Per anni abbiamo discusso di smart working, casual Friday, dress code più rilassati e uffici sempre meno formali. Alla fine, però, per convincere gli uomini ad andare al lavoro in pantaloni corti serviva una cosa molto più semplice: un caldo assurdo.
Le estati sempre più torride stanno cambiando anche il modo di vestirsi in ufficio e quello che fino a qualche anno fa sembrava impensabile in determinati ambienti professionali sta lentamente diventando accettabile. Bermuda al ginocchio, camicie e pantaloni in lino, t-shirt, sneakers: il guardaroba da lavoro maschile si sta alleggerendo. Avete notato? Poi chiaro, un conto è un elegante pantalone corto scuro, in lino, un conto è il bermuda con i fiorelloni hawaiani. No maranzate.
Nessuno, quindi, sta suggerendo di presentarsi alla riunione delle 9 con pantaloncino dell’Inter e ciabatta. Almeno per ora.
Pantaloni corti in ufficio: Tokyo ha aperto la strada
Una delle spinte più interessanti arriva dal Giappone. Già nel 2005 il governo giapponese aveva lanciato la campagna “Cool Biz”, nata per ridurre il consumo di energia elettrica negli uffici invitando i lavoratori ad adottare un abbigliamento meno formale, lasciando a casa giacca e cravatta.
Quest’anno Tokyo è andata oltre, incoraggiando i dipendenti ad abbandonare anche i pantaloni lunghi e aprendo a bermuda, t-shirt e scarpe da ginnastica sul posto di lavoro.
Una piccola rivoluzione, considerando quanto il dress code professionale sia storicamente importante nella cultura lavorativa giapponese.
E il Giappone è tutt’altro che un caso isolato.
Pantaloni corti anche negli uffici europei
Il nuovo dress code estivo sta prendendo piede anche in Europa. Secondo quanto riferito a Reuters dai principali retailer, in Gran Bretagna stanno aumentando parecchio gli acquisti di pantaloncini e abiti da uomo in lino, con una crescente attenzione verso tessuti più freschi e traspiranti.
«I confini tra lo stile ‘da pendolare’ e quello ‘da vacanza’ si stanno assottigliando», ha spiegato Martha Hibberd, responsabile acquisti dell’abbigliamento maschile dei grandi magazzini britannici John Lewis.
I numeri sembrano darle ragione. Marks & Spencer ha registrato tra giugno e luglio un aumento del 183% delle vendite di pantaloni di lino da uomo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Praticamente il lino sta vivendo il suo prime time. E chiunque abbia preso la metro alle 18 con 35 gradi può facilmente intuire il perché.
Anche i brand stanno cambiando
Il cambiamento delle temperature sta iniziando a influenzare direttamente anche le strategie dei grandi marchi di moda.
H&M, uno dei maggiori retailer europei, ha annunciato l’intenzione di introdurre più capi leggeri e posticipare l’arrivo delle collezioni autunnali, adattandosi a stagioni calde che durano sempre più a lungo.
«A quanto pare, non si torna indietro in tema di cambiamenti climatici», ha dichiarato Andreas Lowenstam, responsabile del design dell’abbigliamento maschile di H&M.
Anche Hugo Boss si è mosso nella stessa direzione, ampliando la propria offerta di pantaloncini sartoriali in cotone attraverso la linea “Boss by Beckham”, realizzata insieme a David Beckham.
Il messaggio sembra abbastanza chiaro: il pantalone corto da uomo sta provando seriamente a uscire dalla categoria “aperitivo a Formentera” per entrare in quella “call delle 15 con il cliente”.
Bermuda al lavoro sì, ma occhio al dress code
La tendenza è già visibile anche nei grandi centri finanziari europei, dalla zona di Canary Wharf a Londra fino a Francoforte. Questo però non significa liberi tutti.
Alla DNB, la più grande banca norvegese, per esempio, il personale può indossare pantaloncini e gonne anche al lavoro, purché rimanga un certo livello di eleganza.
«Tuttavia, probabilmente stiamo parlando di capi più eleganti e di una certa lunghezza, piuttosto che di una gonna da ballerina o di un paio di pantaloncini da calcio sbarazzini in stile anni ’70», ha spiegato a Reuters il portavoce Vidar Korsberg Dalsbo.
Insomma: bermuda sartoriale sì, pantaloncino da calcetto con il numero 10 probabilmente ancora no. Ragionevole.
A Varsavia un autista in gonna per protesta
Altrove il caldo ha portato a proteste decisamente più creative.
A Varsavia, un autista di autobus esasperato dalla divisa estiva si è presentato al lavoro indossando una gonna, per protestare contro l’obbligo di utilizzare i classici pantaloni lunghi in poliestere.
«Questi materiali ci fanno sudare e surriscaldare», ha spiegato l’uomo, identificato con il solo nome di Darek.
Una protesta che riporta il discorso al punto di partenza: con temperature sempre più elevate, il dress code sul posto di lavoro rischia di diventare anche una questione di comfort e benessere, oltre che di stile e formalità.
Il dress code da ufficio sta davvero cambiando?
Probabilmente sì, anche se difficilmente vedremo da domani mattina tutti i manager della City arrivare in bermuda.
Il cambiamento interessante riguarda soprattutto ciò che viene considerato “professionale”. Giacca e cravatta hanno già perso terreno in tantissimi settori, le sneakers sono entrate stabilmente negli uffici e adesso anche pantaloncini sartoriali e tessuti molto più leggeri stanno iniziando a superare l’ultimo grande tabù del guardaroba maschile estivo.
D’altronde, quando fuori ci sono 38 gradi e dentro la metro altri 74 percepiti, forse il vero benefit aziendale del futuro sarà semplicemente questo: poter andare in ufficio senza i pantaloni lunghi.









