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Un salario minimo per chi vive e lavora a Milano? Può avere senso secondo voi? Prima di accodarci ad eventuali polemiche o entusiasmi, approfondiamo la questione perché merita. Il movimento Adesso! ha proposto al Comune di imitare il modello del London Living Wage della capitale britannica. Cos'è, diranno alcuni di voi. Si tratta di un reddito minimo necessario affinché un lavoratore riesca a vivere dignitosamente in quel di Londra, un paio di sterline più alto rispetto alla paga oraria lorda prevista a livello nazionale (11,95 pound contro i 9,50). Il London Living Wage - che è aumentato del 40.3% negli ultimi dieci anni - è però volontario, quindi sono le aziende che scelgono se aderire o meno. Ok, figo, ma quindi che c'entra Milano? C'entra perché quelli di Adesso! vorrebbero fare qualcosa di simile anche qui da noi, per affrontare al meglio il costo della vita più alto di tutta Italia, piazzando un limite di 12 euro sotto i quali non scendere.

Fattibile? Chi lo sa, il Comune non ha detto no ma anzi, l'assessore alla Casa Maran si è detto favorevole. Questa è già una notizia.

Stando alla proposta, Palazzo Marino dovrebbe prima di tutto istituire una commissione insieme ai rappresentanti delle imprese e alle parti sociali per trovare una cifra sotto la quale non scendere. Un paio di assessori stanno valutando la proposta, ma il sentore è che non se ne farà nulla, al meno nel breve periodo. "I contratti collettivi che si applicano nei nostri settori sono tutti ampiamente sopra la cifra di 9 euro lordi l’ora e anche sopra i 12 euro proposti da Adesso! - ha dichiarato contrariato il segretario generale di Confcommercio Milano, Marco Barbieri, come riportato da Corriere - Tanto che a Milano i salari sono già in media più alti del 20% rispetto al resto d’Italia. Basti pensare che nel turismo si arriva fino a 16,73 euro lordi per ora lavorata, nei pubblici esercizi e nella ristorazione fino a 16,97, nel terziario fino a 20,60 e nel settore del turismo si raggiungono i 16,88 euro lordi per ogni ora di lavoro".

Il problema, secondo Barbieri, non sono quindi i salari bassi. I problemi sono due: non sempre vengono applicati i contratti collettivi di lavoro e il costo della vita a Milano è molto alto, per alcuni addirittura insostenibile. Bisognerebbe quindi prima di tutto far rispettare i contratti, quelli seri, e poi mettere in pratica interventi che evitino l'aumento eccessivo del costo delle case. Ma come gli è venuta questa idea agli attivisti di «Adesso!»? Qualche settimana fa hanno realizzato un sondaggio tra under 40 che vivono a Milano e da cui è emerso che il 62% a fine mese non riesce a risparmiare neanche un euro. "La proposta di un salario minimo milanese nasce da fatto che il costo della vita a Milano è decisamente più altro che altrove. E questo comporta un elemento di grande difficoltà per le persone che oggi hanno meno di 40 anni" ha così spiegato l'attivista Safà Essaber.

E in pratica, come dovrebbe funzionare la cosa? Una volta definita la soglia, Palazzo Marino dovrebbe istituire un registro delle aziende che aderiscono al salario minimo e prevedere agevolazioni per chi lo garantisce ai propri dipendenti. Il Comune - suggeriscono gli attivisti - potrebbe anche chiedere o prevedere sgravi fiscali per chi aderisce, contribuendo a promuovere un meccanismo virtuoso che non graverebbe sui conti pubblici. A Londra il sistema pare funzionare: secondo i dati, il 60% delle aziende che hanno aderito allo stipendio minimo nella capitale britannica dice di aver migliorato l'assunzione di dipendenti e il 58% di aver migliorato la loro motivazione e il loro impegno, cosa fondamentale per ridurre le dimissioni. E un altro 55% afferma che si è alzata addirittura anche la qualità dei candidati.

Voi come la vedete?

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