Skip to content
CONDIVIDI:
Link copiato!

Il grattacielo più discusso di Milano: perché la Torre Velasca divide ancora oggi

C’è chi la considera un riferimento dell’architettura italiana del dopoguerra. E chi, semplicemente, non riesce a farsela piacere.
27 Aprile 2026

A Milano ci sono edifici che passano inosservati. E poi c’è la Torre Velasca, che non è la più alta, né la più recente, eppure è una di quelle presenze che si notano subito. Anche senza sapere come si chiama. C’è chi la considera un riferimento dell’architettura italiana del dopoguerra. E chi, semplicemente, non riesce a farsela piacere. Per capire perché la Torre Velasca di Milano continua a dividere, bisogna partire da come è nata.

Un edificio che non sembra un grattacielo

Costruita tra il 1956 e il 1958 dallo studio BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers), la Torre Velasca non segue già dal concetto l’idea classica di grattacielo. La base è stretta, lineare. Poi, salendo, la struttura si allarga. La parte superiore sporge, quasi sospesa rispetto al resto dell’edificio. È questa forma, spesso descritta come “a fungo”, a renderla immediatamente riconoscibile. In un panorama dominato da torri verticali, regolari, la Velasca sembra volersi intenzionalmente defilare.

Perché è stata progettata così?

La forma non nasce da una scelta puramente estetica. L’allargamento nella parte alta serve ad aumentare la superficie degli appartamenti. La torre è infatti divisa in due funzioni: uffici nella parte inferiore, residenze in quella superiore. Questa distribuzione influenza direttamente la struttura. Se la si guarda in quest’ottica, il grattacielo Velasca smette di sembrare eccentrico e diventa una risposta concreta a esigenze progettuali. Prima viene la funzione. Poi la forma.

Il contesto: Milano nel dopoguerra

Per capire davvero la storia di Torre Velasca, bisogna considerare il momento in cui nasce. Siamo nel dopoguerra. Milano è una città in ricostruzione, sia fisica che culturale e l’esigenza è quella di ricostruire un’identità urbana dopo le distruzioni e le trasformazioni del conflitto.

In quegli anni, il dibattito architettonico è acceso. Da una parte c’è la spinta verso la modernità internazionale, fatta di linee pulite e modelli replicabili. Dall’altra, il tentativo di mantenere un legame con la storia locale. La Torre Velasca si colloca esattamente in questo punto di tensione.

Il riferimento alle torri medievali

Osservandola meglio, la forma non è del tutto estranea alla città. L’allargamento superiore richiama, in modo reinterpretato, alcune torri medievali lombarde. Un modo per collegare un edificio moderno a un immaginario più antico. Questo riferimento è uno degli aspetti più discussi della sua architettura: per alcuni è un tentativo riuscito di dialogo con la storia. Per altri invece un compromesso poco convincente.

Perché è stata criticata fin dall’inizio?

La Torre Velasca non è diventata controversa con il tempo. Lo è stata fin da subito. Già negli anni ’50 e ’60, parte della critica la considerava troppo pesante, poco allineata con i canoni dell’architettura moderna internazionale. In un periodo in cui il modello dominante era quello delle torri leggere e trasparenti, la Velasca appariva diversa. Più massiccia e complessa. Questa distanza dagli standard ha generato reazioni opposte.

“Esploro Milano finché non è brutta”, ma si ferma alla Torre Velasca: il video su TikTok fa discutere

Natasha Gupta esplora a caso con Google Street View una città, stato o regione, fermandosi solo quando vede un luogo brutto. Ma quando commenta Milano…
LEGGI

Perché oggi divide ancora?

Oggi il confronto è cambiato, ma il dibattito in realtà resta presente. Da una parte c’è chi vede la Torre Velasca come un elemento identitario, qualcosa che appartiene alla città e la distingue. Dall’altra chi la percepisce come superata, soprattutto se messa a confronto con lo skyline contemporaneo di Porta Nuova. Il punto è che la torre non si adatta facilmente al contesto attuale. E proprio per questo continua a far discutere.

Nel tempo, la Torre Velasca è diventata qualcosa di più di un edificio. È immediatamente riconoscibile, anche per chi non conosce la sua storia. Fa parte del panorama urbano, ma anche dell’immaginario della città. Quando si parla di edifici controversi a Milano, è uno dei primi nomi che emerge. Non tanto per quello che è, ma per quello che rappresenta a livello concettuale. La Torre Velasca non è pensata per piacere a tutti. Non cerca una soluzione neutra. Non si mimetizza. Prende una posizione precisa, progettuale e culturale. E questo ovviamente genera reazioni. È un edificio che obbliga a guardarlo, e a farsi un’idea.

La Torre Velasca di Milano quindi è un edificio che continua a produrre interpretazioni, anche a distanza di decenni. E forse è proprio questo che la rende iconica.

CONDIVIDI:
Link copiato!