Se ci immaginiamo qualcuno che appende un cartello “Vietato l’ingresso ai maranza”, probabilmente ce lo immagineremmo a Milano. E invece… a inizio gennaio, questo messaggio è apparso nero su bianco sulla porta di un ristorante di Palermo, il CitySea, gestito dallo chef Natale Giunta, divenuto in passato famoso per la sua lotta contro il “pizzo”: l’obiettivo del Giunta è quello di tenere lontani i personaggi aggressivi, cafoni, maleducati. Naturalmente, poteva forse un cartello del genere non suscitare polemiche?
Naaa!
“Per i maranza divieto assoluto”
“Da oggi esce il primo divieto ufficiale del CitySea, spero che tanti colleghi aderiscano a questa iniziativa. Io non posso entrare: no maranza, occhiali Cartier, barba da delinquente, collanona, tu qua non sei gradito, non devi entrare, c’è il divieto assoluto” ha annunciato Natale Giunta in un video condiviso sul suo profilo Facebook.
“L’accesso è vietato. la tua presenza non è benvenuta, il tuo stile non è ammesso. Vesti con tuta lucida di imitazione Armani, occhiali Cartier falsificati, un borsello Gucci fake e una collana di provenienza incerta, il tutto accompagnato da una barba che richiama stili discutibili di gomorrista. Pertanto ti invito a non entrare nei miei locali”. Una descrizione al dettaglio, insomma. ma il problema dunque è l’atteggiamento, che può essere magari disturbante, oppure è solo una questione di stile non apprezzato?
Giunta aggiusta il tiro
Viste le polemiche suscitate dal cartello, che ha dato adito a sospetti discriminatori, Giunta è tornato sull’argomento per aggiustare il tiro e spiegarsi meglio. “Il mio messaggio è destinato a un pubblico ben preciso: lo riconosciamo facilmente. Sono consapevole di poter essere frainteso, quindi desidero chiarire una volta per tutte: non intendo affermare che chi sfoggia una barba non sia ben accetto. Il mio obiettivo è puntare il dito contro individui malavitosi che si presentano in gruppi, senza alcun rispetto nei confronti di chi lavora, di chi garantisce la sicurezza dei clienti e di chi desidera divertirsi in un ambiente tranquillo, avendo il sacrosanto diritto di farlo senza compromettere la propria incolumità.
E poi ancora, “A Palermo si sono verificati eventi gravi e continuano a verificarsi, con liti che esplodono sia dentro che fuori i locali. Ho voluto lanciare un messaggio forte perché la situazione è degenerata. La sicurezza è diventata un miraggio. O, meglio, c’è una percezione di totale insicurezza, alimentata da episodi gravi. Ribadisco: per chi gestisce un locale, ogni singolo episodio può trasformarsi in un problema serio, con conseguenze significative. Continuerò a dire di no“.
Che ne pensate?








