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Il Naviglio Grande, quante serate abbiamo passato lì. Quante volte l'abbiamo costeggiato, ci abbiamo corso, passeggiato, broccolato, ma anche semplicemente cazzeggiato per un aperitivo. Ci abbiamo anche portato enne amici Giargiana perchè i Navigli sono high level e quando ti fanno affacciare per la prima volta sul Ponte dello Scodellino all'ora del tramonto quasi ti manca il respiro e la meraviglia ti pervade. Sulla Ripa e sull'Alzaia del Naviglio Grande c'è la Milano romantica, la città che il profano non si aspetta, ma che il milanese ben conosce e ama alla follia. 

Ora la pandemia e il coprifuoco hanno momentaneamente offuscato l'immagine di zona TOP della movida cittadina. Ok, ma quando giravamo con uno sbagliato in una mano e la birretta nell'altra, in pieno sciallo dopo il lavoro, ci siamo mai chiesti qualcosa in più su di lui? Ci è mai venuta qualche curiosità sulla storia e sulle vicende del sciur Navili Grand?

Sembra banale, ma è sacrosanto ricordarlo. Il nome Naviglio Grande deriva dal fatto di essere il maggiore, per lunghezza e portata dei cinque navigli lombardi (gli altri quattro sono il Pavese, il Bereguardo, il Martesana e il Paderno). Il Naviglio Grande nasce dal fiume Ticino in località Tornavento in Provincia di Varese e finisce ovviamente in Darsena a Milano, con un'estensione complessiva di ben cinquanta chilometri

Sino a qui le basi, ma da quando esiste il Naviglio Grande? Dal Medioevo verrebbe da rispondere. Infatti, nel lontano 1179 i milanesi avviarono lo scavo del Ticinello, la versione 1.0 del Naviglio Grande tra Abbiategrasso e Landriano, per difendersi dalle incursioni dei pavesi. L’ampliamento del Ticinello e il suo collegamento con Milano portò alla realizzazione del vero e proprio Naviglio Grande che già nel 1211 arrivava a Sant’Eustorgio, nei pressi dell’attuale Porta Ticinese, abbastanza vicino alla collocazione dell’attuale Darsena.

Fino alla metà del tredicesimo secolo il canale serviva sostanzialmente per l'irrigazione. Poi nel 1257 al podestà Beno de' Gozzadini venne in mente l'idea di rendere il canale navigabile e furono avviati i lavori di ampliamento e abbassamento del fondo. Purtroppo il Gozzadini per finanziare l'opera non abbassò le tasse, nemmeno al clero, facendosi molti nemici. A quei tempi le proteste erano abbastanza cruente e il malcapitato podestà finì linciato dalla folla e gettato nella fossa. Questo tragico evento non impedì a una flottiglia di barche di percorrere il Naviglio e, con i loro carichi, rivoluzionare le abitudini dei milanesi di quell'epoca. 

A bordo di barconi chiamati cagnone, mezzane o borcelli (a seconda delle dimesioni), le merci più disparate venivano importate o esportate verso il Lago Maggiore. Proprio lungo il corso del Naviglio Grande viaggiarono i blocchi di marmo delle cave di Candoglia per la costruzione del Duomo (ve ne abbiamo parlato qui). 

Il gran via vai di merci proseguì per secoli sino a pochi decenni fa. Il 31 marzo 1979 l'ultimo barcone ormeggiò alla Darsena. Centoventi tonnellate di sabbia, l'equivalente di oltre venti autocarri. Da quel giorno di quasi quarantadue anni fa l'acqua continuerà a scorrere, ma solo per irrigare i campi. 

Sul Naviglio a dire il vero navigano alcune linee turistiche sperimentali. Molti di voi avranno sicuramente notato l'imbarcadero di fronte al civico 4 dell'Alzaia Naviglio Grande: immaginiamo di salire su un battello e percorrere il corso dell'acqua. Tempo zero e alla nostra destra possiamo ammirare Vicolo dei Lavandai, posto del cuore dei milanesi. Qui le donne per secoli hanno lavato con la forza delle braccia i panni delle classi benestanti.  Poco dopo, proprio vicino al Libraccio, troviamo la bellissima Chiesa di S. Maria delle Grazie al Naviglio, molto suggestiva soprattutto la sera quando si trasforma in un'oasi di pace nel delirio della movida. Più avanti, al civico 66, in una delle più antiche cascine della città, ha sede il Centro dell’Incisione. All’interno del cortile opera tuttora una stamperia e si può ammirare un antico torchio a mano. 

Ok Signor Imbruttito, ma come si chiamano le due rive del Naviglio? Uè Giargia, ma la Ripa e l'Alzaia no, lo sanno anche le nutrie. Magari invece le nutrie non sono così sul pezzo per sapere che le alzaie sono le strade che venivano utilizzate per trainare le imbarcazioni controcorrente sul naviglio con l'aiuto di animali da tiro. Alzaia era appunto il nome della fune che si usava per questo scopo. La città invece si sviluppava lungo la sponda opposta, detta Ripa (ovvero riva).

Bene, ma ora il nostro battello immaginario sta lasciando la parte pettinata del Naviglio Grande per proseguire la crociera. Mentre il sole sta scomparendo all'orizzonte regalandoci un magnifico spettacolo sentiamo alla nostra destra uno speaker della stazione di Porta Genova. Il regionale da Mortara è in ritardo di trenta minuti, si scusano per il disagio, ma a noi cazzocene. Ormai stiamo già ammirando là in fondo la Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio. Costeggiamo poi il circolo Canottieri Olona 1894 e, per stuzzicare il palato, proprio lì vicino c'è il bistrot green Verso Verde, uno dei primi posti dove vorrò tornare quando riaprirà post pandemia. 

Per i più sportivi si può anche prendere una bici e sconfinare dall'area F205 in pista ciclabile. Qui, dove il Navili Grand della città diventa il Niviri della provincia. pedalata dopo pedalata si passa per Ronchetto (sul Naviglio), Corsico, Trezzano (sempre sul Naviglio) per arrivare a Gaggiano ad ammirare le tradizionali case lombarde. Proseguendo si può arrivare sino a Castelletto di Abbiategrasso.

Ok, ma il mood che ogni tanto ci trasforma nella versione Imbruttita di Alberto Angela sta per finire ed è ora di tornare a bomba in città. Ci rimane giusto il tempo per accennare ai millemila personaggi che hanno legato la loro storia personale a quella di questo corso d'acqua. Storie di artisti, lavandaie, osti, incisori, mercanti e bottegai. In poche parole poesia allo stato puro. Proprio per questo l'unica che vorremmo citare per nome e cognome è proprio lei, Alda Merini, la poetessa dei Navigli. Lei che sul Naviglio Grande ha abitato e alla cui memoria è stato recentemente dedicato il ponte di cemento che molte volte in vita ha attraversato e ora porta il suo nome. Nulla rende più onore al Naviglio Grande dei suoi versi.

Io voglio solo addormentarmi sulla ripa del cielo stellato.

 


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