Belli i tempi in cui raggiungevi la Riviera (di Levante, di Ponente, Romagnola…), aprivi la Gazza alla mattina alle 8.30 sotto l’ombrellone e la rinchiudevi alle 17.30, prima dell’ultimo puccio… e via andare così, per un mesetto, fino a quando non tornavi in ufficio a salutare i colleghi che avevano fatto altrettanto. Adesso no, la vacanza non può più essere “vacanza”, cioè – dal latino “vacuum”, un buco di tempo in cui non fare una sega, “vuoto”, e deve diventare “skillcation“, un periodo in cui imparare e “sviluppare competenze”. No, la competenza di dormire non basta, dovete imparare a fare o a essere qualcosa di nuovo: l’apicoltore zen, l’esperto di falconeria medievale, la produttrice di kombucha in una yurta tibetana.
Che fine ha fatto il relax
La vacanza relax è morta oppure sopravvive piena di sensi di colpa nei confronti della “crescita personale“. E chi sono i portatori sani di questa nuova “malattia”? Millennials e Gen Z, obv. Secondo il trend report 2026 di Hilton, che di alberghi e vacanze se ne intende, oltre il 70% dei viaggiatori vorrebbe usare le ferie per sviluppare una passione o una nuova competenza. Una settimana in un villaggio vista mare? Ma perché, quando potresti andare a mungere capre in Svizzera “per riconnetterti con il territorio”. Un viaggetto in Marocco? Sì, ma a patto di imparare a cucinare il tajine sotto lo sguardo attento di una nonna berbera che ti giudica in silenzio mentre tagli il coriandolo. Un capatina a Kyoto, che il Giappone tira sempre di brutto? Va bene, ma solo se vai a meditare con un monaco zen pronto a percuoterti con un bastone se perdi la concentrazione.
Attenzione, non parliamo del “turismo esperienziale” che esiste già da anni. No, qui siamo al trionfo dell’ansia da ottimizzazione applicata alle ferie. La vacanza non deve più farti riposare. Deve migliorarti. Devi tornare con “una competenza trasferibile”. Preferibilmente raccontabile su Instagram e, meglio ancora, spendibile su LinkedIn in chiave di post motivazionale.

Ma facciamo qualche esempio
Gli esempi rasentano il delirio creativo. Negli Stati Uniti spopolano resort dove puoi apprendere l’arte della falconeria, lanciare tomahawk o costruire coltelli artigianali nei boschi della California. Oppure, i retreat in Arizona dove impari ranching, tiro con l’arco e sopravvivenza nel deserto mentre un coach ti spiega che “il vero cavallo da domare è il tuo ego”. In Costa Rica vai per prendere il sole e torni istruttore semi-certificato di surf. In Svizzera esistono workshop dedicati alla produzione tradizionale di formaggio alpino. Il corso di cucina in Toscana si trasforma in “immersione sensoriale nel patrimonio agroalimentare” italiano.
Anche voi sentite odore di supercazzole? E non avete ancora sentito la deriva wellness-spirituale: yoga all’alba a Bali, breathwork in Puglia, foraging in Scandinavia, corsi di botanica meditativa a Big Sur. Tutto molto rigenerante, finché non ti ritrovi a pagare 4.800 euro per raccogliere erbe spontanee con un tizio chiamato Skywolf. Il vero dettaglio straordinario di tutto questo è che più la skill è inutile nella vita reale, più sembra attirare vacanzieri. Nessuno parte per imparare Excel… tutti a fare ceramica raku, distillazione botanica, apicoltura sostenibile o basket weaving ancestrale.

Quindi, scava scava, a nessuno frega poi così tanto di imparare: quel che conta sono le foto su Instagram, i post su LinkedIn e i racconti da fare al primo aperitivo di settembre coi colleghi. Le destinazioni si stanno adattando rapidamente. Il Marocco punta sui corsi di cucina tradizionale. Il Giappone vende calligrafia, karate e meditazione. La Toscana ovviamente monetizza qualunque cosa contenga olio, vino o pasta fatta a mano. La California propone laboratori creativi immersivi tra sequoie e mindfulness. E in Grecia ormai puoi trovare retreat che combinano yoga, vela, astrologia e “guarigione energetica marina”.
Sembra che siamo davvero diventati incapaci di stare fermi sotto l’ombrellone o anche solo sotto un albero. Le ferie devono produrre valore e il relax deve avere KPI, risultati misurabili e crescita personale. Il turista vecchio stile tornava con una calamita da frigorifero. Il nuovo torna caricato a pallettoni per aprire un micro-caseificio biodinamico nelle Langhe. Insomma, non vogliamo più semplicemente scappare dalla vita quotidiana, ne vogliamo una completamente nuova: io, ad esempio, voglio contare tutti i tipi di -cation che ci sono: Skillcation, Quietcation, Stocation.









