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Lo sapevate? In Giappone dopo la pensione si può restare in azienda fino ad 85 anni

I lavoratori della tribù vicino alla finestra. Sembra il titolo di un nuovo libro di Jonas Jonasson – quello del centenario che saltò dalla finestra e scomparve per intenderci – e invece no. È la cultura del lavoro giapponese o, meglio, del non pensionamento. Se vogliamo fare i precisi il termine corretto è madogiwa-zoku. Potete […]
3 Febbraio 2026

I lavoratori della tribù vicino alla finestra. Sembra il titolo di un nuovo libro di Jonas Jonasson – quello del centenario che saltò dalla finestra e scomparve per intenderci – e invece no. È la cultura del lavoro giapponese o, meglio, del non pensionamento. Se vogliamo fare i precisi il termine corretto è madogiwa-zoku. Potete giocarvelo al prossimo scarabeo familiare. Ma da dove parte il tutto?

Intorno al 2017 il governo nipponico pensa a una nuova strategia lavorativa da “suggerire” alle sue aziende. Fino a quel momento, infatti, la procedura per i dipendenti anziani da mandare in pensione è piuttosto semplice e divisa in due step: a 60 anni devono lasciare per forza la loro posizione in azienda, di solito di alto profilo; nei successivi 5-10 anni possono continuare a lavorare, ma a stipendio più basso. Finito questo lasso di tempo la pensione diventa definitiva.

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Problema però. Lasciare a casa i lavoratori che costano di più è vero che toglie un peso importante per il bilancio aziendale, ma porta anche un vuoto di conoscenze e contatti che i lavoratori giovani non hanno. Insomma, un risparmio sul breve periodo, ma con un ritorno di fiamma negativo su quello lungo. Creare una rete di contatti richiede tempo e di solito sono contatti fidati che mancando la figura di riferimento non si sentono più in obbligo di restare con la stessa azienda. Che fare quindi? La proposta è stata allungare l’età media pensionabile fino a 85 anni e dare un posto più “rappresentativo” ai lavoratori anziani all’interno delle aziende. In teoria meno lavoro, ma più qualità. Il nuovo motto del Paese? “Lavorare tutti, lavorare più a lungo”.

Abbiamo delle perplessità, in particolare su quel “tutti” e la distribuzione dei compiti, ma vediamo lo sviluppo. Perché dall’idea alla pratica ne corre. Il Giappone, infatti, come molti altri paesi tra cui l’Italia, ha una elevata età media dei lavoratori e con la fetta di consumatori over 65 che spesso ha il vero cash da spendere. Ma se si vuole restare competitivi sul mercato internazionale, come si fa a trovare un equilibrio? Bella domanda, se lo chiedono tutti in sala.

Un sondaggio del 2022 rivolto ai lavoratori più giovani (20-39 anni) e condotto dalla società Shikigaku, specializzata in consulenza organizzativa, ha mostrato i primi limiti del madogiwa-zoku. Circa il 49,2% delle aziende intervistate avevano un “umarell” nella loro azienda che nelle ore di lavoro però distribuiva le sue energie in maniera opinabile: 49,9% pausa caffè e cibo, 49,7% guardare nel vuoto; 47,3% parlare a caso di cose inutili e 35% stare su internet. Giusto per toccarla piano inoltre il 60% degli intervistati ha dichiarato che queste figure abbassavano il morale degli altri impiegati e il 49% che il loro lavoro era aumentato da quando era comparsi i madogiwa-zoku. Per non parlare del fatto che molti partono da stipendi ok più modesti, ma hanno comunque degli aumenti pur non facendo nulla. In Giappone, infatti, molte aziende basano gli aumenti di stipendio non sulle performance, ma solo sull’anzianità.

Quella che sembrava potenzialmente una buona idea, si è rivelata in poco tempo una fregatura. Il madogiwa-zoku tanto affascinante da raccontare, con lo sciurino che si beve un tè caldo alla finestra tipo maestro Yoda e consiglia saggiamente i giovani, nella realtà li sta abbastanza mandando ai matti. Se avere una persona di esperienza, che può trasmettere conoscenze e competenze passando le redini del lavoro è oro, diventa una situa di cacca se questa stessa figura in effetti non fa nulla di tutto ciò, ma si limita a oziare e degnare gli altri della sua presenza.

A questo si aggiunge un altro problema per il Giappone, quello dell’overwork. Nel 2024 si è registrato un record di karoshi – le morti legate al troppo lavoro – per inseguire gli imperativi di crescita economica. E questo è uno dei punti in agenda del nuovo governo della premier Sanae Takaichi che sta valutando un allentamento dei limiti agli straordinari introdotti circa dieci anni fa. E i madogiwa-zoku? Difficile pensare che questo tipo di lavoratore possa sopravvivere ancora a lungo.Se la premier “pesta” sulla batteria allo stesso modo in cui “pesta” sulle proposte di legge si prospettano tempi duri per chi non porta valore e contributi significativi al rilancio del Paese.

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