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Il piacere di farsi del male: il nostro viaggio imbruttito nei luoghi s4domaso di Milano

Come trasformare le giornate afose in giornate bollenti? Facile, basta andare in un dungeon per il sadomaso. Ecco due cantine qualunque dove non troverete l'albero di Natale...
20 Luglio 2026

Restare a Milano con queste temperature è da veri masochisti e obbligarti a restarci per lavorare da veri sadici. Che le due cose abbiano risvolti più ampi? In attesa della risposta giusta, abbiamo deciso di fare un salto dove il sadomaso si pratica davvero: i dungeon. Mmmm, dove avete già sentito questo nome… Intanto se siete degli habitué della materia, al contrario di chi scrive. E poi certo, se amate i giochi di ruolo come Dungeons&Dragons (ormai universalmente conosciuto grazie a Stranger Things) in cui “dungeon” ha il suo significato originale: prigione segreta per torture. Ecco, diciamo che nei dungeon milanesi le torture sono rimaste, ma quando hai finito di praticarle o subirle ti rivesti e torni a casa felice.
Ma come felice?! Eh sì, raga, Milano è piena di persone che adorano farsi legare, incatenare, frustare, sculacciare, fustigare nei modi più fantasiosi… solo che fra le mura domestiche fanno un po’ fatica a praticare, per una serie di motivi logistici non indifferenti:

  1. Lo spazio. Pali, gabbie, catene, altalene, lettini attrezzati… hanno dimensioni important e nel trilocale di famiglia far saltare fuori la stanza dei Giochi (come si chiama in gergo) è un po’ dura. Qualcuno ci ha provato con lo sgabuzzino delle scope, ma destreggiarsi fra l’aspirapolvere e il gatto a nove code non è comodo.
  2. Il sonoro. Sia la pratica, sia l’effetto producono suoni che i vicini potrebbero non gradire e dei quali anche voi, il giorno dopo, uscendo in giacca e cravatta per andare in ufficio, potreste essere un po’ imbarazzati.
  3. L’attrezzatura. Ha un certo costo e, oltre un certo limite, anche questa occupa un certo spazio. Un conto è nascondere un paio di manette nel comodino, un altro sistemare un intero set di fruste, frustini, strap-on e inserti di vario tipo, maschere, corde, collari e guinzagli (qui se avete un cane siete a posto, a meno che non sia un chihuahua).

Quindi? Quindi se non siete Christian Grey e non avete la Stanza dei Giochi nel vostro lussuoso appartamento di Seattle, meglio rivolgersi a uno specialista, con un suo spazio insonorizzato, attrezzatura dedicata costantemente pulita e lucidata, riviste da sfogliare… Ho capito, ma dove lo trovo uno specialista del sadomaso io che arrivo dalla Bassa?! Beh, intanto online, dove gli indirizzi non mancano, e poi con il passaparola. Certo, bisogna superare un po’ l’imbarazzo iniziale ma una collezionista di epic fail come me non si spaventa mica per così poco: “Ciao! Ho visto che hai questo contatto, me lo passi?”. Voilà! E così, un pomeriggio di giugno comincia il mio viaggio per le cantine milanesi trasformate in celle BDSM. E ovviamente, mentre viaggio sui mezzi, mi informo almeno su che minchia voglia dire BDSM. Testuale Wikipedia restituisce:

Bondage & Disciplina (B&D)
Dominazione & Sottomissione (D/s o Ds)
Sadismo & Masochismo (S&M o SM)

Sia chiaro, qui è un po’ come il Fight Club. Ve lo ricordate Brad Pitt (quando aveva ancora quell’aria sbruffona che veramente ce lo saremmo legate al letto) che enunciava le regole? “Prima regola del Fight Club: Non parlate mai del Fight Club. Seconda Regola del Fight Club: Non dovete parlare mai del Fight Club“. Io arrivo, entro, faccio domande e foto, ottengo risposte e spiegazioni, ma mai e poi mai potrò far uscire dettagli personali, nomi, cognomi, gusti, richieste, indirizzi… Questo è un mondo parallelo, un SottoSopra senza spore in cui quelli che fuori sono teneri bambini si trasformano in demogorgoni e, viceversa, quelli che fuori fanno gli stronzi più stronzi in ufficio vengono qui ed espiano le loro colpe nodo dopo nodo, frustata dopo frustata, umiliazione dopo umiliazione.

Capitolo 1. Dungeon Milan e Marco, il Master

Qui si arriva comodi comodi in metro. Si suona un anonimo campanello, si attraversa un androne fino a una scaletta carina e via, una porta dopo l’altra, una tenda dopo l’altra, si arriva in un posticino tranquillo, fresco, con tanto di frigo, microonde e divanetto. “Questo posto c’è da 25 anni. Prima era per uso mio e di colleghi e amici di questo mondo: facevamo feste o altro. Poi, dato che lo utilizzo molto molto meno di un tempo, da un anno ho deciso di metterlo a disposizione di chi può averne bisogno. Sia chiaro, non sono un filantropo, ma prima di smontare tutto, ho pensato che magari ci sono persone che vogliono condividere“.

Tipo?
Persone di tutti i tipi: coppie eterosessuali, coppie transessuali, travestitismo, micro gang bang, master che vengono da altre regioni per incontrare i loro sottomessi qui a Milano… È uno spaccato vario, riescono sempre a stupirmi le persone che arrivano, come la coppia di neo fidanzati intorno ai 20 anni in arrivo dalla provincia, che sono tornati 3 o 4 volte, oppure la coppia di ultrasessantenni che mi dice: “Grazie perché era da tantissimi anni che non giocavamo così bene tra di noi”. Perché a casa possono farlo, ma fino a un certo punto.

In effetti, non è che tutti possono permettersi questi attrezzi.
Sì, poi l’ambiente, la mente non riesce a lasciarsi andare…

E come ti trovano?
Beh, ormai sono finito anche sul Corriere della Sera! Mi vanto coi miei amici perché sono finito prima del matrimonio di Dua Lipa!“. Eh, a saperlo lo organizzava qua, ma forse il tuo lavoro non è organizzare matrimoni.No, effettivamente faccio altro. Faccio altro anche da questo, ma in generale non mi piace avere un’etichetta“. Per carità!

Chi sono per sapere domani che cosa mi piace e che cosa ti piace? Qua dentro ognuno si sente libero di buttare via la propria maschera, la propria armatura, e di raccontare le cose più nascoste, tanto nessuno viene qui per giudicare. Ad esempio, è venuta una ragazza con un mio amico master, molto compressa anche dalla religione: mi raccontava che quando frequentava il catechismo una sua amica gli ha messo sotto i “libri ufficiali” una copia camuffata di “50 sfumature di grigio“.
Un testo sacro anche quello…
E, praticamente, il suo corpo reagiva in modo molto diverso dallo spirito religioso“.
Per fortuna, direi.
Quindi lei ha bisogno di una significativa dose di dolore per abbandonarsi e lasciarsi andare anche fisicamente. Ognuno ha i meccanismi: per qualcuno è il romanticismo, per chi ha dovuto costruirsi delle armature magari ha bisogno di essere immobilizzat* e provare dolore per liberarsi.

Quindi, fammi capire bene: mi faccio legare o incatenare per sentirmi libera?
Sì, libera da te stessa e libera da tutto quello che hai dovuto costruire. Mi arrivano donne direttrici di banca, mi sono arrivate coppie dove lei magari è primario in ospedale… Sono mogli, madri, professioniste con vite molto intense, in un mondo maschilista, quindi sono donne molto molto forti che hanno bisogno di prendersi una vacanza da loro stesse.” In estate, poi…

Vengono qua e dicono: “Fammi quello che vuoi”. Ovviamente questa frase la dici solo a una persona di cui ti fidi e che lasci “entrare nella tua bolla”, come dicono molti: la bolla della loro fantasia, quella che hanno bisogno a volte di richiamare.

Forse ognuna fantastica di essere diversa in momenti diversi della vita.
Assolutamente sì. Anche la stessa persona che torna è ogni volta un foglio bianco su cui iniziare a scrivere. Io, con tanti anni d’esperienza, è un po’ come se avessi modo di comprendere meglio quali sono le cose che vogliono ogni volta. Mi metto in ascolto e devo trovare il trigger giusto, perché quando penso che quella persona è uguale a una delle altre che è passata di qua ho già sbagliato. Chi viene qui vuole sentirsi una persona unica, desiderata per quello che è, non per quello che rappresenta fuori, ma ha bisogno di questa messa in scena per entrare nella sua bolla e lasciarsi andare“.

Uh mamma, io m’aspettavo un elogio del dolore con Slave&Master in sottofondo, e invece mi ritrovo a una lezione di filosofia… Molto insidioso! Ma per diventare Master si fa un master?!
Intanto io non sono un giovanotto. Poi, come tutte le arti, si impara leggendo i classici, si impara guardando gli altri… e poi si reinterpreta tutto con la propria pratica e soprattutto bisogna capire la persona che si ha di fronte. È come una partita a tennis: io ti tiro la palla, tu me la rimandi indietro… Non ti dico: “Gioca a tennis mentre io ti guardo”. Questa capacità di sentire l’altro è ciò che io definisco “il dono”: il dono di sentire quando la persona nuda e legata si sta abbandonando e consegnando a te e questo ti riempie di fiducia, ma anche di una grandissima responsabilità, perché senza dire nulla la persona mi sta dicendo: “Fai di me quello che vuoi perché io mi fido di te che non farai mai più di quello che io voglio subire“.

Speriamo che sia chiaro per tutti, non si potrebbe semplicemente chiedere?
Una donna non può mai chiedere quello che desidera“. E te pareva… “Si rompe il gioco. Mi toglie il piacere di sorprenderla. Se io voglio sorprendere una persona con un mazzo di fiori, non aspetto che me lo chieda: glielo porto quando non se lo aspetta“.

Ricapitoliamo. Questo è un posto in affitto (50 / 80 euro per 4 ore a seconda dell’orario, come riporta anche l’articolo di Corriere) ma se per caso qualcuno avesse voglia o bisogno di un aiutino… Marco può farci un pensiero.
Prima però voglio vedere in faccia le persone e conoscerle. Per me è dare qualcosa, dedico passione e cura: se non sento fiducia reciproca non faccio nulla. Non è un bed&breakfast in affitto“.

Giusto. Nei club c’è sempre la selezione all’ingresso. Ma come si arriva qua?
Principalmente con il passaparola. Ci sono club dove chi pratica si incontra, come il Nautilus, oppure pagine sui social media, ma più di tutto il passaparola“.

Questo è il tuo reddito?
No, io sono un imprenditore, con dipendenti e collaboratori“.
Del settore?
No, faccio tutt’altro. Mi piace tenere separati gli ambiti, non devono interferire a vicenda. Le emozioni che emergono qui qui devono rimanere. Quando usciamo da qui, abbiamo bisogno di essere anonimi e protetti“.

Quale dei tuoi clienti ci lascerebbe stupiti?
Molte delle persone che vengono qui nel ruolo di schiavi con la loro mistress sono persone di potere: un grande esperto della materia, che ha scritto riviste e testi sul BDSM, ha detto che “Il sadomaso è l’ironia del potere”. Molte sono persone conosciute, ma forse potrebbero stupirti anche tante coppie normali che fuori hanno il loro equilibrio e qui ne vogliono vivere un altro. Ecco, in quel caso, la cosa difficile per il master è aiutare a cambiare l’equilibrio senza intrufolarsi nella coppia“.
Che per quello c’è già l’amante.

Capitolo 2. Dungeon Hedonism Terapya Milano

Un’altra giornata bollente a Milano. Una zona un po’ distante dalla prima ma sempre abbastanza centrale. Al Dungeon Hedonism Terapya Milano arrivo in tram, sotto il sole di Mezzogiorno. Di nuovo per rinfrescarmi non devo fare altro che attraversare un portone, un cortile, una scaletta… e via, eccoci fra tende viola, tappeti rossi e strumenti di tortura dell’Inquisizione fatti fare ad hoc da un artigiano. Se il primo Dungeon era una capsule essenziale, questo è un vero e proprio lunapark del sadomaso: maschere di tutti i tipi, fruste di tutti i tipi, un’intero ceppo di pinze per i capezzoli, angolo clinical, gabbia inglese con i punteruoli, un fallo di pietra ispirato probabilmente a un rinoceronte viste le dimensioni, il braccio di John Holmes, la croce di Sant’Andrea, una bara in cui farsi rinchiudere, materiale per la mummificazione, un piano orizzontale con blocchi per piedi e caviglie e botola per le torture genitali… I clienti che arrivano dall’Italia e dall’estero non devono portarsi nulla, perché qui trovano di tutto, di più, come diceva la Rai una volta.

La cripta segreta ha un sito internet 18+, che è l’età minima per accedere. Le regole sono chiarissime, soprattutto rispetto all’igiene. Se qualcuno si fa prendere un po’ la mano con le pratiche, è bannato: no cera, no pissing, no squartino, no skat, no trans (ma ok tutte le altre lettere di LGBQ+). La conversazione questa volta è e rimane anonima: d’altronde, il mistero è l’ingrediente fondamentale di questo mondo. Io vengo accolta da un tuttofare che si occupa delle pulizie e che se la ridacchia un po’. Forse uno slave? Di certo vorrei che i maschi di casa mia fossero servizievoli come lui.

Tutte le info le ottengo via sms dal numero di riferimento.
Quanto costa affittarlo?
Prezzo variabile con cauzione“.
Ci si vive?
Non si può vivere di questo“.
Cliente tipo?
Alto spendente, italiano e straniero. Molti uomini di potere e professionisti di alto livello“.
Che cosa cercano?
Molti vogliono aver paura, perché magari sono grandi imprenditori e là fuori non devono avere paura di niente. Altri vogliono andare oltre i limiti a cui sono costretti a casa, quando fanno per conto loro“.
Tipo?
Si inchiodano“.
Urca.
Poi si infilzano, si trafiggono, si mettono la cera calda… Sono masochisti, dolore e piacere insieme“.
Giovani?
Ci sono prezzi accessibili anche per loro, perché altrimenti non saprebbero dove praticare. Nei motel si sente tutto e ti chiedono i documenti… Hanno anche trovato posti con le telecamere che trasmettevano in diretta su internet. Qui è tutto sicuro“.
Coppie?
Certamente, anche omosessuali e queer. I trans invece non entrano perché fanno casino e sporcano“.

Mi guardo attorno per un bel po’. La cosa che mi affascina di più, oltre all’uomo che pulisce con una precisione millimetrica, è uno slapper con la suola carroarmato, forse perché negli Anni Ottanta non ho potuto avere le Timberland… E poi un baffino con le orecchie da gatto che mi diverte moltissimo.
Quanto tempo si può stare qua? “Anche sei ore. Se resisti“.

Bah, con un uomo che fa le pulizie e l’aria condizionata non mi muovo più.

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