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Editorial
pandemia_coppia

Qualche giorno fa mi sono scimmiata con il film Collateral beauty di David Frankel. In realtà la pellicola in sé, al netto del cast notevole, non mi ha fatto impazzire. Carina, ma non imperdibile. Ciò che ho trovato intrigante, però, è il concetto di collateral beauty alla base del film. Tradotto per dummies: la bellezza collaterale. Cusa l'è? Ora vi spiego, ma è piuttosto intuitivo.

Il concetto è questo: anche nel momento più doloroso è possibile trovare qualcosa di positivo, connesso alla sofferenza. Una bellezza collaterale, per l'appunto. E quale momento è più universalmente doloroso e buio di quello che stiamo vivendo a causa della pandemia? Nessuno. Allora mi sono chiesta (e mi chiedo ancora) se qualcuno ci sta vedendo della bellezza in tutta questa merda. Probabilmente sì. 

Tra i balconi canterini del primo lockdown, ad esempio, sono nati degli amori. Gente che si è vista da lontano e che grazie alla tecnologia (sempre sia lodata) ha trovato un contatto. E tra una videochiamata e l'altra taaac, amore fu. Non è bellezza questa? Per non parlare della solitudine forzata alla quale siamo stati costretti per mesi. Per molti di noi è stata un'occasione di riflessione, di introspezione. Abbiamo ridimensionato problemi, ritrovato il piacere della nostra stessa presenza, rivalutato affetti, scoperto passioni. Non è forse anche questa bellezza collaterale?

C'è chi, addirittura, teme la fine dell'incubo. Il ritorno alla normalità. Possibile? Simon Kuper, columnist del Financial Times, ha scritto che "Mentre i vaccini promettono un ritorno alla vita normale, non siamo più sicuri di volerla". Verità, nuda e cruda. Le ore in tangenziale impigliati nel traffico di ritorno dal lavoro forse no, non ci mancano. "Durante quest’anno al centro dell’attenzione ci sono state giustamente le persone che hanno sofferto... Ma c’è una verità nascosta che raramente si vuole guardare: molti di noi sono più felici grazie alla pandemia", ha scritto Kuper. First reaction, shock!  

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"Pensate a tutti i dipendenti che sono stati liberati da lavori e capi che odiavano e che ora sono pagati per restare a casa", ha continuato il giornalista. Eh sì. Lo smart working per qualcuno è il male assoluto, per altri è stato una benedizione. Un'opportunità per godere di nuovo tempo libero. E poi, il cash. “Molte persone nei paesi più sviluppati hanno tagliato i costi dei pasti fuori e delle vacanze. Il tasso di risparmio personale negli Stati Uniti ha raggiunto il picco record del 32.2% lo scorso aprile, e da allora in poi è rimasto considerevolmente più alto rispetto al periodo pre-pandemia".

“Quest’anno - ha scritto ancora il buon Kuper - ho occasionalmente provato una nuova sensazione poco familiare: il non dover fare niente di urgente”. Meike Bartels, psicologa e genetista comportamentale alla Vrije Universiteit di Amsterdam, ha rivelato come alcuni abbiano "Realizzato che probabilmente non conducevano la vita che volevano e hanno passato più tempo a casa con le proprie famiglie, ricevendo un po’ di sollievo dallo stress quotidiano".

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La verità è che molti di noi sono persino più felici. Oh, lo dice un sondaggio eh. Quello annuale sulla felicità globale di Ipsos, che nel periodo tra lo scorso luglio e agosto ha intervistato 20mila adulti in 27 paesi diversi. Soffermiamoci sull'Italia, al 16esimo posto tra i paesi più felici del mondo: rispetto al 2019, quando la pandemia era solo un'eventualità futuristica narrata nei romanzi sci-fi, il livello di felicità dei cittadini è aumentato, passando dal 57% al 62%. Carta canta: siamo più felici del pre pandemia, tocca accettarlo.

Non banalizziamo eh. La pandemia fa cagare e ci ha portato via tanto. Troppo. Ciò non significa, però, che non ci sia chi in questo orrore ha trovato della bellezza collaterale. Potremmo interpretare pure così le parole di uno bravo: "Dal letame nascono i fior"...


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