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È ora di imparare a chiedere scusa al proprio partner. Voi siete in grado?

Nel libro "The Five Languages of Apology" vengono elencati i cinque linguaggi delle scuse. Dal "mi dispiace" al "perdono".

I mesi passati, quelli brutti brutti del lockdown, hanno costretto molte coppie a una convivenza costante e francamente insostenibile. La pandemia, sempre lei, la solita stronza. I due fidanzati/sposati si sono ritrovati senza alcuno svago personale, in smart working, con la costante e unica compagnia del proprio partner. Il sesso, manco a parlarne: sappiamo tutti che la situazione virus ha spento ogni forma di libido. Si è finiti a litigare per ogni cazzata, dal goccio di caffé versato sul piano cottura al piede gelato sotto la coperta. Se vi ritrovate nella description e state vivendo la vostra personalissima guerra dei Roses, fermatevi e riflettete. Avete mai pensato di chiedere semplicemente scusa?

No, per carità, non è che vogliamo improvvisarci Dottor Stranamore. Solo suggerirvi che a volte la soluzione migliore è la più semplice. Un libro interessante in tal senso, per chi vuole approfondire, è The Five Languages of Apology, i cinque linguaggi delle scuse, di Gary Chapman e Jennifer Thomas. I due hanno snocciolato un elenco di modi di chiedere perdono al partner, specificando anche in che modo questi diversi linguaggi influiscano sulla relazione. Tutto chiaro, no? E vediamoli allora, questi cinque modi di esprimerci quando vogliamo chiedere scusa.

1. Me spias. Si esprime dispiacere per aver ferito l’altro, ci palesiamo afflitti dal senso di colpa, ci cospargiamo il capo di cenere e chiediamo venia per il nostro peccato. Tipico dei sottoni, ma questo nel libro non c’è.

2. Mea culpa. Ci si assume la propria responsabilità. Funziona molto anche in ambito lavorativo. Sì ok, hai ragione, colpa mia. Si riconosce l’errore, il che ci fa apparire piuttosto maturi. A meno che non sia la centesima volta che facciamo la stessa cazzata, ovvio.

3. Fatti, non parole. Si esprime pentimento. Ci si genuflette, se è il caso. Al di là delle parole, si dimostra con i fatti di aver compreso il proprio errore. Regali, serenate, lacrime, quelle balle lì. Paraculissimo, ma efficace.

4. Ghe pensi mi. In questo caso alle scuse si unisce l’impegno. Si promette all’altro di risolvere la situazione compromessa per un proprio errore. Chi, per esempio, ha trascurato l’altro per un eccesso di stakanovismo, può mettere in pausa il lavoro e concedere alla coppia una bella vacanzina rigenerante. Ci sta.

5. Xdono. Sì quel che è fatto è fatto io però chiedo Scusa. Il mood è quello cantato da Tiziano. Ci si rimette all’altro, supplicando il suo perdono possibilmente con aria melodrammatica. Praticamente è il punto 1 ma al livello Pro.

Vabbè, al di là dei linguaggi, il problema è che spessissimo chiediamo scusa senza provare intimamente il minimo pentimento. Buttiamo lì un mi dispiace, sperando che serva ad acquietare la belva e ripristinare l’armonia. La solution, dicono quelli esperti, sta nel compromesso. La coppia è composta da due individui singoli, con pensieri diversi, talvolta opposti. Chiedere scusa, (sinceramente però) è un modo per riconoscere la sensibilità dell’altro e accogliere i suoi sentimenti di dispiacere anche nel caso in cui per noi il fatto non sussista. 

Oh, noi ci abbiamo provato a darvi qualche tips per migliorare la situation. Ora se volete continuare a sfancularvi, fate pure. Ci mancherebbe.

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