Una di quelle notizie che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata fantascienza nel mondo del lusso è appena diventata realtà: la Camera Nazionale della Moda Italiana ha annunciato che alla Milano Fashion Week non verrà più promossa la pelliccia animale.
Occhio però: non si parla di un divieto vero e proprio. La svolta passa attraverso nuove linee guida ufficiali rivolte ai marchi che partecipano alla settimana della moda milanese. Un bel passo avanti comunque, per un settore che per decenni ha trasformato la pelliccia in simbolo di lusso e status.
Ma quindi cosa cambia alla Milano Fashion Week
La Camera della Moda, che detiene il marchio ufficiale della Milano Fashion Week, ha pubblicato le nuove “Linee guida sull’uso della pelliccia durante le sfilate”.
L’obiettivo è abbastanza chiaro: spingere i brand verso una moda sempre meno legata all’utilizzo di pellicce animali, seguendo una direzione che molti grandi marchi internazionali avevano già iniziato a prendere negli ultimi anni.
Nel documento si parla di una raccomandazione, quindi di un indirizzo etico e culturale più che di un regolamento rigido. La stessa Camera della Moda specifica infatti che ogni azienda potrà continuare a gestire la questione in autonomia, in base alle proprie politiche commerciali e ai mercati di riferimento.
Quindi, in pratica? I brand vengono invitati a evitare capi o accessori con pellicce animali durante le sfilate della Fashion Week milanese, ma la decisione finale resta nelle loro mani.

Quali pellicce vengono sconsigliate
La parte più tecnica riguarda proprio la definizione di “pelliccia” inserita nelle linee guida.
Secondo la Camera della Moda, rientrano nella categoria tutte le pelli con pelo provenienti da animali allevati o catturati principalmente per la produzione di pellicce. Tra gli esempi citati compaiono:
- volpe
- visone
- coyote
- ermellino
- finn raccoon
- coniglio
- karakul
I brand partecipanti vengono quindi invitati a evitare l’utilizzo di questi materiali nelle collezioni presentate durante la Milano Fashion Week.
Quali materiali restano esclusi
Le indicazioni della Camera della Moda lasciano però fuori una lunga serie di materiali e prodotti.
Restano esclusi, ad esempio:
- shearling e pelli ovine
- pelle e cuoio derivati dalla filiera alimentare
- lana e fibre senza scuoiamento
- prodotti vintage
- materiali sintetici
- pellicce ottenute da pratiche tradizionali di sussistenza delle comunità indigene
In sostanza, il focus si concentra soprattutto sulle pellicce animali legate direttamente all’industria della moda di lusso. Ci sta.
Nessun divieto, ma il segnale è fortissimo
La cosa interessante è che questa scelta arriva senza imposizioni vere e proprie. La Camera della Moda lo scrive nero su bianco: le linee guida “non comportano alcun divieto, sanzione o esclusione dal calendario”. Eppure il messaggio pesa parecchio.
Perché la Milano Fashion Week resta uno degli eventi moda più importanti al mondo e una presa di posizione del genere racconta bene come stia cambiando il rapporto tra lusso, sostenibilità e sensibilità pubblica.
Anche perché negli ultimi anni il tema delle pellicce è diventato sempre più divisivo. Tantissimi brand internazionali hanno già scelto di abbandonarle completamente, mentre altri stanno cercando formule intermedie tra tradizione, immagine e pressioni del mercato.
Un piccolo passo avanti, ed è meglio di niente.







