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Google ciaone: Ecosia è il motore che tenta di salvare il pianeta con ogni ricerca che facciamo

Si chiama Ecosia ed è il cosiddetto motore di ricerca solidale che vuole fare le scarpe a Google. Si tratta di un progetto partito nel 2009 che, passo dopo passo, ha raggiunto un livello di successo davvero notevole.Perché Ecosia non è solo una delle tante realtà che tentano di togliere il monopolio al re indiscusso […]

Si chiama Ecosia ed è il cosiddetto motore di ricerca solidale che vuole fare le scarpe a Google. Si tratta di un progetto partito nel 2009 che, passo dopo passo, ha raggiunto un livello di successo davvero notevole.

Perché Ecosia non è solo una delle tante realtà che tentano di togliere il monopolio al re indiscusso in questo settore, Google, ma molto di più. Dietro a questa interessante idea c’è un obiettivo solidale: combattere la deforestazione nel mondo.

Questo motore di ricerca, infatti, dona ben l’80% del ricavato ad associazioni benefiche che si occupano di piantare alberi nel mondo. Christian Koll, il fondatore 33enne, ama definire la sua attività la buona coscienza della rete.

Un progetto che anno dopo anno ha sbaragliato quasi tutta la concorrenza, superando di gran lunga le aspettative. Basti pensare che all’inizio ci lavorava solo lo stesso Christian, mentre oggi l’azienda conta ben 21 dipendenti.

Il suo funzionamento è molto semplice: Ecosia dona la maggior parte del ricavato dai click dei banner pubblicitari a chi si occupa di piantare alberi nel mondo. Un’attività molto più che trasparente, dal momento che sul sito è possibile controllare il ricavato e il donato.

Un progetto che, ovviamente, ha tra i sogni nel cassetto quello che dai più è considerato una vera e propria utopia: mettere in crisi il monopolio web di Google. Secondo lo stesso fondatore del progetto, infatti, il potere nelle mani di una sola realtà è sempre pericoloso. Non sappiamo se Christian riuscirà a realizzare il suo sogno, ma 6 milioni di alberi piantati per mano sua ci sembrano già un bel successo!

Ah, ovviamente ciascuno può decidere di impostarlo come motore di ricerca predefinito: non costa nulla e – come sottolinea lo stesso fondatore – anche se non si clicca sui banner, si aumenta il traffico e i potenziali investimenti delle aziende. Cosa volete di più?

Articolo scritto da Francesca Solazzo

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