Dopo 65 anni nelle mani della stessa famiglia, la storica pasticceria Gattullo di piazzale Porta Lodovica cambia proprietà. A rilevarla è Vincenzo Dascanio, imprenditore e creativo noto nel mondo degli eventi, del lusso e del food&beverage.
A vendere è – chiaramente – Giuseppe Gattullo, terza generazione della famiglia che dal 1961 porta avanti uno dei locali più iconici della città. «Va bene così, sono contento di questa operazione, è giusto che il nome Gattullo venga valorizzato da chi ha i mezzi per farlo», racconta al Corriere. Una decisione ponderata, insomma, senza drammi e senza strappi.
Una storia che inizia nel 1961
La pasticceria Gattullo nasce il primo maggio 1961, fondata dal nonno Giuseppe, premiato con l’Ambrogino d’Oro per l’attività. Poi il testimone passa al padre Domenico Gattullo, cavaliere della Repubblica, e infine a Giuseppe, che negli ultimi 25 anni ha rappresentato il volto quotidiano del locale.
«Sono cresciuto qui dentro. Anche il Natale lo trascorrevo qui, perché il 25 dicembre eravamo aperti. Adesso no, preferisco stare con i miei figli: siamo aperti solo il 24», racconta Giuseppe.
Chi teme rivoluzioni può stare sereno. Per ora non cambia nulla: stesso personale, stesso ambiente old style, stesse specialità. Tra le più richieste restano il panettone e la brioche ai mirtilli, un grande classico per chi a Milano ha fatto almeno una colazione “seria” in questo tempio delle pause.
Giuseppe non sparisce: «Non è che vado alle Maldive — scherza — continuo a stare qui in pasticceria, faccio l’ambassador. Non vogliamo che sia uno shock per i nostri clienti». No trauma please.
Da Cochi e Renato a Gianna Nannini
Gattullo non è solo una pasticceria, è un pezzo di memoria collettiva milanese. Qui sono passati personaggi che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano. Cochi e Renato, quando ancora non erano famosi, provavano sketch ascoltando le battute dei clienti. «Una volta sono entrati con pinne, maschera e costume chiedendo: “Scusate per il mare?”», ricorda Domenico Gattullo. Geni.
Dopo gli spettacoli al Derby cabaret, qui si facevano spaghettate notturne con Bruno Pizzul ai fornelli, e al tavolo c’erano Enzo Jannacci, Teo Teocoli, Diego Abatantuono, Massimo Boldi. Oggi tra gli habitué ci sono Gianna Nannini e Stefano Accorsi.
E sì, Gattullo è anche territorio rossonero: «Questa è la seconda casa del Milan», assicura Giuseppe. Passano spesso Baresi e Massaro, ma anche i cugini interisti sono sempre benvenuti, da Zanetti al presidente Moratti. Neutralità diplomatica, stile Milano.
Perché vendere oggi
La decisione di vendere non arriva a caso. «I tempi sono cambiati — spiega Giuseppe — i marchi storici come i nostri devono avere una spinta, qualcuno che investa. Altrimenti le attività di famiglia sono destinate a morire».
Pesano i costi delle materie prime, aumentati drasticamente, e la difficoltà nel reperire personale qualificato, dai barman ai pasticceri. «Si fa fatica a trovare gente brava, con esperienza e che abbia voglia di lavorare». E aumentare troppo i prezzi, con stipendi fermi, non è un’opzione.
Nel corso degli anni le offerte non sono mancate, ma Giuseppe ha scelto di vendere ora e a Vincenzo Dascanio. «Ci siamo trovati subito. L’anno scorso è entrato qui e si è innamorato di questo posto, della sua storia, della sua tradizione».
Il progetto? Ampliare il marchio Gattullo, portandolo oltre piazzale Porta Lodovica, ma senza snaturarne l’identità. «Mi piace il suo progetto, pur preservando i valori che hanno reso Gattullo un riferimento per Milano».








