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Bending Spoons si mangia il Nasdaq a cucchiaiate: debutto col botto a Wall Street per l’azienda milanese

Adesso Bending Spoons è ufficialmente quotata al Nasdaq di New York e, dopo il suo ingresso con un'Offerta Pubblica Iniziale (Ipo) di 18,4 miliardi, chiuso il suo primo giorno di listino (il primo luglio 2026) la sua capitalizzazione è stata stimata intorno ai 25/25,7 miliardi.
2 Luglio 2026

La chiamavano Unicorno, cioè una startup non quotata in Borsa ma stimata almeno un milione di dollari. Adesso Bending Spoons è ufficialmente quotata al Nasdaq di New York e, dopo il suo ingresso con un’Offerta Pubblica Iniziale (Ipo) di 18,4 miliardi, chiuso il suo primo giorno di listino (il primo luglio 2026) la sua capitalizzazione è stata stimata intorno ai 25/25,7 miliardi. Insomma, avrà pure avuto il nome di un animale di fantasia, ma i risultati della tech company milanese appaiono fo**utamente real.

Alla fine, con la forza di volontà che la caratterizza dal 2013 quando è nata, l’azienda guidata da Luca Ferrari piega i cucchiai e anche la concorrenza. Il suo debutto al Nasdaq con il ticker BSP ha chiuso la seduta a 40,50 dollari per azione, in rialzo di circa il 39,7% rispetto al prezzo di collocamento fissato a 29 dollari.

Il prezzo dell’Ipo era già stato ritoccato verso l’alto rispetto alla forchetta iniziale tra i 26 e i 28 dollari, chiara indicazione che l’interesse e la domanda erano lì pronti. Poi è arrivata Wall Street e ha aggiunto entusiasmo: il titolo ha aperto sopra il prezzo di offerta, a 31 dollari, è arrivato fino a 43,98 dollari nel corso della seduta, per poi stabilizzarsi a 40,50 prima di chiudere.

L’operazione ha riguardato complessivamente 57,97 milioni di azioni ordinarie: 34,4 milioni emesse direttamente da Bending Spoons e 23,6 milioni cedute da alcuni azionisti venditori. La raccolta complessiva è stata pari a circa 1,68 miliardi di dollari. Alla società andranno circa 1 miliardo di dollari lordi, mentre il resto finirà agli azionisti che hanno venduto parte delle proprie quote. Vi stanno ballando gli occhi, vero?!

Hai capito Bending Spoons?

Fondata tredici anni fa, Bending Spoons è ormai una delle aziende tecnologiche europee che più si fanno notare, grazie al suo modello particolare: compra marchi digitali già noti, spesso in difficoltà o con margini da rimettere in forma, li integra nella propria piattaforma tecnologica e prova a rilanciarli. In pancia si è messa nomi come AOL, Vimeo, Eventbrite, Evernote, WeTransfer, Brightcove, Meetup, Komoot e Remini. Altro plus, è sempre in pole position tra le aziende in cui i dipendenti sono più felici di lavorare (e qui vi spieghiamo perché)

Luca Ferrari ha detto che la quotazione servirà proprio ad aumentare la capacità di compiere nuove acquisizioni. L’appetito vien mangiando, d’altronde, soprattutto con il cucchiaio. Più di mille (!) i target digitali considerati possibili, mentre il CEO si sente ancora “all’inizio del percorso”. Dove molti si sarebbero già seduti comodi, Ferrari e i suoi vedono solo uno dei loro tanti trampolini.

Attenzione: qui nessuno fa i miracoli o si è svegliato la mattina folgorato sulla via della Silicon Valley. Anima da software house e disciplina da private equity ne hanno fatto una macchina per acquisizioni seriali. L’azienda sostiene di voler comprare le società per tenerle nel lungo periodo, non per rivenderle dopo una ristrutturazione. Di certo, non mancano interventi pesanti su costi, organizzazione e tecnologia. Perché non stanno mica lì a pettinare le bambole e nemmeno a girare la minestra con il cucchiaio piegato.

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