Mentre la città aspetta con il fiato sospeso l’inizio e soprattutto lo svolgimento delle Olimpiadi invernali, evento del 2026, quelli che non hanno tempo da perdere già guardano all’anno prossimo e alle elezioni per il sindaco. Per il “dopo Sala” la partita è apertissima, ma intanto nel menù delle candidature per il centro-destra spunta il nome di Antonio Civita, 54 anni, patron del Panino Giusto, simbolo della città (dove i locali sono 21) e della sua capacità di esportazione, visto che quasi altrettanti sono quelli in giro per il resto d’Italia e altri sono presenti in cinque Paesi fuori dai confini nazionali.
L’annuncio è arrivato da Repubblica e poi ci si sono lanciati a capofitto tutti gli altri giornali locali. Civita, che è anche il patron di Milano Padel, si propone come candidato “civico”, in un momento in cui anche nel centro-sinistra si discute se puntare sul classico politico di professione, oppure puntare su qualcuno che venga “dal mondo reale”.
Dal bancone a Palazzo Marino?
Pensando alla sua esperienza, Civita parla di Milano come della «città dove le cose succedono»: in fondo, per lui – romano arrivato sotto la Madunina quasi trent’anni fa – è stato così, quando ha deciso di lanciarsi nel business della ristorazione con sua moglie Elena partendo entrambi da tutt’altre esperienze.
Però, dice, «oggi non è più così. Lo percepisco ovunque, soprattutto dal disagio dei miei collaboratori: abbiamo 400 ragazzi che faticano a trovare alloggi e fare le cose più normali come uscire a cena o andare al cinema. Milano è diventata esclusiva ed escludente: ogni anno se ne vanno 35mila persone. Anche i professionisti con famiglia fanno fatica. L’anima della città non la fanno solo i super ricchi». Certo, se volesse dare un’aggiustatina al ribasso anche ai prezzi dei suoi panini a cena fuori sarebbe più facile andare anche per i suoi clienti.
Non anti-Sala, ma post-Sala
Civita non entra a gamba tesa, anzi. «Ho grande stima di Sala. Ma come è possibile che la città si sia distaccata così tanto dai cittadini? Chi si sente più sicuro di cinque anni fa? Chi più incluso? Chi vede un mercato immobiliare per tutti?».
Poi affonda sul modello: «Lasciare fare al mercato va bene… ma il Comune e lo Stato ci devono essere per armonizzare le distorsioni che il mercato inevitabilmente crea». Antonio, sicuro che non ti vuoi candidare con il centro-sinistra?! Perché guarda che dici cose che farebbero contento anche Nanni Moretti.
“A disposizione del centrodestra”
E invece no, Antonio sta dall’altra parte. «Non ho endorsement ufficiali – precisa – ma ho fatto diversi incontri con i politici di riferimento. Mi sento appoggiato da una parte forte di Milano: associazioni, cattolici, imprese, in particolare il settore della ristorazione».
In città i locali non mancano, in effetti, e Civita è anche fondatore e vicepresidente di Ubri, l’Unione dei brand della ristorazione italiana. «Vivo qui, ho l’azienda qui e la famiglia con tre figli qui – aggiunge: oggi che non ho ruoli operativi in azienda voglio mettermi a disposizione di un progetto che mi attira».
Sicurezza, giovani, buon senso
Il cuore della sua proposta è semplice.
Prima cosa: una card per i giovani. «Bisogna trovare il modo di rendere possibile il vivere a Milano con costi agevolati ai ragazzi e al ceto medio con figli».
Poi sicurezza, perché «I genitori hanno paura a fare uscire i figli anche in centro».
E infine il mantra più usato della politica metropolitana: «Fuori dagli schemi ideologici si può fare tutto». Che speriamo non sia la formula elegante per «‘ndo coio coio». Intanto, da imprenditore, punta subito a ripensare ciclabili, commercio, vivibilità a partire da Buenos Aires, che per metà è pista ciclabile e per l’altra metà un girone dantesco.
Il modello? Albertini
Quando gli chiedono chi è il suo sindaco di riferimento, Civita non pesca tra i sindaci-manager, ma torna agli anni Novanta: «Gabriele Albertini… Tutti mi dicono che è stato il protagonista della Milano scintillante e accogliente. Dopo 20 anni ha ancora una grande visione sulla città. Stile e concretezza: fare come lui sarebbe un punto di arrivo».
Civita però non corre da solo. Nel centrodestra gira da mesi anche il nome di Maurizio Lupi, politico navigato, ex ministro, volto molto più “di partito”, sponsorizzato soprattutto dall’area più strutturata della coalizione. Il bivio è evidente: o l’imprenditore civico che parla di affitti, ragazzi e città “escludente”; o il professionista della politica che promette governo, esperienza e filiera romana.
Anche il centrosinistra è in fermento. Sala è a fine corsa e la parola che gira di più è “discontinuità”, detta però da chi governa da dieci anni. Tra i nomi che circolano c’è quello di Anna Scavuzzo, vicesindaca, profilo istituzionale, amministratrice pura. Una che non si tira indietro anche quando le partite da giocare sono spinose. Lo stesso Sala ha lasciato intendere che il prossimo candidato potrebbe non essere per forza “di partito”, ma pescato nella società civile. Il derby dei civici potrebbe essere appena cominciato. Buon appetito!









