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Congedo parentale di 5 mesi per i neopapà? Il Governo dice no e le madri restano sole con i loro sbatti

La Commissione Bilancio della Camera ha bocciato la proposta di legge delle opposizioni sul congedo paritario.
26 Febbraio 2026

Eccallà… tutti a menarcela che non si fanno più figli e quanto era bella la “famiglia tradizionale” con almeno quattro marmocchi per casa, ma quando si tratta di mettere mano al portafoglio… “Eh no, costa troppo”.

Notizia: la Commissione Bilancio della Camera ha bocciato la proposta di legge delle opposizioni sul congedo paritario. In soldoni – appunto – niente quattro mesi a casa con i baby anche per i papà, perché la Ragioneria generale dello Stato ha detto che i conti non tornano.

Qual è la situa in Italia

Attualmente in Italia la situazione è questa:

– le neo-mamme possono stare a casa in maternità obbligatoria: 2 mesi prima + 3 dopo la nascita del bebè, 1 mese prima + 4 mesi dopo oppure posticipata (0+5 mesi)
i papà possono stare a casa 10 giorni… che praticamente si fumano tra le dimissioni dall’ospedale, un giro all’Inps, la registrazione all’anagrafe e il primo giro di parenti.

La proposta delle opposizioni era semplice e – diciamolo – quasi modesta in un Paese che si permette un’evasione fiscale da 100 miliardi di euro e che vorrebbe spenderne altri 15 per un ponte sullo Stretto di Messina. Ecco qua:

– portare il congedo per i papà a 4-5 mesi (non 12)
– garantire una copertura tra l’80% e il 100% dello stipendio
– distribuire meglio fra mamme e papà l’impegno con i nuovi nati

Costo a regime: 3 miliardi.

Venerdì 20 febbraio il presidente della Commissione Lavoro, Walter Rizzetto, aveva già fatto capire l’aria che tirava, ma la conferma ufficiale è arrivata solo il 24 febbraio: “La copertura economica è inidonea” (cioè, ghe n’è minga de danè), perché secondo la Ragioneria generale dello Stato i tre miliardi sarebbero una stima al ribasso, mancando gli oneri per le libere professioniste iscritte alle casse previdenziali.

La relazione tecnica parla di: 3,7 miliardi nel 2026 fino a 4,5 miliardi annui dal 2035… E così dal Ministero dell’Economia qualcuno ha tirato il freno a mano. Inutile dire che il Governo di Giorgia Meloni non ha sostenuto il testo delle opposizioni (ma dai?!) e FdI propone una linea diversa: non un congedo paritario, ma “premialità” e sostegni graduali. Rizzetto ha ricordato che l’esecutivo Meloni ha portato a tre mesi all’80% la retribuzione per il congedo parentale (per entrambi): insomma, capiamo ma meglio andare schisci. Peccato, perché ai padri piacerebbe molto avere più tempo per godersi i figli neonati: per la precisione, l’85% di giovani professionisti in carriera, come riportato da un’indagine di Manageritalia, con la collaborazione tecnica di Ipsos: una bella fetta di papà che vorrebbe il congedo parentale obbligatorio, una percentuale addirittura più alta di quella femminile, che si ferma all’83%.

Che dicono le opposizioni

Le opposizioni però non se la sono bevuta. Elly Schlein ha chiesto alla premier di “fermarsi e confrontarsi su una proposta necessaria”. Giuseppe Conte ha parlato di “porta in faccia”, ricordando i precedenti su salario minimo e settimana corta. Niente succede per caso: non è solo una questione tecnica, è una scelta politica. Mentre in Spagna hanno approvato 19 settimane paritarie tra uomini e donne, noi stiamo ancora a dieci giorni.

Secondo i dati INPS, tra il 2013 e il 2022 i padri che hanno usufruito del congedo obbligatorio sono più che triplicati, ma molti papà non sfruttano nemmeno quello che già c’è. Secondo il report “Verso una genitorialità condivisa” del think tank Tortuga (settembre 2024) ci sono un sacco di ostacoli:

– lavoro precario o in piccole aziende
– perdita di reddito
– tipo di occupazione della madre
– pressioni socio-culturali (“Ma come, stai a casa tu?”)

E dire che il congedo paritario converrebbe parecchio:

– meno gender gap nel lavoro
– meno pay gap per le madri
– più condivisione della cura (e meno scleri in casa, ci permettiamo di aggiungere)
– più partecipazione femminile al mercato del lavoro. E se le donne lavorano di più, guarda un po’, aumentano contributi, PIL e gettito fiscale.

Quindi sì, il congedo condiviso costa, ma è anche un investimento strutturale… Se proprio vogliamo nuovi ponti, cominciamo a costruirli dentro le famiglie. Perché se vuoi aumentare la natalità, non puoi chiedere alle coppie di fare figli e poi dire: “Ai papà dieci giorni, per tutto il resto c’è… la mamma!”.

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