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Qual è il vostro supermercato preferito? Vediamo se corrisponde a quello della maggior parte degli italiani

La spesa, intendiamo... Un'indagine di Altroconsumo svela tutti i segreti del carrello degli Italiani.
14 Gennaio 2026

Prima di chiudere definitivamente l’album di famiglia del 2025 Altroconsumo ha pronta la fotografia aggiornata della spesa quotidiana degli italiani, scattata dall’indagine condotta fra 2024 e 2025, chiedendo a oltre 22.000 consumatori di raccontare dove vanno a fare la spesa e, soprattutto, se ne escono vivi.

Il verdetto è chiaro: il supermercato resta il centro di gravità permanente delle nostre vite alimentari, ma non è più l’unico pianeta del sistema. Il mondo della distribuzione si sta frammentando, i discount continuano a macinare consensi, le insegne locali si prendono le loro rivincite e l’online, per ora, resta il parente strano che vediamo solo a Natale.

Vai col brief

Partiamo dalle certezze. Tra le grandi catene nazionali, a guidare la classifica è ancora NaturaSì, che conquista 79 punti su 100 nell’indice di soddisfazione costruito da Altroconsumo. Subito dietro si piazzano Ipercoop (insieme a Coop&Coop), Esselunga e Coop, tutte racchiuse in un fazzoletto di gradimento alto. Gli italiani quindi continuano a premiare assortimento ampio, qualità dei prodotti e punti vendita che non sembrino set di The Walking Dead dopo il passaggio del weekend. Esselunga, in particolare, resta la palestra olimpica dell’efficienza: ordine, scaffali leggibili e code alle casse che non richiedono viveri di sopravvivenza. Coop e Ipercoop, invece, portano a casa applausi soprattutto per frutta, verdura e prodotti a marchio proprio.

E mentre anche il ceto medio ormai combatte quotidianamente con il prezzo delle zucchine, i discount smettono definitivamente di essere percepiti come il piano B della spesa. Eurospin e Aldi svettano tra le catene low cost con 76 punti su 100, seguite a un millimetro da Dpiù con 75. Qui non vince solo il risparmio: il 71% dei clienti giudica “buoni o molto buoni” i prodotti a marchio, il 65% promuove pulizia e comodità dei punti vendita.

Hai capito le piccole insegne?

La vera sorpresa, però, arriva dal fronte delle insegne locali. Sono loro a conquistare i giudizi mediamente più alti. La catena DEM, presente tra Lazio e Abruzzo, tocca quota 78 punti, praticamente appaiata alla prima della classe nazionale. Subito dietro si piazzano Visotto, Rossetto, Iperal, Tosano e Mercatò, tutte a 77 punti. Su 40 insegne territoriali analizzate, ben 13 rientrano nella fascia di qualità “ottima”: a contare sono soprattutto la vicinanza e il rapporto umano, la sensazione che se chiedi dov’è il lievito non stai disturbando nessuno e non rischi il vaffa. Certo, in alcuni casi contano anche i prezzi aggressivi e gli sconti; in altri ancora semplicemente il fatto che qualcuno ti guarda negli occhi mentre ti pesa le mele.

La spesa online? Non pervenuta

E poi c’è il grande bluff contemporaneo: la spesa online. Sulla carta dovrebbe aver conquistato tutto, nella realtà riguarda ancora una minoranza. Solo il 12% degli italiani compra cibo su internet e appena il 2% lo fa ogni settimana. Numeri da nicchia, non da rivoluzione. Chi la utilizza è in media soddisfatto, con Esselunga in testa tra le nazionali a 77 punti e alcune insegne locali come Iperal e Bennet a quota 75, ma il messaggio è chiaro: la spesa resta una faccenda fisica. Si annusa, si guarda, si tocca, si sospira davanti al prezzo delle fragole e si snasa l’ammorbidente prima di infilarlo nel carrello.

Non a caso, quando gli italiani escono dal perimetro del supermercato, tornano dritti verso i luoghi più classici della spesa. L’87% compra il pane in panetteria, il 79% va dal macellaio, il 50% entra in pescheria, il 47% si affida ai mercati rionali per frutta e verdura. Detergenti, cura personale e cibo per animali arrivano, invece, arrivano più spesso dalle catene specializzate.

Secondo l’indagine, condotta tra giugno 2024 e giugno 2025 su 22.616 questionari validi, nessuna insegna finisce in zona bocciatura, segno che il sistema tiene nonostante prezzi, inflazione e malumori. D’altronde, mangiare si deve e lavarsi sarebbe bene… Ma dentro questa tenuta del sistema commerciale c’è un’Italia che sperimenta, frammenta, mescola canali e punti vendita. Un po’ come fa con le carte di credito al momento del conto.

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