mangiagalli mi ha ispirato una lista di sbattimenti che hanno caratterizzato la mia maternità al tempo del Covid.

La solitudine. Per l’appunto, partiamo da ciò che ho anticipato poc’anzi. Una delle menate emotivamente più avvilenti è stata proprio quella di dover affrontare gli esami da sola. Il giorno della morfologica (che valuta lo stato di salute del nascituro e individua eventuali problemi) sono arrivata dalla ginecologa già carica di uno sbattimento estremo, in più ho scoperto che il papà non poteva manco starmi accanto. Anzi: gli è stato chiesto non solo di stare fuori dallo studio del medico (privato), ma addirittura di uscire dal palazzo. Cacciato via come un appestato, praticamente.

Che, voglio dire, già i futuri padri ci mettono il triplo del tempo rispetto alle future madri per rendersi conto di quello che sta succedendo. Se in più non hanno modo di vedere le prime immagini del figlio o di sentire il suo battito, non mi stupirei che una volta nato esclamassero: “E questo chi è, come è potuto succedere?”. Ma vabbé raga, alla fine lo accetti. C’è una pandemia, capisco pure i dottori che meno gente potenzialmente infetta hanno tra le balle meglio è.

Quarantena. All’inizio della gravidanza sarei rimasta a casa in ogni caso, vista la stanchezza epica che mi ha braccata nei primi tre mesi. Ho ciondolato tutto il tempo tra letto e divano come uno zombie. Dal quarto mese, invece, mi è esplosa tutta insieme l’energia del Papeete a Ferragosto. A quel punto l’impossibilità e il timore di andare al ristorante, in gita o a fare shopping mi ha gettata nell’abbrutimento più totale.

Distanziamento. Al di là delle uscite, mi è pesata la lontananza da familiari e amici. Passavano le ricorrenze, i compleanni, le giornate di sole, le settimane di gravidanza. Il mio pancino diventava ‘one ma intorno a me non c’erano genitori e amici a festeggiarmi, a scattarmi ridicole fotografie, a coccolarmi e a riempirmi di attenzioni e di cibo. Solo una lista interminabile di videochiamate, che pesantezza.

Mascherina. Figa, già con il pancione non respiri di tuo, figuriamoci con la mascherina in faccia. Dopo una camminata di dieci metri avevo un’asma che manco il Baffo.

Solitudine post parto. Nel mio immaginario, dopo aver partorito, mi ritrovavo sdraiata a letto con il bambinello in braccio, mentre intorno a me si alternavano visitatori con tanto di doni. Molte imbruttite detestano il momento delle visite, io invece lo attendevo con quella delizia di chi aspetta di essere celebrato per la sua grandiosa impresa. Ma, ahimé, al tempo del Covid ho dovuto rinunciare a questo sogno e accontentarmi di vedere giusto il papà un paio d’ore ogni pomeriggio. Bella roba.

Visite al nano. Ora che il pargolo è nato, siamo nuovamente in lockdown. La pandemia sta galoppando che manco Varenne e quindi le visite al bambinello si sono ridotte drasticamente ai soli nonni (rigorosamente con mascherina, severo ma giusto). Vi dirò, forse questa è la limitazione che tutto sommato mi pesa meno: in questa fase in cui pure il panettiere sotto casa vuole vedere il neonato e allungare le sue manacce per toccarne le guanciotte paffute, il virus offre una scusa più che valida per tenere gli scocciatori fuori dalle balle. “Mi piacerebbe tantissimo vederti ma sai, la pandemia…”.

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