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aceteam

Parola d'ordine: inclusione. ACET, Associazione per la cultura e l'etica transgenere, ha lanciato una raccolta fondi su GoFundMe per la creazione di AceTeam, squadra di calcio a 5 composta da persone transgender. La prima d'Italia. Un progetto nato nell'aprile 2020. "Ci contattò Open Milano Calcio, che stava organizzando un progetto sportivo intitolato Te lo do io il Qatar e che aveva l’obiettivo di creare un’esperienza calcistica continuativa che si fondasse sull’opposizione di tutti i punti critici presenti agli ultimi mondiali di calcio" ci ha spiegato Guglielmo Giannotta, presidente di ACET, Associazione per la cultura e l'etica transgenere. "Il presidente di Open ci contattò per chiederci se alcuni soci di ACET avessero voglia di partecipare al torneo creando una squadra esclusivamente per quell’occasione. Così chiediamo ai soci, 7 aderiscono e ci rechiamo al torneo: tutti si divertono, giochiamo diverse partite e andiamo a casa. Terminato il torneo annunciamo sui social di aver partecipato e ci arrivano messaggi da tutta Italia chiedendo se avessimo una squadra; noi non ce l’avevamo, la squadra, ma le richieste erano così numerose che abbiamo deciso di creare un progetto che ne garantisse una". Le tante domande, quindi, hanno rivelato una necessità fino ad allora senza soluzione.

Arrivano 30 richieste in 3 giorni, ed è così che parte ufficialmente il project. Ci troviamo ogni settimana per allenarci e abbiamo partecipato anche ad un campionato, il New Five. Ne è uscito fuori un progetto che ad oggi comprende 18 atleti, dedicato solo alle persone trans sulla base del principio di autodeterminazione delle stesse". La squadra nasce con l'obiettivo di garantire il diritto allo sport alle persone transgender, non binarie e di genere non conforme. "In quanto persone trans il diritto allo sport ci è tendenzialmente negato" si legge su GoFundMe. "Data questa consapevolezza, abbiamo deciso di crearci uno spazio nostro che vuole essere un mezzo per migliorare non solo la prestazione fisica e la salute tramite l'attività sportiva, ma anche uno strumento per lavorare a livello introspettivo sull'autodeterminazione delle persone della squadra come singoli nel modo. Non è solo giocare a calcio, è lanciare un messaggio politico di inclusione e di parità di diritti".

I calciatori e le calciatrici si potranno allenare presso il centro Minerva di Milano. Ma perché la raccolta fondi? Per sostenere tutte le spese e permettere ai partecipanti di pagare solo la quota di iscrizione; i costi saranno coperti per intero dall'associazione, che però essendo costituita da volontari, ha bisogno di una mano. "Ci siamo impegnati moltissimo per calmierare i prezzi, per cui ad oggi un anno di iscrizione costa 55 euro ad atleta. Il concetto di accessibilità economica era fondamentale per noi, per questo motivo è l’associazione che copre più del 90% dei costi del progetto. Da subito la squadra ha avuto una risonanza mediatica impressionante, anche perchè è l’unica squadra di questo tipo in Italia al momento e una delle poche in Europa".

Per le persone trans trovare delle realtà sportive inclusive - ad oggi - è praticamente impossibile. La strada da fare è quindi ancora molta. "Avremo raggiunto davvero l'obiettivo quando non avremo bisogno di creare spazi ad hoc per le persone trans, ovvero quando le persone trans potranno recarsi presso una qualunque squadra o associazione sportiva ed essere incluse garantendo loro gli stessi diritti di qualunque altra persona si muova nello stesso senso per usufruire di un diritto fondamentale, il diritto allo sport. Ad oggi siamo in Italia, anche a causa di un problema culturale che grava sulle persone trans, ben lontani dall'avere una situazione anche lontanamente simile a quella che ho descritto poco fa". Calciatori e calciatrici dell'AceTeam sanno benissimo a cosa andranno incontro: visibilità, ma anche pregiudizi, critiche, incomprensioni. "Al primo allenamento mi ricordo che feci un discorso che suonava più o meno così: 'Guardate che giocare in questa squadra non sarà mai solo giocare a calcio, sarete visibili, tutti sapranno che siete trans; giocare qui porta con sè il peso della visibilità, valutate se ve la sentite'. Loro sapevano dal momento zero che sarebbero stati esposti, eppure hanno continuato a giocare. Vogliono prendersi i loro spazi e far valere la propria voce e ad oggi, dopo mesi, posso dirvi che moltissime persone e squadre, tramite le loro voci e la loro rappresentanza, sono state sensibilizzate sui nostri temi".

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