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Editorial
valpolicella

Me la ragionavo tra me e me su quale destination scegliere per un weekendino via dalla City, ma non riuscivo a trovare una quadra. Liguria: già vista in lungo e in largo, e poi zero sbatti di restare impagliato in code infinite causa cantieri. Emilia: troppa gente, troppo mare, troppa allegria, troppo caldo, troppe rotture di balle. E allora? All'improvviso, l'illuminazione. Valpolicella. Una bella regione collinare a Nord di Verona, un manto di vigneti a perdita d’occhio che producono il king assoluto della zona, il vino. Dai, ci sta. Un’oretta e mezza dalla City, immersa nella natura, deliziata dal nettare degli dei, vicina a tutto e lontano da tutti. Mi piace. E Valpolicella sia.

Sono stata brava e mi sono limitata a caricare l'auto con soli 5 borsoni, tutti necessari per stare via una notte. Magari fa freddo, magari fa caldo, meglio mettere qualche cambio in più e ciao. Ma avete visto che meteo pazzo quest’anno? Sono partita sabato mattina, destinazione Villa Quaranta, splendida dimora del XVII secolo. 1 ora e 51 di macchina, bella rilassato. La Villa è un Wine Hotel&Spa di un certo livello, 20mila mq con tanto di parco e giardino di proprietà della famiglia Tommasi, storica family di viticoltori e produttori vinicoli della Valpolicella, classica ambasciatrice dell’Amarone nel mondo. Insomma, scelta top come base per godersi al meglio la zona e allo stesso tempo regalarsi coccole a volontà.  

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Visto che per combinare qualcosa, qualsiasi cosa, serve del carburante serio, first step pranzetto al Ristorante Borgo Antico, quello della Villa. Che ancora devo decidere se è più buono o più bello. Un lunch raffinatissimo. Qui ho dato il via alle danze enologiche, anche perché il ristorante offre una carta vini pluripremiata da Wine Spectator che mi ha costretta a interminabili minuti d’indecisione, persa tra le oltre 1300 etichette. Mollati gli ormeggi, ho puntato sul sicuro e mi sono sparata subito un bell’Amarone; anche perché che c’è di meglio per accompagnare il vinappeso affinato all’Amarone? Si tratta di un salume lasciato ammollo proprio nel vino tipico di queste zone, per assorbirne aromi e sapori. Una bontà.   

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Post pranzetto, caffettino e un po' di stanchezza che ha iniziato a farsi sentire. Ci sta. La settimana di fatture all’impazzata che mi sono lasciata alle spalle ha voluto reclamare il suo dazio, ma c'era pure la pesantezza dei mesi trascorsi in casa a gravare sulle spalle contratte. Urgeva risollevare l'umore psicofisico e visto che qui il vino lo piazzano un po' ovunque, anche sul corpo, me ne sono andata alla spa. Qui ho scelto, ça va sans dire, un trattamento di vinoterapia il cui segreto, ho scoperto, è il polifenolo Resveratrolo, una sostanza presente nelle uve rosse indigene e quindi nei vini classici della Valpolicella. Tutto bellissimo. E allora scrub, bendaggio flebotonico con fango e liquido refrigerante per facilitare l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Raga, sono rinata.

Non pago del mio stato di estremo rilassamento, ho continuato il pomeriggio alle Terme della Valpolicella, tra 1000 metri quadrati di piscine, docce emozionali, bagno turco, sauna finlandese, grotta del freddo, percorso Kneipp, idromassaggi con lettini effervescenti e ovviamente saletta relax. Ho fatto tutto quello che era possibile fare, bella tranquilla senza assembramenti e rotture di balle. Cellulare in camera e nessuna menata, solo silenzio, sudore, acqua, calore e pace. Taaac! 

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Sono tornata in camera che praticamente stavo levitando da quanto mi sentivo rilassata. Giusto in tempo per una doccetta, vestitino d’ordinanza, profumo e via, a visitare Verona che dista solo una ventina di minuti dalla Villa. Senza impegnarmi troppo, ho puntato sulle tappe obbligate: selfie in Piazza Bra di fronte all'Arena che, Google docet, è stata costruita proprio con la pietra della Valpolicella, con sfumature di rosso e di rosa. Breve passeggiatina e mi sono ritrovata a fare il turista medio sotto al gettonatissimo balcone di Giulietta. E poi la Chiesa di San Zeno Maggiore, Piazza delle Erbe... oh ma che bella è Verona? Mai quanto Milano, però dai, merita.

Vabbè, tutto stupendo ma... cenetta? La scelta è ricaduta su Caffè Dante Bistrot, non prima di essermi assicurata delle recensioni top su Tripadvisor. Tavolino nella suggestiva Piazza Dante e in tempo zero anche qui ho dovuto scegliere il vino da una carta (un'altra) premiatissima da Wine Spectator. Ho scelto di accompagnare un tagliere dei piatti piuttosto elaborati e speciali con un ottimo Valpolicella, per forza. Degna conclusione del mio sabato vinocentrico e, a sorpresa, sono rimasta persino (abbastanza) sobria.

Good morning sunday! Il giorno dopo mi sono svegliata rinvigorita dal sabato che mi sono lasciata alle spalle, puntuale alle 10 con il mio outfit precisissimo da ciclista per il tour e-bike nelle campagne della Valpolicella. Che non si dica che sono venuta qui solo per sbevazzare! Il tour è una figata vera, imperdibile per chi vuole scoprire il territorio pedalata dopo pedalata, attraversando i vigneti che disegnano le colline. E, ovviamente, per degustare i vini che hanno reso questa terra famosa in tutto il mondo. Il tour, infatti, ha incluso anche la visita della cantina storica Tommasi con la sua queen Magnifica, la botte più grande del mondo. Foto di rito e via con l'assaggio di tre protagonisti assoluti della zona: Tommasi Amarone della Valpolicella Classico docg, Tommasi Ripasso Valpolicella Classico Superiore doc e Tommasi Le Fornaci Lugana Doc. Libidine

Messa da parte la mia anima da sommelier in erba, ho ripreso a pedalare tra le colline, accarezzata da un venticello che mi ha rimesso in pace col mondo. O forse ero io in stato di grazia dopo questa overdose di vino. In ogni caso, a una certa, lo stomaco ha iniziato a reclamare qualcosa di solido e mi sono fermata a mangiare una roba al volo. Anche perché, ahimé, era già quasi arrivato il momento di rientrare a Milano. Come passa il tempo quando ci si rilassa, eh?

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