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Ci sono gli sguardi di chi aspetta, le gambe accavallate, le mappe, il bacio di un arrivederci. Ci sono le linee pulite, le curve, le geometrie. C'è questo e molto di più dentro le arterie di una metropolitana. Attimi di verità condensati in poesia. Basta scorrere un po' sul profilo Instagram Under Milano per rendersene conto. Un bel progetto, figlio di due fotografi, Tiziano Demuro e Sergio Raffaele, che hanno deciso di raccontare la quotidianità che scorre sotto la City, fatta di gente che corre, gente che aspetta, gente che si saluta. Fatta di muri, mappe e insegne. Fatta di frammenti che incrociamo ogni giorno, ma sui quali raramente fermiamo l'attenzione. Abbiamo troppo da fare, si deve fatturare e poi scappare a casa, o all'ape, o a far serata. Una volta era così, almeno.

Ma come è nato questo progetto? Lo abbiamo chiesto proprio a loro, Tiziano e Sergio, ideatori di Under Milano. "Ci siamo incontrati a Milano nel 2018. Confrontando i nostri lavori, seppur frutto di percorsi diversi, abbiamo subito trovato molte affinità, prima fra tutte la volontà di indagare il quotidiano e la vita di tutti giorni, restando lontani da una corsa al momento decisivo. Quando ci siamo conosciuti, entrambi avevamo già iniziato a scattare in metro perché affascinati dagli spazi e dalle suggestioni che l'ambiente metropolitano racchiude. Allora abbiamo confrontato le nostre fotografie e capito subito che potevamo costruire un progetto condiviso che parlasse un linguaggio comune e con un stile fotografico che ci rispecchia".

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Ma le metropolitane non sono mica tutte uguali eh. Rossa, Gialla, Verde, Lilla... ognuna ha le sue caratteristiche, ve ne eravate mai accorti? "A Milano abbiamo una metropolitana progettata da grandi geni del design e della comunicazione visiva che sono Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda", ci spiegano Tiziano e Sergio. "Gli arredi, l'illuminazione, i dettagli architettonici, il font Noorda hanno fatto scuola per altre metropolitane nel mondo (come quella di New York e di San Paolo) e dobbiamo andarne fieri. Ecco, queste peculiarità cerchiamo di tenerle sempre presenti quando scattiamo e restituiamo per immagini il sentimento del vivere questi spazi".

Insomma, non è che ti svegli una mattina, fai due foto a caso in metro e pensi di aver svoltato eh. Dietro Under Milano c'è uno studio serio, mica si cazzeggia. "Al di là della linea Lilla (M5) che appare decisamente diversa dalle altre perchè più moderna, una peculiarità che osserviamo da fotografi è la differenza dell'illuminazione. La M1 e la M2 tendono ad avere spazi e luci più scuri, con spot di luce specifici e con tonalità molto più calde, la M3 e la M5 sono più luminose, con colori più chiari e tonalità più fredde, questo aspetto entra sicuramente a far parte del nostro racconto visivo".

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Che poi scattare sotto la City è un bel modo per conoscere da vicino la fauna metropolitana. E questo, spesso, porta a scoperte inaspettate. "Quando fotografiamo in metro cerchiamo di essere il meno invasivi possibili nei confronti dei nostri soggetti, quando questi sono passeggeri. Siamo degli instancabili osservatori di tutto ciò che ci circonda e siamo sempre a caccia di storie immaginarie da costruire. Abbiamo scoperto che contrariamente a quanto si può pensare si verificano tanti atti di affetto e gentilezza, la gente ha ancora voglia di sorridere e di leggere. Sì, perché i lettori in metropolitana sono tanti e questa cosa inizialmente ci ha stupito perché ci aspettavamo di vedere solo passeggeri ipnotizzati davanti ai propri smartphone". Allora non ci siamo rincoglioniti totalmente, buono a sapersi.

E visto che la metro è uno dei nostri luoghi prefe, come si riconosce un Imbruttito dalla platea di Giargiana che invadono le vie della Milano sotterranea? "Durante i nostri spostamenti in metro è capitato di vedere un Imbruttito. Lo riconosciamo quando nei vagoni anziché tenersi ai sostegni si appoggia o si appende. Lo vediamo anche sbuffare quando sulla banchina vede il tempo di attesa che supera i 2 minuti (classicone ndr). E poi di nuovo seduto con il suo Macbook tra le gambe per continuare a fatturare. Oppure quando con i suoi AirPods alle orecchie fa sapere a tutto il vagone il suo calendario della settimana. Insomma, lo vediamo spesso e a volte ci rispecchiamo in lui".

Ma la metropolitana è anche uno dei luoghi in cui la pandemia ha poggiato la sua orrenda mano. Da luogo simbolo dell'assembramento a contesto ansiogeno, portatore di possibili contagi, sul quale intervenire per garantire in ogni modo il distanziamento nonostante la necessità che, lì sotto, la vita continui. E le foto raccontano anche questa trasformazione. "La metropolitana milanese è in qualche modo uno spaccato della nostra società perché frequentata da tutti, senza grandi distinzioni di estrazione sociale. In questo periodo ci troviamo a frequentarla con meno assiduità rispetto a un anno fa. Siamo spesso in smart working e le uscite nel tempo libero si sono molto ridotte. Detto questo, crediamo che stia continuando a raccontare molto. Di primo acchito ciò che è evidente agli occhi di tutti sono i cartelli, le segnaletiche, i dispensatori di igienizzanti per le mani, i guanti e le mascherine che ci ricordano sempre (e giustamente) il pericolo del Covid 19. Ma superata questa barriera visiva continuiamo a trovare un flusso di vite che ogni giorno si sposta verso i suoi doveri o i suoi svaghi con le proprie emozioni e aspettative". 

Come dicevano quelli bravi, The Show Must Go On, anche e soprattutto in metro. 


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