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Storia del successo di Salamellaz, storico food truck fuori da San Siro che ha aperto il primo locale a Milano

Enzo e Ruggiero Lentini hanno trasformato il baracchino dei genitori allo stadio in un fenomeno social e poi hanno aperto la versione negozio in viale Bligny!
29 Aprile 2026

In questi giorni appena trascorsi di Salone e Fuorisalone le file erano d’obbligo. File, file, file dappertutto… tanto che qualcuno a un certo punto ha sbottato: “Mii, sembra di stare a San Siro!“. Ah beh, certo, prima di un concerto o del derby. Macché! per la Salamellaz dei fratelli Lentini! Sapete che a Milano, qualunque salsiccia, tatuata o meno, con una Z in fondo fa brand a prescindere ed Enzo e Ruggiero ne hanno fatto anche una mania. Golosa e unta come solo lo street food sa essere.

Storia di Salamellaz

Qualche passo indietro fino al 1990. La famiglia Lentini arriva dalla Calabria nell’anno dei Mondiali in Italia: quelli di Notti Magiche, Schillaci e Maradona. Milano, che per l’occasione ha appena aperto il primo tratto dell’M3 da Centrale a Duomo, a San Siro vede giocare fra le altre Argentina – Camerun e Germania Ovest – Olanda. Proprio lo stadio attrae i Lentini senior, mamma e papà, che si mettono a far panini con un furgoncino fra il Gate 0 e il Gate 2. All’epoca ancora nessuno se la menava con storytelling e branding: salamelle, birrozzo e via andare. Enzo e Ruggiero crescono attorno ai Novanta minuti più attesi della settimana, con i genitori che sfamano i tifosi di Milan e in Inter in attesa e/o in uscita: anche la sconfitta è più accettabile con le dita unte di salsiccia.

E così, i due ragazzi imparano il mestiere che ancora li accompagna. All’inizio non inventano nulla: portano avanti l’attività e “tengono acceso il fuoco”. Poi però mettono la loro firma sui panini. E lì è la svolta. Come? Primo: prendono la salamella e la schiacciano. L’idea è quella degli smash burger, ma senza Angus e fighettume da bistrot. C’è la salamella spiattellata sulla piastra… sbam! resa più croccante… sbam!… e aggressiva… sbam! (ancora una giratina). Secondo: cambiano il pane. Via il francesino lungo, che i Francesi a Milano fanno sempre antipatia, e sotto con un panino rotondo, una specie di michetta con la cupola svuotata della mollica, così che dentro la salamella spiattellata ci sta comoda comoda insieme a tutti i condimenti.

E quando diventa tempo di social, Enzo e Ruggiero cominciano a filmare. Che cosa? Le file! Davanti al furgone. “Dolce o piccante?”, “Da dove vieni?”, “Che ci mettiamo?”. Domande semplici, risposte spontanee, sorrisi veri di fronte ai panini finalmente pronti, quelli che si capiscono in tutto il mondo perché è da tutto il mondo che la gente arriva a Milano. E a San Siro. A questo punto anche il nome deve diventare virale… ed ecco la Z libera tutti: Salamella diventa Salamellaz e il brand è fatto.

La grammatica della città si infila fra il panino e Instagram e come l’insalata fra i pane e la carne. Sembra niente ma tutto scorre più facilmente. Anche i like e le visualizzazioni, che superano gli 80 milioni… altro che Influencer! La salamella, da panino della vergogna per le botte di fame chimica, diventa il must have per cui… fare la fila ovviamente! Perché a Milano la fila non è un problema: è una garanzia. Se c’è coda, un motivo ci sarà… aspetta che aspetto anche io, taaac!

Il locale Salamellaz

Il passo successivo non poteva che essere il locale: i due fratelli, che sui social vantano 200mila follower, hanno aperto uno store fisico in viale Bligny 18 che unisce panini con intrattenimento e creazione di contenuti in diretta con il pubblico.

Salamellaz è nato in modo spontaneo, vero, a contatto con la gente – hanno spiegato i fondatori Enzo e Ruggero, come riportato da MilanoToday -. La nostra sfida è stata prendere quell’eredità e rivoluzionarla, darle una nuova immagine, una nuova energia e una nuova visione. Oggi Viale Bligny rappresenta un nuovo inizio: vogliamo portare tutta l’energia della nostra community dentro uno spazio reale. Anche sulla proposta food volevamo essere chiari: offrire una salamella smashata di prima qualità, costruita con prodotti selezionati e con un gusto all’altezza dell’identità del brand”.

Comunque, è vero che adesso c’è anche la metro ma San Siro è pur sempre periferia e un baracchino lì fa sempre un po’ povery… A Milano non sei nessuno se non apri un locale ai Navigli… va beh, dai, anche viale Bligny va bene, che c’è la Bocconi a due passi e Bocconi e salamella stanno una favola insieme… e poi oh, le partite e i concerti ci sono ogni tanto; gli studenti hanno fame tutti i giorni e tutto il giorno! Certo, passate dall’asfalto al pavé e dalle ruote alle sedie poteva essere un rischio ma i due Lentini sanno il fatto loro e non si montano la testa: niente fine dining e menate del genere, solo sei panini, nomi regionali e combinazioni chiare. E il cuore sfrigola sempre con la stessa frequenza: salamella smashata, cupola svuotata, panino abbondante. Solo una cosa cambia, insieme alla location: i prezzi, perché con l’odore della piastra quello del cash sta benissimo. D’altronde si sa: la zona, le tasse, bla bla… A Milano è così: duri, puri e muri.

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