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simonettaferrero

Più che CSI è Cold Case. Ma pure un po' Criminal Minds. Se siete patiti di gialli, thriller e polizieschi mettetevi comodi perché stiamo per rispolverare una storiaccia che, purtroppo, è accaduta realmente. Una di quelle ferite nella storia della cronaca nera milanese che fanno ancora male, anche perché non hanno mai trovato la pace di una chiara conclusione.

Stiamo parlando del cosiddetto delitto della Cattolica, un caso di omicidio commesso il 24 luglio 1971 all'interno dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nei bagni dell'ateneo una giovane studentessa, Simonetta Ferrero, venne uccisa con 33 coltellate da un assassino ancora oggi sconosciuto. Dodici coltellate avevano colpito ventre, collo e volto. Simonetta è stata trovata vestita, priva di segni che indicassero violenza sessuale e con ferite sulle mani che suggerivano disperati tentativi di difesa. Bad story

Ma perché ne riparliamo? Perché oggi, a cinquant'anni da quella tragica vicenda, il criminologo Franco Posa ha deciso di avviare una ricerca collegando il delitto della Cattolica con altri sei omicidi, ipotizzando che siano stati compiuti tutti dalla stessa persona. Ergo, un serial killer, in azione tra gli anni Sessanta e Settanta a Milano.

Oggi il Posa e il suo team di collaboratori possono contare su tecnologie che cinquant'anni fa non esistevano. Si stanno infatti avvalendo di un costosissimo software americano, in uso alla polizia di New York, capace di creare una mappa dei luoghi in cui il killer avrebbe vissuto e operato. Il software, come riportato dal Corriere, ha elaborato tramite algoritmi un'enorme quantità di dati: il profilo delle vittime, luoghi e orari dei crimini, linee e fermate dei mezzi pubblici, numero dei reati, tipologia del crimine. Che bomba.

Posa e il suo team hanno delineato così un’area di azione del killer compresa tra via Filzi, piazza Cordusio e via Pace, e che include anche Brera, piazza Duomo e l’area del tribunale. Si sospetta che l'assassino potesse essere un commerciante o un artigiano in proprio, qualcuno esperto della zona presa in analisi e in grado di spostarsi in libertà dal proprio negozio. Senza destare sospetti. Anche perché, in alcuni casi, le donne uccise aprirono la porta all'assassino. Ecco una parte della mappa, rielaborazione grafica del Corriere riguardo i risultati ottenuti dallo studio del criminologo Franco Posa. In particolare, si vede il triangolo preso in esame.

Ma chi erano le altre sei ragazze uccise in quegli anni? Olimpia Drusin, 45enne pugnalata a morte, anno 1963. Si sospetta sia lei la prima vittima del misterioso serial killer. Elisabetta Casarotto, 29 anni, fu uccisa a coltellate l'anno dopo.

Passano sei anni. Il 16 febbraio 1970 viene trovato il corpo di Adele Margherita Dossena, 45 anni, anche lei uccisa con diverse decine di coltellate su tutto il corpo. Una delle sue due figlie, Mariuccia, cambiò nome in Agostina Belli e divenne un'attrice della commedia all’italiana, molto popolare negli anni '70. Avvalendosi di numerosi investigatori privati, Agostina tentò per anni di far luce sulla morte della madre, invano.

La commessa Salvina Rota venne uccisa il 16 giugno 1971, al civico 4 di via Tonale. In questo caso le modalità sono diverse: prima venne seviziata con una lama, infine strangolata. La stilista Valentina Masneri fu assassinata nell'appartamento di via Settala il 18 marzo 1975, anche lei a coltellate. Tiziana Moscadelli, prostituta di 20 anni, viveva in un piccolo appartamento al 58 di via Tertulliano insieme a un'amica trans. Venne colpita a morte con un coltello e un cacciavite. Tutti e sei i casi furono archiviati senza un colpevole, proprio come accadde al delitto della Cattolica.

E ora, che succede? Nel caso in cui il progetto di Franco Posa venga accolto dalla Procura, si partirà dalla rilettura delle autopsie, in modo da confrontare l'omicidio di Simonetta con gli altri sei. Dai Posa, siamo tutti con te. Speriamo che queste tristi vicende possano presto trovare un epilogo più dignitoso.


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