Avete presente quelle vie di Milano dove tra macchine parcheggiate, marciapiedi stretti e aiuole un po’ tristi viene spontaneo chiedersi come sarebbero con qualche albero in più e un po’ meno traffico? Ecco, qualcuno ha deciso di mostrarcelo. Senza aprire cantieri, senza spostare un solo sampietrino e, soprattutto, senza aspettare i tempi biblici dei lavori pubblici.
Si chiama Milano Sistemata ed è una pagina Instagram ideata da Matteo Inti, che utilizza l’intelligenza artificiale per immaginare una versione alternativa della città. Le strade sono quelle che conosciamo, i palazzi pure, ma le auto in sosta spariscono e al loro posto compaiono alberi, panchine, spazi pedonali e piste ciclabili.
Una specie di glow-up urbano, come lo definisce lo stesso Inti, che ha conquistato parecchi milanesi. Anche se, ça va sans dire, non mancano le polemiche.
Come sarebbe Milano se…
Tra i contenuti più apprezzati della pagina c’è la trasformazione di via Tadino, immaginata senza macchine parcheggiate e con più spazio per le persone.
Ma di posti da sistemare, secondo Inti, ce ne sarebbero parecchi. Uno su tutti? Piazza Cinque Giornate, che oggi è soprattutto un gran viavai di auto, bus e tram, con il monumento al centro che non è proprio comodissimo da raggiungere a piedi.
Lui la immagina con meno spazio riservato alle auto, un’ampia area pedonale alberata attorno al monumento, collegamenti ciclabili, sedute e illuminazione. Insomma, una piazza in cui magari viene anche voglia di fermarsi, anziché limitarsi ad attraversarla cercando di non farsi investire.
Bello, direte voi. Ma si può fare?
Tutti questi alberi, però, dove li mettiamo?
È una delle domande che gli vengono rivolte più spesso. Perché sotto l’asfalto di Milano non c’è esattamente terra libera a disposizione: ci sono metropolitane, tubature, cavi, parcheggi interrati e tutto il resto.
Inti, però, mette subito le mani avanti: «Non sono un ingegnere e non presento progetti esecutivi, ma spunti per immaginare una Milano diversa».
I suoi rendering, quindi, non sono progetti pronti per essere realizzati domattina. Servono piuttosto a far vedere come potrebbero cambiare certi spazi e ad aprire una discussione.
Questo non significa, secondo lui, che siano tutte fantasie irrealizzabili. Esistono soluzioni come pavimentazioni permeabili, sistemi di drenaggio, vasche sopraelevate e tecnologie per far convivere alberi e infrastrutture sotterranee. Certo, non sono necessariamente interventi semplici o economici.
Ma per Inti il punto è anche un altro: «Sono interventi spesso complessi e onerosi, ma richiedono soprattutto una scelta politica».
E le macchine? Dove le parcheggiamo, di grazia?
Eccoci alla domanda da un milione di euro. Perché togliere le auto dalle strade è bellissimo, almeno finché non arriva il momento di cercare parcheggio sotto casa.
Secondo il creatore di Milano Sistemata, il problema è anche culturale: siamo abituati a considerare quasi scontato il diritto di lasciare la macchina davanti al portone, mentre in altre città europee possedere un’auto significa anche doversi preoccupare di dove parcheggiarla.
Inti, che vive in zona Porta Venezia, ha scelto di non avere un’auto: si muove a piedi o con i mezzi e ne noleggia una quando deve uscire dalla città nel weekend.
Naturalmente, riconosce che per cambiare le abitudini servono anche investimenti nei trasporti e nei parcheggi di interscambio. Perché va bene sognare una Milano più verde, ma bisogna pure fare i conti con la vita di tutti i giorni.
E a proposito di parcheggi, Inti ha una posizione piuttosto netta sulle proteste contro i dissuasori installati in via Eustachi: per lui impedire alle auto di occupare le aiuole non è un dispetto agli automobilisti, ma un modo per proteggere lo spazio pubblico.
Chi se ne prende cura?
C’è un altro aspetto su cui Inti insiste: non basta trasformare una strada, bisogna anche mantenerla.
Per questo non è particolarmente entusiasta delle soluzioni temporanee di urbanistica tattica. Secondo lui Milano dovrebbe puntare su interventi duraturi, accompagnati però da risorse sufficienti per la manutenzione.
Anche perché, diciamocelo, aggiungere alberi e aiuole è una cosa; evitare che dopo qualche mese diventino un piccolo scenario post-apocalittico è un’altra.
E proprio la cura del verde pubblico è uno dei punti su cui il fondatore della pagina ritiene che Milano abbia ancora parecchio da migliorare.
Il dialogo con il Comune
La pagina ha iniziato ad attirare l’attenzione anche delle istituzioni. All’inizio era Inti a taggare il Comune e gli amministratori nei suoi contenuti, mentre oggi, racconta, diversi rappresentanti delle istituzioni seguono il progetto e dialogano direttamente con lui.
E non è tutto. Quando ha condiviso strumenti pratici per segnalare problemi e situazioni di degrado, ha notato una certa voglia dei cittadini di passare dalle lamentele ai fatti.
Del resto, l’obiettivo della pagina non è convincerci che basti chiedere all’AI di aggiungere quattro alberi per risolvere i problemi di Milano. È piuttosto mostrarci che certe strade potrebbero essere diverse da come le abbiamo sempre conosciute.
Poi, certo, tra un rendering e un cantiere vero ci sono di mezzo studi tecnici, soldi, decisioni politiche e inevitabili discussioni sui parcheggi.
Ma intanto Milano Sistemata ci lascia con una domanda interessante: ci siamo abituati talmente tanto a certi angoli della città da aver smesso di immaginarli diversi?









