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Licenziata dopo 30 anni di lavoro perché non ha pagato un detersivo, la Pam finisce in tribunale

Una cassiera non paga un detersivo da due euro e cinquanta, e Pam la licenzia per giusta causa.
2 Febbraio 2026

Che brutta storia quella che arriva dalla Pam di Grosseto, veramente una roba che la leggi e pensi: “Bo, ma tuttobene???“. Per farla breve: una dipendente di Pam, che lavora in azienda da 30 anni, non avrebbe pagato un flacone di detersivo dal valore di 2,50 euro (pure se fosse costato 10 euro non è che cambiava molto eh) al termine del suo turno di lavoro e Pam ha deciso di licenziarla. Giustamente, la signora s’è sentita umiliata e ha deciso di portare il caso in tribunale. Hai fatto bene sorella.

Il caso, nel dettaglio

Siamo alla Pam di Grosseto, in Toscana; la protagonista, una donna di circa 50 anni di professione cassiera, lo scorso settembre aveva terminato il suo turno di lavoro, e ha deciso di fare una micro spesa per cavoli suoi, tra cui c’era anche un detersivo. Ha finito la spesa, ha pagato, poi però il flacone di detersivo è caduto a terra e si è rotto. E allora la signora è tornata dentro, ha avvertito il responsabile, e se ne è preso un altro che non ha pagato. That’s it.

Tempo qualche giorno e viene convocata dai vertici locali di Pam che le hanno comunicato la contestazione disciplinare di non aver pagato il nuovo flacone del detersivo e via di licenziamento per giusta causa. Insomma, l’hanno trattata da ladra. Ok raga, sicuramente ‘sto benedetto flacone andava pagato, però fiiiiiiiga, arrivare a licenziare per questo? Che cattiveria, che severità.

La questione finisce in Tribunale

Ci sta allora che la situa sia finita in Tribunale. “Non credevo ai miei occhi – ha detto al Corriere Pier Paolo Micci, segretario locale della Filcams Cgil, a cui la lavoratrice si è rivolta – È quello che succede quando il profitto non ha più alcun legame con l’etica e con le persone, colpisce l’umiliazione inflitta a dipendenti che dovrebbero essere la prima preoccupazione di un’azienda. Spero si arrivi a una ricomposizione, altrimenti aspettiamo con ansia la pronuncia del giudice“. Al caso sta lavorando l’avvocato lavorista della confederazione, Paolo Martellucci.

Pam ci ricasca dopo il test del carrello

Che Pam fosse molto severa sulle questioni etiche, si sapeva già. Vi ricordate del dipendente licenziato per il test del carrello? Riassumendo: a novembre la Filcams Cgil toscana aveva denunciato alcuni licenziamenti nell’azienda dopo che un ispettore dipendente dell’azienda aveva nascosto della merce dentro altre confezioni, evitando così di pagarla in cassa: i lavoratori che non se ne erano accorti e quindi sono stati mandati via o si sonovisti comminare delle sanzioni disciplinari «per omesso controllo». In questo consiste il “test del carrello”: un ispettore fa finta di essere un cliente, aggiunge prodotti nascosti al carrello e verifica se il cassiere se ne accorge. Chi non individua l’oggetto rischia contestazioni disciplinari, compreso il licenziamento immediato. Un po’ too much, no? E infatti, alla fine, Pam è stata condannata al reintegro del lavoratore e al pagamento del danno subito e delle spese processuali. Ci sta.

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