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La scultura di una vagina gigante su una collina del Brasile ha scatenato una bufera di polemiche

C’è chi vede figa ovunque. Per dirla alla francese. E poi c’è chi la vede per forza di cose: nelle campagne di Pernambuco, centro nord del Brasile, è infatti spuntata una vagina gigante in cemento armato, ricoperto di resina e dipinto di rosso. Una femminilità costruita nella terra, nei terreni appartenenti a un ex zuccherificio, […]

C’è chi vede figa ovunque. Per dirla alla francese. E poi c’è chi la vede per forza di cose: nelle campagne di Pernambuco, centro nord del Brasile, è infatti spuntata una vagina gigante in cemento armato, ricoperto di resina e dipinto di rosso. Una femminilità costruita nella terra, nei terreni appartenenti a un ex zuccherificio, quasi come fosse un cratere rosso a rompere la monotonia del verde. Lunga 33 metri, larga 16 e profonda 6. Una scultura, opera di Juliana Notari, che oltre a dividere materialmente il terreno con la sua apertura, ha diviso pure i brasiliani. 


Tipo, ai fan di Jair Bolsonaro la super vagina proprio non è piaciuta. Lo stesso presidente ha accusato Notari di “diffondere valori comunisti con i soldi dello stato”. Del resto la coraggiosissima Juliana aveva proprio quello in mente: dividere. Provocare, con un’opera che “vuole mettere in discussione il rapporto tra natura e cultura nella nostra società occidentale fallocentrica e antropocentrica”, per citare l’artista. Non solo: l’obiettivo dell’opera è quello di evidenziare la sacralità della femminilità e della terra, celebrate per il loro potere di dare la vita.

Criptico il commento di Olavo de Carvalho, autoproclamato filosofo e considerato il guru di Bolsonaro. “Perché parlano male della f… di 33 metri invece di affrontarla con un caz..?” ha chiesto, con ammirevole finezza e garbo. Fortunatamente, un vastissimo pubblico ha dimostrato di apprezzare molto la scultura, intitolata Diva. In tanti ne hanno infatti riconosciuto soprattutto il valore di rottura rispetto alle pregiudiziali anti LGBTQ dell’amministrazione Bolsonaro.


Ma Diva è anche una ferita sanguinante, un’esposizione rabbiosa contro la violenza sulle donne che in Brasile è una piaga in continua crescita. Un’approvazione degna di nota è arrivata anche da Kleber Mendonça Filho, noto regista di Pernambuco: “Il Brasile vive una stagione oscurantista. Le reazioni al tuo lavoro lo dimostrano. Per questo è un vero successo”. “Diva è una ‘possibilità’ – ha commentato ancora Notari – perché taglia il discorso pieno d’odio del patriarcato strutturale in Brasile, che continuamente rafforzato dall’estrema destra di Jair Bolsonaro”. 

Una vagina cambierà il mondo? Oh, sperem.

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