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Loud Budgeting, parliamo del trend che normalizza il dire “non voglio spendere”

Il principio è molto semplice: dire apertamente che una certa spesa non rientra nei propri programmi, senza inventarsi scuse improbabili
1 Settembre 2026

Si chiama Loud Budgeting ed è uno dei trend finanziari più interessanti usciti da TikTok negli ultimi anni. Anche perché, evento più unico che raro, stavolta i social non ci stanno convincendo a comprare qualcosa. Anzi: ci stanno dicendo che va benissimo ammettere di non voler spendere.

E in una città come Milano, dove un aperitivo ai Navigli può facilmente trasformarsi in 25 euro di conto, il brunch della domenica ormai richiede un minimo di pianificazione finanziaria e tra cene, eventi e weekendini il budget parte che è un piacere, il concetto ci riguarda parecchio. Ah, e non dimentichiamoci che siamo a settembre, quanti dindini ci sono rimasti dopo le ferie?

Ecco.

Ma quindi: cos’è il Loud Budgeting? E soprattutto, dobbiamo davvero annunciare agli amici che siamo in spending review?

Cos’è esattamente il Loud Budgeting?

Il termine gira sui social da gennaio 2024, quando Lukas Battle, creator americano, pubblicò un video TikTok diventato virale – oltre 1,5 milioni di visualizzazioni secondo Fortune – presentando il Loud Budgeting come l’esatto opposto del Quiet Luxury.

Se il Quiet Luxury celebrava il lusso discreto, quello senza loghi enormi ma con maglioncini che costano come uno stipendio, qui siamo da tutt’altra parte. Il principio è molto semplice: dire apertamente che una certa spesa non rientra nei propri programmi, senza inventarsi scuse improbabili e senza sentirsi in difetto.

Battle l’aveva sintetizzata più o meno così: il punto non è dire che non hai abbastanza soldi, ma che non vuoi spenderli per quella cosa. Ok, non un’invenzione rivoluzionaria eh, siamo cresciuti con le nostre mamme che “Non te lo prendo il gioco, costa troppo!” quindi sappiamo benissimo di che si tratta.

Il Loud Budgeting significa semplicemente iniziare a dire: questa cosa costa troppo rispetto a quanto mi interessa, quindi passo.

Perché se ne parla

Il timing, in effetti, non è casuale. Da una parte c’è il costo della vita che continua a pesare, dall’altra ci sono anni di social che ci hanno abituati a vedere continuamente gente a cena fuori, in viaggio, ai concerti, al brunch, alle terme, in palestra e possibilmente anche a Mykonos ad agosto.

Per Millennial e Gen Z il cortocircuito è abbastanza evidente: affitti sempre più alti, stipendi che spesso fanno molta più fatica a crescere e una vita sociale che, soprattutto nelle grandi città, costa.

Secondo l’indagine Acri-Ipsos 2024, il 33% degli italiani ritiene di avere una capacità di risparmio inferiore proprio a causa dell’aumento del costo della vita.

A Milano basta poi aprire WhatsApp il giovedì pomeriggio.

Ape stasera?

Cena domani?

Weekendino?

Domenica brunch?

E lo stipendio del mese, piano piano, saluta tutti e se ne va.

Perché dirlo ad alta voce può funzionare

Il punto forte del Loud Budgeting è proprio quel “loud”: invece di gestire il budget in gran segreto e poi inventare scuse quando arriva una proposta troppo costosa, lo dici.

Secondo una ricerca del 2024 di Clarify Capital riportata da Discover.com, i Gen Z americani che applicano forme di Loud Budgeting risparmiano in media 629 dollari al mese. È un dato americano, quindi va preso per quello che è, ma il principio resta interessante.

Pensiamo alla classica cena di gruppo. Qualcuno propone il ristorante fighetto da 90 euro a testa. Nessuno ha particolare voglia di spendere 90 euro, ma nessuno vuole essere il primo a dirlo.

Poi arriva quello che scrive:

“Raga, 90 euro per una cena questo mese anche no. Facciamo una roba più easy?”

Ed ecco che improvvisamente saltano fuori altri quattro che stavano pensando esattamente la stessa cosa.

Il Loud Budgeting serve anche a questo: togliere un po’ di imbarazzo dal parlare di soldi e rendere normale avere priorità diverse.

Come applicare il Loud Budgeting a Milano

Fortunatamente non servono fogli Excel da CFO, dieci app collegate al conto corrente o guru che alle 5:30 del mattino hanno già meditato, corso 12 km e diversificato il portafoglio.

Basta iniziare dalle situazioni quotidiane.

Cena troppo costosa?
“Questo mese non voglio spendere così tanto per una cena. Facciamo qualcosa di più easy?”

Weekend organizzato tre giorni prima con volo a 380 euro?
“Passo, questo mese quei soldi preferisco usarli per altro.”

Ennesima colletta aziendale per una persona con cui hai scambiato quattro buongiorno davanti alla macchinetta del caffè?
“Io metto 15 euro.”

Il punto è proprio questo: darsi un budget e trattarlo come una scelta, non come qualcosa di cui vergognarsi.

La regola delle 48 ore

Al Loud Budgeting viene spesso associata anche la regola delle 48 ore, citata tra gli altri da Jacqueline Howard di Ally Bank su Fortune.

Il funzionamento è molto basic: davanti a una spesa non prevista, aspetti due giorni.

Se dopo 48 ore vuoi ancora quella cosa, puoi valutarla con un minimo di lucidità. Se invece nel frattempo hai completamente dimenticato quel paio di sneakers, il nuovo gadget per la cucina o quell’ennesima roba vista su Instagram alle 23:47, probabilmente non era così fondamentale.

È un sistema banalissimo, ma sugli acquisti d’impulso può avere parecchio senso.

Certo, vale meno quando alle 11:30 di domenica qualcuno scrive “brunch?”. Lì servono riflessi pronti.

Alla fine Milano con il Loud Budgeting potrebbe andare parecchio d’accordo.

Perché spendere piace, ci mancherebbe. Buttare soldi, un po’ meno.

E soprattutto negli ultimi anni parecchie cose sono diventate quasi una piccola performance sociale: il cocktail nel posto giusto, il ristorante nuovo, il matcha, la palestra premium, il weekendino prenotato venerdì per sabato perché “dai, stacchiamo”.

Il Loud Budgeting mette semplicemente un freno a questo automatismo.

Vuoi spendere 18 euro per un cocktail? Bene.

Non vuoi spenderli? Altrettanto bene.

Il punto non è diventare improvvisamente tirchi o rinunciare a tutto per vedere il numerino del conto salire. È decidere prima cosa vale davvero i propri dindini, invece di accorgersene dopo guardando l’estratto conto.

Forse è proprio questo il motivo per cui il trend sta funzionando: rende socialmente accettabile una frase banalissima che per anni abbiamo avuto qualche problema a pronunciare.

“No, per questa cosa non voglio spendere.”

Zero scuse, zero spiegoni, zero sbatti.

Molto Loud Budgeting. E, tutto sommato, anche parecchio Imbruttito.

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