«Ci sono, mi candido sindaco di Milano». Eccolo qua, Pierfrancesco Majorino rompe gli indugi e ufficializza la sua corsa a Palazzo Marino. Dopo mesi di attesa, il capogruppo del Pd in Regione Lombardia decide che è arrivato il momento di uscire allo scoperto. E per il grande annuncio sceglie il Corvetto, quartiere a cui è particolarmente legato e dove, già nel 2018, quando era assessore al Welfare, aveva trasferito i suoi uffici.
La location è il Teatro della Quattordicesima, sold out con circa mille persone. In platea non mancano i volti noti della politica milanese, soprattutto della stagione di Giuliano Pisapia: Franco D’Alfonso, Bruno Tabacci e Francesca Balzani, che tra l’altro aveva già sfidato Majorino alle primarie del 2016. Presenti anche Claudia e Silvia Pinelli, figlie di Giuseppe Pinelli, e Anna Tognoli, figlia dell’ex sindaco Carlo Tognoli. Sul palco, invece, Cecilia Strada e il consigliere regionale Luca Paladini.
«Lo faccio convinto che in questa città si debba aprire una nuova fase del centrosinistra, con grande orgoglio rispetto a tante cose che sono state fatte molto positivamente in questi 15 anni ma anche con la determinazione di chi ritiene che si debbano affrontare con grande decisione e radicalità alcuni temi importanti».
Più tasse per gli ultra-ricchi
Ma veniamo al sodo, perché Majorino parte subito con una proposta che promette di regalare gioie. O polemiche. L’idea è introdurre un’addizionale comunale specifica, con un’aliquota tra il 12,5% e il 15%, per gli ultra-ricchi residenti a Milano che beneficiano della flat tax.
Quindi l’idea è quella di intervenire su una categoria ben precisa di contribuenti particolarmente facoltosi. Poi, tra il dire e il fare, c’è di mezzo anche la questione delle norme fiscali nazionali e di quello che un Comune può effettivamente decidere in autonomia.
Il messaggio politico, comunque, è abbastanza chiaro: Majorino vuole spingere su una Milano più progressista, senza rincorrere necessariamente il centro per conquistare voti. «Nelle prossime settimane lavoreremo per costruire un progetto per il governo della città di chiaro stampo progressista», annuncia. E sull’idea che per vincere servano politiche e candidati moderati non usa proprio mezzi termini, definendola «una sciagura autentica nella storia della sinistra».
«Serve una politica coraggiosa perché abbiamo bisogno di scelte forti», ribadisce Majorino, convinto che per Milano sia arrivato il momento di scrivere una nuova pagina.
Durante la serata c’è spazio anche per un ricordo di Carlo Monguzzi, il consigliere dei Verdi scomparso ad aprile, e per un riferimento agli scontri dello scorso weekend, definiti «atti che mai più vorremmo rivedere a Milano». Majorino esprime inoltre solidarietà al sindaco Beppe Sala per gli attacchi ricevuti dal centrodestra.
Fin qui tutto chiaro, o quasi. Perché resta ancora un piccolo dettaglio da sistemare: le primarie. Con l’annuncio di Majorino, tutti i potenziali candidati del centrosinistra hanno ormai dato la propria disponibilità a mettersi in gioco, compreso il giornalista Mario Calabresi. Peccato che non si sappia ancora se i milanesi saranno effettivamente chiamati a scegliere il candidato ai gazebo e, soprattutto, quando.
Per ora, quindi, abbiamo i nomi, le prime proposte e pure qualche frecciatina politica. Manca giusto capire come si sceglierà chi correrà per Palazzo Marino. Un dettaglio da niente, insomma.









