Vi siete mai chiesti dove vivrebbero le principesse Disney… se vivessero a Milano?
La City probabilmente cambierebbe anche loro. O forse tirerebbe fuori una versione diversa delle stesse eroine, più urbana e integrata nella vita quotidiana milanese. Noi abbiamo provato ad immaginare dove vivrebbero le principesse Disney se abitassero in città, vai col check.
Cenerentola: la working girl di Loreto
Cenerentola vive in zona Loreto, in un appartamento condiviso con due coinquiline che non studiano, non lavorano e non puliscono neanche. Lavora in un’agenzia che organizza eventi, ma la sua vita sociale è pari a zero, dato che passa tutto il giorno a rispondere alle mail. Anche dopo mezzanotte.
Nel pochissimo tempo libero rimasto, prende la metro rossa, scende a Cairoli e spende interi pomeriggi al Castello Sforzesco, sognando a occhi aperti il giorno in cui potrà vivere lì, grazie alla sua linea di scarpe che avrà successo in tutte le fashion week del mondo o, molto più probabilmente, grazie al suo sugar daddy.

Belle: la book addicted di Sant’Ambrogio
Belle vive dietro la Sormani e frequenta solo librerie indipendenti. Il sabato ama girovagare per l’East Market e perdersi alla Fiera di Senigallia. Ama Murakami, ma odia i suoi fan perché, come dice sempre lei, “sono solo dei poser”, motivo per cui, ai maschi performativi, preferisce le persone più semplici e autentiche. Difficilmente cede alle avances dei ragazzi, soprattutto a quelle di Gastone, un ultras del Milan che la stalkerizza da anni. Un giorno, durante un aperitivo a Mare Culturale Urbano, incontra un tipo che all’inizio le sta molto sul cazzo, poi però lo conosce meglio e se ne innamora. Insieme apriranno un profilo Instagram di coppia in cui parlano di libri.

Jasmine: la fighetta di Zona 1
Cresciuta a pane e Kardashian, Jasmine è la figlia di un ricco emiro saudita che l’ha mandata a Milano a studiare all’Istituto Marangoni. Vive in via della Spiga e per anni ha pensato che Milano si estendesse solo da Duomo a San Babila. Poi una sera, per noia, prova l’ebbrezza di fare una cosa da poveri: prendere la metropolitana. Di sera. Linea gialla, direzione San Donato. Scesa a Corvetto, decide spaventata di tornare indietro, quando incontra un maranza in tuta acetata che, dal suo speaker portatile, spara musica trap a tutto volume. Molla tutto e si trasferisce a Corvetto, mentre suo padre pensa ancora che stia andando all’università.

Pocahontas: la vera local di Nolo
Pocahontas vive a Nolo da quando Nolo non era ancora Nolo. Lei odia tutti quelli che la chiamano Nolo: per lei è “zona via Padova”. Casa sua la usa anche come studio, dove lavora come tatuatrice, ma negli ultimi anni l’affitto è aumentato del 50%, motivo per cui deve arrotondare nel weekend lavorando come cameriera nella caffetteria vegan sotto casa. Il suo vicino è un podcaster che ha una rubrica dedicata al quartiere. Lei vorrebbe trasferirsi, ma non lo fa, perché quella è la sua zona e la rivendica con lo stesso orgoglio con cui i nuovi arrivati rivendicano di averla scoperta.

Aurora: la bella addormentata di Palestro
Aurora vive in piazzetta Duse, nel Quadrilatero del Silenzio. Non perché sia ricca, ma perché è uno dei pochi posti di Milano dove non c’è casino. Aveva provato sui Navigli… troppa movida. A Isola… troppa movida. Lambrate… troppi treni. Adesso almeno dorme. La portinaia del palazzo la chiamano Malefica, perché ha sempre un pettegolezzo cattivo per tutti.

Alice: la fattona di Colonne
Alice è la direttrice creativa di una start-up tech ed è sempre alla ricerca di nuovi stimoli che le aprano la mente. Amsterdam e Berlino sono le sue tappe fisse, e a Milano la trovi sempre alle Colonne a parlare di futuro e massimi sistemi sotto l’effetto di qualche trip. Lei sostiene che le sostanze allucinogene, prese in piccole quantità, stimolino il cervello e le abilità sociali. Ma molti dicono di averla vista parlare da sola. Adora il cibo, soprattutto i funghi.

Elsa: executive minimal a CityLife
Elsa vive a CityLife, in uno di quegli appartamenti minimal, con linee pulite, vetro, luce, circondata da pochissimi oggetti essenziali. L’aria condizionata è sempre al massimo. Non soffre il caldo, ma in realtà non soffre quasi niente. Ha interiorizzato una forma di controllo che si riflette in ogni aspetto della sua vita. È precisa e difficile da mettere in difficoltà. “Let it go” per lei è un principio operativo. Lo applica alle relazioni complicate, alle riunioni inutili e ai gruppi WhatsApp di lavoro che diventano ingestibili. Fredda, forse. Ma anche incredibilmente lucida.










