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Svelata davanti alla Statale la statua di Margherita Hack, la prima dedicata a una scienziata. Vi piace?

L'opera è stata svelata il 13 giugno, a cento anni dalla nascita dell'astrofisica. Si tratta della seconda statua a Milano dedicata a una donna

Milano, anzi l’Italia, ha la sua prima statua dedicata a una scienziata, e che scienziata: sua maestà Margherita Hack. L’opera è stata svelata il 13 giugno, a cento anni dalla nascita dell’astrofisica: per vederla vi basterà fare un giro nei giardini di fronte all’Università Statale di Milano, in largo Richini. La prima in Italia, dicevamo. Infatti, secondo i promotori, si tratta della prima opera su suolo pubblico dedicata a una donna di scienza. Ed è la seconda statua a Milano dedicata a una donna, se si escludono sante, Madonne e allegorie; la prima, in onore di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, risale a settembre 2021. Siamo ancora piuttosto indietro con la celebrazione delle figure femminili eh, ma meglio tardi che mai.

Il progetto è stato promosso da Fondazione Deloitte, in collaborazione con Casa degli Artisti e con il supporto del Comune di Milano. A creare la statua è stata l’artista e accademica bolognese Daniela Olivieri, in arte Sissi. L’opera si intitola Sguardo fisico e rappresenta Margherita Hack intenta a osservare le stelle, le mani a mo’ di cannocchiale, mentre emerge da un vortice raffigurante una galassia. La statua è realizzata in bronzo ed è alta 270 centimetri; sulla targa a pochi passi si legge la sua frase “Il cielo è sempre stato un libro aperto”. Una bella soddisfazione per Sissi, scelta tra le otto artiste italiane e internazionali che hanno partecipato al concorso di idee lanciato lo scorso luglio. “Ho voluto che la scultura nascesse dalla terra, in continuità con l’ambiente, senza rialzamenti dal suolo o distanze, proprio perché le persone possano relazionarcisi, anche toccarla”, ha dichiarato l’artista. “Emerge dal magma della vita che pulsa dentro la crosta terrestre”. Wow.

E toccando toccando, la patina superficiale potrebbe assottigliarsi in alcuni punti, facendo emergere il colore bronzeo sottostante. Nessun problema, anzi. Un invito ad accarezzare la statua senza timidezza, a svelarla. Una statua che non solo celebra una grandissima donna (che era di Firenze eh, però chissene), ma che vuole diventare simbolo delle donne nella scienza, un settore ancora profondamente maschio-centrico. “L’impegno per una parità tra uomini e donne deve riguardare non solo gli studi ma il mondo del lavoro, dove le carriere delle donne sono ancora inferiori a quelle dei loro colleghi maschi”, ha confermato il rettore dell’Università Statale di Milano, Elio Franzini.

Sui social si leggono un’infinità di messaggi positivi. “È stata una grandissima donna! Andrò presto a vedere la statua”, “Bellissima! Ci voleva! Grandissima donna e scienziata Margherita Hack!”, “Ci andrò sicuramente, una donna eccezionale e una scienziata bravissima che merita più di una statua”, si legge sotto il post pubblicato da Beppe Sala. E poi chiaro, c’è pure chi non la trova così eccezionale, ma ci sta. “Per l’amor del cielo mettetele in mano un cannocchiale che in quella posizione sembra alludere a qualcosa di pornografico”, scrive qualcuno, malizioso. “Però, mettendoci un fiasco di vino… Pare beva a canna più che guardare le stelle”, ha scritto un altro. L’idea di lasciarle le mani vuote è voluta, naturalmente: simulando un telescopio, la statua di Margherita Hack invita alla scoperta e all’immaginazione, con determinazione e tenacia. Le stesse skills che furono proprie dell’astrofisica, accademica e divulgatrice scientifica e che le permisero di farsi strada in un mondo dominato da figure maschili. Che queen!

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