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Settimana corta, in Inghilterra il test sta funzionando. Il racconto di una lavoratrice: “La mia vita è cambiata”

Una dipendente inglese, Jill Tichborne, ha raccontato al Guardian la sua esperienza con la settimana lavorativa di quattro giorni. Stesso stipendio, stessa qualità del lavoro, molto più tempo libero e meno sbatti. E l'Italia, quando ci proverà?

Continuiamo a parlare di settimana corta. Poco tempo fa vi avevamo detto che anche l’Inghilterra ha deciso di provarci, un segnale che forse forse l’argomento inizia a essere considerato sul serio. Dal 6 giugno in England è partito infatti questo esperimento, in cui per sei mesi migliaia di dipendenti di settanta imprese lavoreranno quattro giorni a settimana con lo stesso stipendio. E alla fine, si tirerano le somme. Oh, per ora sta andando bene. Lo testimonia il racconto di una lavoratrice, tale Jill Tichborne, responsabile del controllo qualità della società Helping Hands, intervistata dal Guardian. Un’esperienza che fa riflettere e anche un po’ sognare: magari noi no, it’s too late, ma i nostri figli e i nostri nipoti potranno sperare in un modello di lavoro un po’ più soddisfacente.

“Ho un lavoro a tempo pieno, ma la scorsa settimana ho trascorso il mercoledì facendo volontariato presso un ente di beneficenza locale per senzatetto. Come? Fortunatamente per me, la mia organizzazione è una delle settanta aziende che hanno iniziato a sperimentare una settimana lavorativa di quattro giorni, senza riduzione della retribuzione. Sembra già una delle migliori decisioni che abbiamo mai preso”, ha spiegato Jill al Guardian. Funziona così: ogni dipendente deve decidere il giorno in cui vuole staccare, tranne il lunedì che richiede invece la presenza di tutti. Quindi, per dire, vai al lavoro lunedì, martedì, mercoledì ti fai i cazzi tuoi, e poi torni giovedì e venerdì. E poi due giorni ancora free. O magari stacchi direttamente il venerdì, e via col weekendino lungo. Dai, figata.

“Quando abbiamo deciso se partecipare al progetto pilota, l’azienda si è assicurata che i nostri standard qualitativi rimanessero elevati, quindi siamo stati immediatamente attratti dal principio del modello 100:80:100 su cui viene eseguito il pilota: 100% della retribuzione per l’80% delle volte, in cambio dell’impegno a mantenere almeno il 100% di produttività”. Oh, per la Tichborne sta andando tutto alla grandissima. Tutte le faccende domestiche che prima faceva durante il fine settimana, condizionando così eventuali uscite e divertimenti, adesso le appioppa al terzo giorno libero, trascorrendo il weekend con la famiglia, senza sbatti. “Da mamma single ho sempre dovuto destreggiarmi tra lavoro, scuola e fare l’autista per i miei figli, ma questo nuovo sistema significa che posso essere lì per i miei figli e godermi il nostro tempo insieme”. Soddisfatta la lavoratrice e soddisfatta l’azienda. Win win. Già, perché la Jill assicura: “La mia prestazione lavorativa non è stata minimamente influenzata. Mi sento molto più concentrata nei giorni in cui lavoro”.

Insomma, tutti stra contenti. I colleghi di Jill, a detta della della donna, sono più felici e meno stressati. Si sono ridotti i giorni di malattia e il cambiamento non ha avuto alcun impatto sugli standard operativi. “Da quando siamo passati a una settimana di quattro giorni, vediamo notevolmente più lavori completati su base giornaliera. Ciò è stato ottenuto perché il personale è meglio riposato. Sono ancora i primi giorni del progetto pilota, ma sembra molto improbabile che torneremo alla settimana lavorativa di cinque giorni”. Oh raga, Jill è solo l’ultima delle testimonianze positive in tal senso. Quand’è che potremo fare un test anche in Italia? Eddai, giusto per provare.

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