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Lieto fine per il glicine di piazzale Baiamonti: Sala ha deciso di salvarlo

Il Mayor ha deciso di salvare il glicine e i due tigli, che rischiavano di essere seccati per fare spazio al nuovo museo della Resistenza. Il glicine "verrà potato per permettere i lavori ma in un paio di anni tornerà esattamente come oggi".

E dopo tante proteste, petizioni e messaggi social alla fine il glicine di piazzale Baiamonti ce l’ha fatta. Beppe Sala non ha potuto non vedere quanto affetto si è sprigionato attorno alla pianta, arrampicata sul Circolo Ex Combattenti e Reduci, ma anche attorno ai tigli, al nespolo e agli altri arbusti storici. Lo sapete – no? – che il monumentale glicine e le altre piante erano destinati al taglio per fare spazio al nuovo museo della Resistenza, come vi avevamo raccontato tempo fa in un recap. E insomma… alla fine il Mayor ha ceduto.

Ieri Beppe Sala ha incontrato i promotori della raccolta firme, che su Change.org ne hanno messe insieme ben 51mila. “La nostra proposta – ha detto Sala – è la seguente e mi sembra una proposta che ha riscontrato positività: di salvare integralmente il glicine. Verrà potato per permettere i lavori ma in un paio di anni tornerà esattamente come oggi. Poi ci sono cinque piante, quattro tigli e un bagolare, i due tigli li possiamo salvare al 100%, sugli altri si lavorerà”. L’idea del primo cittadino è quella di mettere un punto su questa storia, per vedere tutti contenti. Win to win. “Oggi la considero un po’ la giornata conclusiva di questo percorso e spero e ritengo che potrà andare tutto bene”.

Quindi, confermiamo, il glicine resterà dov’è. Certo, sarà potato ma ok, ci può stare. “Bisognerà pensare che per un paio di anni non lo si vedrà delle dimensioni attuali ma ricrescerà esattamente come adesso. Si sta lavorando ad una modifica del progetto, che mi rende tranquillo perché non comporta costi eccessivi, e non allungherà i lavori”. Come saprete se siete sul pezzo, all’interno dell’area che comprende anche il giardino intitolato a Lea Garofalo, in piazzale Baiamonti, sorgerà il Museo Nazionale della Resistenza, collocato all’interno della seconda piramide di Herzog&DeMeuron e finanziato dal ministero della Cultura. Lunedì 29 maggio circa 200 persone si erano ritrovate per l’ennesima protesta volta a chiedere al Comune e al ministero della Cultura di risparmiare gli alberi e il glicine modificando il progetto della piramide Herzog. Tra gli altri anche Giovanni Storti e il nostro Germano Lanzoni, gli Elio e le storie tese e Fabio Volo. Oh, alla fine è andata bene dai.

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