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A Milano il PD propone una tassa per gli ultra-ricchi: domani si vota al Senato

L’idea è introdurre una tassa comunale aggiuntiva per questi contribuenti, con un potenziale ritorno per le casse del Comune stimato tra i 5 e i 6 milioni di euro all’anno, not bad.
4 Maggio 2026

A Milano si torna a parlare di tasse, equità e casa. Questa volta il focus è molto preciso: chi si trasferisce in Italia sfruttando la flat tax da 300 mila euro deve sganciare un po’ di cash. Una misura pensata per attrarre grandi patrimoni, ma che nel tempo ha aperto più di qualche discussione, soprattutto a livello locale. Anche perché – ve lo ricordate, sì? – Milano è la città con il più alto tasso di milionari al mondo.

Sul tavolo c’è una proposta che punta a riequilibrare il sistema. L’idea è introdurre una tassa comunale aggiuntiva per questi contribuenti, con un potenziale ritorno per le casse del Comune stimato tra i 5 e i 6 milioni di euro all’anno, not bad. Una cifra che, nel contesto milanese, si lega subito a un tema caldo: quello della casa.

Vai con la proposta

L’emendamento, che sarà votato in Senato all’interno del decreto fiscale, è firmato dalla senatrice Cristina Tajani (non c’entra con il ministro eh, lei è del PD), già assessora a Milano.

Il meccanismo è piuttosto easy: concedere ai Comuni la possibilità di applicare un’aliquota aggiuntiva tra il 12,5% e il 15% a chi aderisce al regime agevolato.

Non bisogna tralasciare un tema di giustizia fiscale — spiega la senatrice al Corrire —: mentre i pensionati e tutti i lavoratori pagano l’addizionale comunale, ciò non accade per chi sposta la propria residenza fiscale in Italia per beneficiare di un regime di tassazione super agevolato.”

Il punto, quindi, è tutto qui: oggi questi contribuenti versano una cifra fissa allo Stato, ma il livello locale resta completamente fuori dal giro, anche se la città in cui vivono sostiene comunque il peso dei servizi.

Quanto inciderebbe questa tassa

Facendo due conti veloci, l’impatto individuale resta contenuto rispetto ai patrimoni in gioco. Cioè, non è che questa riccanza ci resta in mutande di Calvin Klein. Partendo dalla flat tax da 300 mila euro, l’aggiunta dell’aliquota locale porterebbe a un contributo extra compreso tra i 37.500 e i 45.000 euro all’anno. Per loro, niente.

Secondo Tajani, una cifra di questo tipo non influenzerebbe le scelte di chi decide di trasferirsi in Italia, e in particolare a Milano. Il vantaggio fiscale complessivo rimarrebbe comunque significativo. Per il Comune, invece, il discorso cambia completamente. Anche una platea relativamente ridotta di contribuenti potrebbe generare un flusso di risorse stabile e utile.

Perché Milano insiste su questo tema

Dietro la proposta c’è una questione molto concreta, che a Milano si percepisce ogni giorno: l’equilibrio sempre più fragile tra crescita economica e accessibilità.

Chi arriva con grandi disponibilità porta sicuramente valore, ma contribuisce anche ad aumentare la pressione su alcuni settori, primo fra tutti quello immobiliare. Affitti in salita, prezzi di acquisto sempre più alti, difficoltà crescente per chi vive e lavora in città.

Le risorse raccolte con questa tassa avrebbero infatti un vincolo preciso: dovrebbero essere utilizzate per politiche legate alla casa e, più in generale, per il rafforzamento dei servizi sociali. Un tentativo di redistribuire a livello locale una parte della ricchezza che oggi resta concentrata altrove.

Il nodo politico: può davvero passare?

Qui si entra nel terreno più incerto. La proposta arriva dall’opposizione, ma si inserisce in un contesto in cui anche il governo ha iniziato a mettere mano al sistema.

A Palazzo Chigi si sono accorti che il regime attuale permetteva, in alcuni casi, di sommare più benefici fiscali, creando una sorta di doppio vantaggio. Il decreto fiscale interviene proprio per correggere questa distorsione.

Il governo si muove per porre rimedio a questa ulteriore ineguaglianza — spiega Tajani — e c’è così la possibilità di riproporre l’emendamento.” L’auspicio è che il tema venga affrontato in modo trasversale, senza fermarsi alla dinamica maggioranza-opposizione. Un passaggio tutt’altro che scontato, ma nemmeno impossibile.

Milano tra attrattività e squilibri

Il contesto aiuta a capire perché il tema sia diventato centrale. Nel 2024 quasi 50 mila contribuenti milanesi hanno dichiarato complessivamente 14 miliardi di euro di reddito. Numeri che raccontano una città sempre più attrattiva per capitali importanti.

Allo stesso tempo, però, cresce la distanza tra chi può permettersi Milano senza problemi e chi fatica a starci dentro. Ed è proprio su questo equilibrio che si gioca la partita.

E quindi il voto in Senato chiarirà se la proposta diventerà uno strumento concreto oppure resterà una discussione aperta. Secondo voi?

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