Le notizie, quelle belle… un’altra volta. A Milano vivere costa, e ormai è evidente a chiunque ci stia dentro tutti i giorni. Il problema è che una quota sempre più alta dello stipendio finisce tra affitto e trasporti: in molti casi si arriva al 60%. Il punto è tutto qui: i prezzi salgono veloci, gli stipendi molto meno.
Case in aumento, stipendi fermi
Nel 2024 i prezzi delle case a Milano sono cresciuti dell’8,5%. Gli affitti hanno seguito con un +6,8%.
I salari medi, invece, si sono fermati a +4,2%, quindi sotto l’inflazione. Ancora più in difficoltà quella larga fascia di popolazione — circa l’80% — che vive con redditi medio-bassi. I dati arrivano dal terzo rapporto dell’Osservatorio Casa Abbordabile (OCA), promosso dal Consorzio Cooperative Lavoratori insieme al Politecnico di Milano.
Massimo Bricocoli, docente del Politecnico e coordinatore della ricerca, lo dice chiaramente, come riportato da La Stampa: «Questa differenza tra costi e salari è quello che ci distingue nel confronto con altre città europee come Parigi, Londra o Berlino dove i redditi crescono: in Italia sono stagnanti».
Vivere a Milano con il solo stipendio è complicato
Oggi comprare o affittare casa senza avere un immobile alle spalle o un aiuto economico è sempre più difficile. Anche spostandosi fuori città la situazione cambia poco. Con uno stipendio lordo di circa 1.540 euro al mese, tra casa e trasporti si spende dal 50% al 60% del reddito.
In città si sale ancora: oltre il 60% è una situazione frequente.
Per gli esperti, una città è “abbordabile” quando i costi per la casa stanno entro il 30% del reddito netto. Milano è mooolto lontana da questa soglia.

Affitti più brevi, meno stabilità
Il mercato degli affitti sta cambiando. Crescono i contratti temporanei e diminuiscono quelli a lungo termine.
Nel 2024 ci sono stati circa 23mila contratti transitori, e oltre 7.000 durano meno di un anno. I contratti stabili scendono dal 66% al 55%.
Il turismo invece pesa sempre di più sul mercato. Oggi il 42% degli arrivi viene assorbito da strutture extralberghiere, che hanno superato i 100mila posti letto.
I visitatori aumentano, mentre l’offerta alberghiera tradizionale resta stabile. Le stime indicano che a breve l’extralberghiero supererà il settore classico. Conseguenza diretta: meno case per chi vive e lavora a Milano. That’s it.
Più persone di quelle ufficiali
Un altro dato interessante riguarda la popolazione reale. In città ci sono quasi 200mila persone in più rispetto ai residenti registrati. Un numero che aiuta a capire perché trovare casa sia sempre più complicato. Spostarsi fuori Milano non basta a risolvere il problema eh. Serve lavorare insieme su casa, trasporti e sviluppo urbano.
Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative Lavoratori, mette il tema sul tavolo:
«Non basta spostare il problema del costo della casa fuori Milano: serve una visione che integri politiche abitative, infrastrutture di trasporto pubblico e salvaguardia del paesaggio agricolo e naturale. Un canone realmente abbordabile a Milano non può superare i 100-110 euro al metro quadro all’anno».
C’è poi il tema degli spazi inutilizzati. Bricocoli sottolinea: «Comparti industriali e immobili pubblici dismessi formano un consistente, e al momento indeterminato, patrimonio di alloggi sfitti nel mercato privato». Milano resta una città piena di opportunità. Il nodo è capire quanto sia sostenibile per chi ci vive ogni giorno.








