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Oh, oggi riapre la Torre Velasca: tra ulivi, magnolie e interni nuovi di pacca

O la ami o la odi, ma intanto la Torre è lì dal 1958, e adesso torna più scattante che mai dopo un restauro conservativo fatto come si deve.

Dopo anni di lavori e di “no ma tranquilli, apriamo tra poco”, finalmente la Torre Velasca si rifà il look e si riapre alla city. Da oggi 15 maggio non vedremo più cantieri e marciapiedi sgangherati, ma una nuova piazza ai piedi della torre, levigata a puntino e arredata come si deve – ulivi, magnolie, panchine in stile e lampioni d’epoca rimessi a lucido.

Alla faccia della tipa che aveva detto che fa cagare, ricordate?

Una Milano che si fa bella partendo da uno dei suoi simboli più divisivi: o la ami o la odi, ma intanto la Torre è lì dal 1958, e adesso torna più scattante che mai dopo un restauro conservativo fatto come si deve. E se vi state chiedendo quanto ci sia voluto per tirar su tutto questo ben di Dio, sappiate che Torre Velasca, dal lontano 1958, non aveva mai fatto un vero restyling. Nessuna rinfrescata, nessuna ristrutturazione, zero ritocchi – fino al 2021, quando è partito il progetto di riqualificazione firmato da Asti Architetti con il supporto della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio. Un lavoro da chirurgi dell’architettura, che ha coinvolto ogni giorno circa 100 professionisti tra operai, progettisti e tecnici.

La mission? Restituire alla torre il suo fascino originale, senza snaturarla. Le facciate sono state riportate all’antico splendore con un intonaco studiato ad hoc, in grado di cambiare tono a seconda della luce – una roba che nemmeno un filtro Instagram. In più, hanno ridisegnato la luce artificiale con un concept illuminotecnico su misura: efficiente, scenografico e a basso impatto. Anche i lampioni storici in piazza sono tornati a splendere, mica male.

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Torre Velasca, com’è adesso

La facciata è stata sistemata senza stravolgere l’estetica anni ’50 (quel rosa tenue non si tocca), gli interni sono stati recuperati mantenendo materiali e tagli originali – e qui la chicca è che erano già pronti da anni per la vita moderna: impianti nascosti, spazi flessibili, tutto già pensato senza saperlo. Visionari.

Nel giorno dell’inaugurazione, ci sarà pure un’orchestra con 65 elementi diretta da Enrico Melozzi per celebrare il ritorno del “fungo” nella quotidianità della city.  Sul fronte degli interni, non si sono risparmiati: la nuova Piazza Velasca è stata totalmente ripensata, mentre gli spazi inutilizzati sono stati convertiti in retail e accoglienza. Si è passati da 500 a 3.700 metri quadri di superficie commerciale, grazie al recupero di parcheggi e locali tecnici. Al piano terra debutta la storica Pasticceria San Carlo, e in arrivo ci sono due ristoranti firmati Sunset Hospitality Group, tra cui il Sushisamba al primo piano e Mia al 18°, con vista a 360 gradi sul Duomo e lo skyline meneghino. Ai piani alti, invece, spazio al METT Suites & Residences: 72 suite da favola su sette piani, tutte vista città, pensate per soggiorni brevi e lunghi. Il pacchetto è completato da un club esclusivo al 17° piano e un’area wellness sotterranea con spa e palestra.

E per quanto riguarda gli uffici? Sold out. Dal secondo al 15° piano tutto affittato a società italiane e internazionali.

E che dire della piazza: basta cantieri, ma aree verdi e panchine in legno, per un accesso esclusivamente pedonale all’edificio e il recupero di spazi attigui prima inutilizzati. Insomma, la Torre Velasca non è più solo un pezzo di skyline: è tornata ad essere un pezzo di città vissuta, con tutti i crismi. Ora tocca a noi milanesi: fotografarla, viverla e – perché no – anche farci l’aperitivo al 18° piano.

Cover credit: Torre Velasca

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