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Ebbene sì, le vacanze in convento vanno alla grandissima

Sono in molti a desiderare, per questa estate 2021, una vacanzina tra riposo e spiritualità, soprattutto neolaureati e 40-50enni. Ecco la proposta di "Faccio un salto in convento"

Se pensate che l’arrivo dell’estate e la fine delle restrizioni porterà i giovani a sballarsi di brutto tra Riviera Romagnola e Salento bè… anche no. Il trend dell’estate 2021, cari Imbruttiti, è il convento. Sissignori. Relax, pace, riflessione e via. Una vita scandita da ritmi sempre uguali: sveglia alle 7, meditazione alle 8, poi colazione, lavori all’orto, preghiera e nanna alle 22. E il giorno dopo tutto uguale. Pensate sia una rottura di balle? E invece…

Prima di sbeffeggiare l’idea, sappiate che sono in tanti a desiderare una vacanzina ritirata in convento, come spiegato dall’approfondimento di Repubblica. Giovani, meno giovani, uomini, donne… persino atei. Pensa te. Soprattutto neolaureati e 40-50enni, tendenzialmente uomini che a prescindere dal credo sentono il bisogno di immergersi nell’isolamento, lontano dal caos della vita moderna. Strano, no? Del resto arriviamo da mesi di pseudo isolamento, con giornate tutte uguali. Uno si aspetta che alla minima concessione si scateni Sodoma e Gomorra, e invece…

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“Le ragioni sono due: da un lato il post-pandemia, il bisogno di staccare dallo stress e dall’iperconnettività di smartphone e tablet, di rimettersi dopo la malattia o di riprendersi da convivenze affollate in appartamenti piccoli. Dall’altro il successo del reality Ti spedisco in convento andato in onda a marzo che ha mostrato la vita in monastero, poco nota, quasi sconosciuta”, ha chiarito Fabio Rocchi, presidente di Ospitalità religiosa italiana. E ti pareva che non c’entrava un programma tv.

Comunque, se l’idea vi intriga, fate un check su Faccio un salto in convento, che offre la “Possibilità di trascorrere un breve periodo (da 2 a 28 giorni) all’interno di una comunità religiosa, per condividerne i momenti di preghiera, le attività comunitarie e quelle di gestione. Un modo per conoscere come vive una comunità religiosa, ma anche per approfondire e sviscerare le proprie scelte di vita, mettendole a confronto con chi può aiutarci ad essere sempre consapevoli, qualunque strada vogliamo prendere”.

“I guadagni saranno reinvestiti nella manutenzione dei luoghi e in attività benefiche. Ma l’obiettivo non è attrarre persone per farne suore o frati anche se non è escluso che qualcuno voglia poi intraprendere questo percorso. L’importante è l’ascolto, l’incontro, lo scambio di esperienze mantenendo due regole fondamentali: il rispetto reciproco e la partecipazione”, ha spiegato il Rocchi. Date un’occhiata alla mappa interattiva, dove troverete una ventina di strutture che si sono rese disponibili a convivere con estranei. Dai, va che bella idea che vi abbiamo dato: almeno vi evitate pure lo sbatti di riempire la valigia di robe inutili. Un pigiamino, un saio, infradito e adios.

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