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Come un’isola portoghese è diventata il primo villaggio per nomadi digitali al mondo

Il programma si chiama Digital Nomads Madeira e aiuta i lavoratori a trovare case in affitto, consente loro di avere spazi tecnologicamente avanzati e organizza eventi sociali

La mattina presto un bel bagnetto nell’Oceano, e poi via a fatturare. Pausa yoga in cima alla scogliera, e poi taaac, call di lavoro. Pomeriggio pennica sotto il sole, magari ci si abbronza pure un po’. Verso le 18, sorseggiando un Cuba libre, si finiscono le ultime menate di lavoro. Che, nel clima soleggiato e pacifico di Madeira, sembrano un po’ meno menate. Questa pittoresca immagine prova a raccontare quello che sta succedendo nell’arcipelago portoghese, precisamente nel comune di Ponta do Sol. Qui, l’anno scorso, si è deciso di mettere in piedi un villaggio per nomadi digitali. Un po’ per risollevare le sorti del posto, in coma turistico causa pandemia; un po’ per offrire una risposta ai tanti professionisti in smart working che si erano rotti di lavorare da casa. Oh, a distanza di oltre un anno pare stia andando tutto piuttosto bene.

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digitalnomadsmadeira

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A raccontare la situa attuale a Ponta do Sol è un approfondimento di GQ, che ci immerge nel clima rilassato dei lavoratori, tutti giovanissimi, in buen ritiro in questo isolotto affacciato sull’Atlantico. Ci sono lavoratori di tutti i generi, qui, dai commercialisti ai copywriter, passando per informatici e sviluppatore di software. I 200 smart worker sono quasi tutti appartenenti alla Gen Z, desiderosi di lavorare e di godersi la vita al 100%. Di viaggiare, conoscere, fare experience che vadano oltre la vita da office nella metropoli. Il programma di richiamo di nomadi digitali si chiama, per l’appunto, Digital Nomads Madeira: aiuta i lavoratori a trovare case in affitto, consente loro di avere spazi tecnologicamente avanzati e organizza eventi sociali attraverso un canale privato su Slack. Figo dai. Un project nato da un’idea del 34enne Gonçalo Hall, che investendo 35mila dollari del governo locale, ha deciso di provare ad attrarre linfa vitale per il turismo offrendo intriganti richiami ai lavoratori di tutto il globo.

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Oh, ha fiutato il business. Tempo sei mesi, e c’erano già un botto di smart worker in costume, infradito e portatile. Non fatevi ingannare dal fatto che siamo su un’isolotto: qui la rete wifi è potentissima e tocca ogni angolo del comune. Puoi lavorare in spiaggia, in casa, al bar, sulla scogliera. Istess. Hall ha capito per primo le potenzialità di quell’isola in tempo di Covid, ma anche in tempo di Grandi Dimissioni, di smart working, di nomadismo digitale. Nel settembre 2020 ha presentato un piano al segretario dell’economia per attirare lavoratori da tutto il mondo, un modo per sostenere l’economia malmessa della isla. Startup Madeira ha colto l’affare e ha deciso di finanziare il progetto del Gonçalo. Pensavano di riuscire ad arrivare a circa 500 richieste totali, ne sono arrivate 200. Ma al giorno.

Perché Ponta do Sol, rispetto ad altre iniziative dedicate agli smart worker, sta funzionando così bene? Perché Hall e i suoi hanno trovato il modo di creare una comunità. Un nomade digitale non vuole viaggiare da un posto all’altro e basta. Non vuole vivere in solitaria, vuole trovare altri come lui. Socializzare. Fare cose, vedere gente. Condividere. E così i professionisti approdati sull’isola per lavorare e godersi la vita, hanno iniziato a fare comunella. E allora vai di lezioni di yoga e salsa e jam session musicali. Uno sballo. Ma un milanese doc si troverebbe bene a lavorare così distante dalla City e dalle sue dinamiche? A voi l’ardua sentenza… intanto, se volete fare un pensierino su Madeira, tel chi il sito per iscriversi. E se vi date al nomadismo digitale sull’isola portoghese, fateci sapere come se la vive un Imbruttito! 

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