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Mollare Milano e aprire una locanda vegana nell’Oltrepò Pavese: la “bella storia” di Maria e Davide

La coppia ha scelto di lasciare la City per trasferirsi a San Ponzo Semola, vicino Varzi. "Scimmiottando le grandi capitali europee Milano ha subito una trasformazione radicale che le ha fatto perdere il senso della comunità"

Ed eccoci con una nuova storia di cambiamenti, quelli radicali e clamorosi che suscitano curiosità, paura, ma anche un po’ di invidia. Alla fine la famosa frase “Mollo tutto e…” l’abbiamo pronunciata un po’ tutti, giocando o fantasticando. Poi i money, il coraggio, la compagnia e la vita si mettono in mezzo e ci convincono a buttarci oppure a restare immobili, esattamente dove siamo, a lamentarci.

Poteva andare così a Maria e Davide, e invece alla fine si sono lanciati. Da Milano verso l’Oltrepò Pavese non c’è un lungo viaggio, ma il cambiamento nella qualità della vita si è sentito tutto. La coppia viveva e lavorava nella City, senza troppo entusiasmo. Ecco perché, non appena è arrivata l’illuminazione, hanno deciso di “lasciare tutto” e spostarsi a San Ponzo Semola, un paesino tra boschi e colline in provincia di Pavia, non lontano da Varzi, presente? Curioso che, proprio vicino alla patria del salame, Maria e Davide abbiano invece dato vita ad una realtà vegana, La Cena di Pitagora. Ma partiamo dal principio: Maria, originaria proprio del pavese, lavorava come assistente di un’artista, mentre Davide, f205, è stato tassista per ben 15 anni. I due vivevano in zona Piazzale Abbiategrasso, dove c’è uno dei capolinea della verde.

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“Facevamo vita abbastanza ritirata durante la settimana aspettando il fine settimana per andare in campagna dove avevamo una seconda casa” ci hanno raccontato. L’idea di cambiare vita c’era da un po’, poi – nel 2013 – la svolta. “La spinta definitiva verso il cambiamento ce la diede questa cascina (dove tutt’ora viviamo e lavoriamo) che scoprimmo casualmente essere in vendita: abbiamo preso appuntamento per una visita senza avere ancora le idee ben chiare su quello che volevamo fare. La visita però si rivelò un’illuminazione, da lì l’acquisto e parallelamente il progetto della nascita dell’associazione La cena di Pitagora, preso dal titolo di un libro che parla della storia del vegetarianismo dall’antica Grecia ad oggi”.

Ovvio, non è che si parte subito a bomba. Gli inizi sono sempre un po’ precari, e infatti: “I primi anni abbiamo fatto i pendolari continuando a lavorare a Milano e nei fine settimana cucinavamo per gli associati e organizzavamo conferenze e laboratori”. Il primo step è stata l’apertura di un’associazione culturale, La Cena di Pitagora, una scelta “dettata dal nostro stile di vita e anche dal desiderio di far conoscere tematiche che ci stanno a cuore che sono quelle ambientali e animaliste. Nel nostro caso l’associazione non prevedeva nessun utile, il guadagno veniva reinvestito nella stessa attività essendo un’associazione noprofit”.

Poi l’idea di trasformare La Cena di Pitagora in un ristorante vegano. “Col tempo le richieste per il nostro “menù gentile” aumentavano sempre più e l’attività del ristorante stava diventando predominante rispetto alle altre previste dall’associazione, così nel 2019 la decisione di chiudere l’associazione e aprire un’attività commerciale, una locanda vegana che ospita un piccolo ristorante e due camere per chi vuole trascorrere un fine settimana a poco più di un’ora da Milano, nella suggestiva Valle Staffora, in Oltrepò Pavese.

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A Milano capita di tornarci, ma il legame ormai si è spezzato. Ormai non abbiamo più nessun tipo di legame con questa città. Ogni tanto torniamo per andare a mangiare in qualche ristorante che ci può incuriosire o interessare sul piano professionale oppure per qualche mostra o concerto. Niente di più”.A

Ovviamente, Davide sente zero la mancanza della sua vita da tassista. “Sinceramente no. Per me è sempre stato fisicamente faticoso a causa della continua attenzione sulla strada, sicuramente una nota positivaerano gli incontri con i clienti che di volta in volta si rivelavano surreali, divertenti e talvolta molto commoventi, una finestra sul mondo reale”.

A Milano, secondo Maria e Davide, c’è palese un problema di “qualità della vita”. “Assolutamente sì. Come in ogni grande città, il degrado è palpabile in ogni angolo della città. Soprattutto nelle periferie. Scimmiottando le grandi capitali europee Milano ha subito una trasformazione radicale dove, per citare il giornalista Massimo Fini, milanese doc: ‘l’omologazione che le ha fatto perdere il senso della comunità’. Mi riferisco ad esempio ai vecchi quartieri, come il Ticinese, che ho frequentato per anni, sono diventati un divertimentificio, un’esagerata offerta di bar, ristoranti, pizzerie. Ormai si vede solo questo. Mentre i servizi, quelli essenziali, stanno lentamente deteriorandosi sempre di più. È normale che tutto cambi ma non per forza in peggio come è stato.”

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