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Mario Calabresi verso la candidatura a sindaco di Milano: “Voglio percorrere una strada nuova”

Considerando che da settimane il suo nome gira tra quelli papabili per raccogliere l’eredità di Beppe Sala a Palazzo Marino, capire dove potrebbe portare questa strada nuova non richiede esattamente Sherlock Holmes.
2 Settembre 2026

Ormai manca giusto il cartello “Calabresi sindaco” appeso in giro per la City. O forse no, perché Mario Calabresi non ha ancora ufficializzato la sua candidatura a sindaco di Milano per il 2027. Diciamo però che gli indizi iniziano a essere parecchi.

L’ultimo, decisamente importante, è arrivato con l’addio a Chora Media, realtà che il giornalista ha contribuito a fondare sei anni fa. Calabresi ha lasciato tutte le cariche e ceduto anche la propria partecipazione azionaria in Be Water, spiegando di sentire “forte il richiamo a percorrere una strada nuova”.

Ecco. Considerando che da settimane il suo nome gira tra quelli papabili per raccogliere l’eredità di Beppe Sala a Palazzo Marino, capire dove potrebbe portare questa strada nuova non richiede esattamente Sherlock Holmes.

Calabresi sindaco di Milano? “Ci sto pensando”

L’ipotesi di vedere Mario Calabresi candidato sindaco a Milano non nasce certo oggi.

Già lo scorso 22 luglio, durante una festa del Pd nel Milanese, l’ex direttore di Repubblica e La Stampa aveva risposto in maniera piuttosto chiara alle domande su una sua possibile discesa in campo: “Ci sto pensando. Mi piacerebbe fare la mia parte per Milano”.

Insomma, siamo decisamente oltre il classico nome buttato nel mucchio del toto-candidati.

Occhi puntati adesso sul 12 settembre, quando Calabresi sarà ospite alla Festa dell’Unità di Milano. Potrebbe essere l’occasione buona per dire qualcosa in più, anche se l’eventuale annuncio potrebbe arrivare pure prima.

La partita è importante: nel 2027 Milano sceglierà il successore di Giuseppe Sala e il centrosinistra proverà a mantenere la guida della città dopo 15 anni. Capire chi dovrà provarci, però, è tutto un altro sbatti.

Calabresi si fa avanti, ma il Pd frena

Perché se qualcuno pensava che l’uscita di Calabresi da Chora avrebbe fatto partire immediatamente cori da stadio nel centrosinistra, calma.

La mossa del giornalista ha inevitabilmente smosso le acque nel Pd milanese, ma il partito per il momento sembra intenzionato a procedere con i propri tempi. E soprattutto senza consegnare automaticamente a Calabresi le chiavi della candidatura.

A mettere un bel “piano” sulla questione è stata Elly Schlein.

È presto, stiamo seguendo e supportando il percorso del Partito Democratico di Milano che si concentra sui temi. Non vi stupirà se anche qui dico: prima scriviamo il programma, poi troviamo i nomi”, ha spiegato la segretaria dem durante la Festa dell’Unità di Genova.

La questione centrale rimane quindi quella delle primarie del centrosinistra a Milano. Il Pd milanese si è finora mostrato favorevole a questa strada e una candidatura forte come quella di Calabresi potrebbe aprire un bel dibattito: primarie aperte a tutti oppure convergenza diretta su un nome civico capace di mettere insieme diverse anime della coalizione?

Anche perché qualcuno pronto a giocarsela c’è già.

La fila per Palazzo Marino si allunga

Tra i nomi più importanti c’è Pierfrancesco Majorino, ex assessore ed eurodeputato, oggi consigliere regionale e membro della segreteria nazionale del Pd, dove è responsabile delle politiche per il diritto alla casa e l’immigrazione. Majorino è inoltre considerato vicino alla linea politica di Schlein.

In partita c’è anche la vicesindaca Anna Scavuzzo, mentre l’assessore del Municipio 1 Lorenzo Pacini ha già avviato da tempo il suo percorso “Rivoluzione di Milano”.

Proprio Pacini chiede di accelerare sulle primarie: “Il nostro è un percorso di sinistra. Vedremo cosa dirà Calabresi”.

Sulla stessa linea anche l’attivista Tommaso Goisis: “Il centrosinistra ha bisogno delle primarie aperte per rigenerarsi, confidiamo vengano ufficializzate presto”.

Insomma, Calabresi potrebbe essere il nome nuovo e parecchio pesante della partita, ma il campo era già piuttosto affollato.

Calenda e Picierno: Calabresi subito

C’è poi chi vorrebbe tagliare corto.

Azione di Carlo Calenda e Spazio Pubblico di Pina Picierno spingono infatti per una candidatura diretta di Calabresi, evitando completamente il passaggio dalle primarie.

Secondo Calenda e Picierno, il giornalista sarebbe “un ottimo candidato riformista per Milano” e andrebbe sostenuto immediatamente, senza farlo passare attraverso quello che hanno definito il “tritacarne delle primarie”.

Europa Verde mantiene invece una posizione più prudente. Per il co-portavoce milanese Tommaso Gorini bisogna prima ragionare sul perimetro della coalizione e sul programma, anche se Calabresi viene considerato “un candidato autorevole”.

Il dibattito, quindi, rischia di diventare quasi importante quanto il nome stesso: chi candidare, certo, ma anche come sceglierlo.

Tajani chiude la porta

Nel frattempo qualcuno potrebbe chiedersi: vista la sua provenienza civica e il suo profilo moderato, Calabresi potrebbe piacere anche a qualche pezzo del centrodestra?

Risposta di Antonio Tajani: proprio no.

Il vicepremier e leader di Forza Italia ha chiuso qualsiasi ipotesi di sostegno: “Assolutamente no. Siamo per sostenere un candidato di centrodestra: abbiamo le nostre idee, abbiamo dei nomi importanti da sottoporre agli alleati, sia civici sia di Forza Italia. Noi siamo il centro del centrodestra, vogliamo vincere in tutte le città italiane con il centrodestra, vogliamo vincere le elezioni politiche con il centrodestra, siamo il centro alternativo alla sinistra, visto che poi il centrosinistra è morto e c’è soltanto la sinistra”.

Chiarissimo, dai.

Il centrodestra deve comunque ancora trovare la quadra sul proprio candidato per Milano. Nel frattempo ha fatto il suo debutto Carmelo Burgio, generale candidato da Futuro Nazionale, che ha messo la sicurezza tra le priorità e definito Milano sempre più “una città per ricchi”. Burgio ha però già fatto sapere che sarebbe disposto a fare un passo di lato nel caso in cui il centrodestra trovasse un nome condiviso.

Milano 2027, il toto-sindaco è ufficialmente partito

Mancano ancora parecchi mesi alle elezioni comunali del 2027, ma una cosa sembra abbastanza evidente: la corsa per Palazzo Marino è già cominciata.

Il centrosinistra deve capire se passare dalle primarie, trovare il perimetro della coalizione e scegliere chi proverà a raccogliere l’eredità di Sala. Il centrodestra, dall’altra parte, deve ancora individuare un candidato capace di mettere tutti d’accordo.

In mezzo arriva Mario Calabresi, lascia l’azienda che ha fondato, cede le quote, parla di una “strada nuova” e aveva già ammesso pubblicamente che fare la sua parte per Milano gli piacerebbe.

L’annuncio ufficiale ancora manca. Però diciamo che, se alla fine questa strada nuova dovesse portare dritta a Palazzo Marino, cascheremmo tutti abbastanza poco dal pero.

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