Ogni estate torna la stessa sensazione davanti al banco freezer del supermercato e del bar del bagno in cui siamo parcheggiati per le ferie: il gelato costa una fucilata e in più finisce in due morsi. Magnum, Maxibon, Coppa del Nonno e tanti altri grandi classici sembrano essersi rimpiccioliti anno dopo anno. E la sensazione, a quanto pare, ha un fondo di verità.
Il fenomeno, però, racconta solo una parte della storia. Mentre le dimensioni di alcuni gelati si sono ridotte, i prezzi hanno continuato a salire a ritmi decisamente più sostenuti dell’inflazione alimentare. Tra rincari delle materie prime, costi energetici, logistica e strategie industriali, concedersi un gelato confezionato oggi pesa molto di più sul portafoglio rispetto a pochi anni fa.
Ce ne siamo accorti? Ovvio.
Prezzi su del 40%
Secondo i dati Istat, tra il 2021 e il 2026 il prezzo dei gelati confezionati è aumentato in media del 39,6%. Whaaat??? La vera accelerazione è arrivata tra il 2022 e il 2023, quando il comparto ha registrato aumenti particolarmente consistenti: prima un +13% e poi un ulteriore +16% nell’anno successivo.
Una dinamica che ha interessato gran parte dei prodotti alimentari, ma che nel caso dei gelati è risultata ancora più marcata. Bè raga, secondo voi un gelato biscotto a 3 euro è normale? Phiiiga noi non vogliamo fare i boomer a tutti i costi, e ricordare con nostalgia quando un ghiacciolo costava 800 lire, però checaz…
La crisi energetica, i costi della logistica e il rincaro delle materie prime hanno avuto un impatto importante sull’intero settore alimentare. Basti pensare all’aumento del prezzo del cacao e alla forte volatilità di molti ingredienti utilizzati nella produzione.
Eppure i gelati hanno corso ancora più veloce dell’inflazione media dei generi alimentari.
Tra le spiegazioni c’è anche la cosiddetta shrinkflation, ovvero quella pratica che consiste nel ridurre la quantità di prodotto lasciando invariato, o aumentando, il prezzo finale.
Quanto sono dimagriti i gelati più famosi
Diversi gelati iconici hanno perso qualche grammo nel corso degli ultimi anni.
Il Magnum Classic è passato da 79 a 75 grammi.
La Coppa del Nonno è scesa da 72 a 65 grammi.
Il Maxibon, invece, è passato da 102 a 96 grammi.
La riduzione può sembrare contenuta, ma il conto finale racconta un’altra storia. Rispetto al 2021 il prezzo per singola porzione è aumentato del:
- 26% per il Magnum Classic;
- 43% per il Maxibon;
- 25% per la Coppa del Nonno.
Guardando il prezzo al chilo, gli aumenti diventano ancora più evidenti: +53% per il Maxibon, +38% per la Coppa del Nonno e +32% per il Magnum Classic.

Una domanda viene spontanea: i gelati sono stati rimpiccioliti per renderli più salutari?
AHAHAHAHA.
Ovviamente no, scemi noi a domandarcelo. Le calorie per porzione sono rimaste molto simili a quelle di qualche anno fa e anche grassi totali e grassi saturi, nella maggior parte dei casi, sono cambiati pochissimo.
In alcuni prodotti le ricette sono state modificate, sostituendo ingredienti come il burro con grassi vegetali, ad esempio quello di cocco, utilizzato anche perché meno costoso. Dal punto di vista nutrizionale, però, i benefici risultano piuttosto limitati.
Shrinkflation, ma non solo
Per quanto faccia discutere, la shrinkflation da sola non basta a spiegare il caro gelati. Molti prodotti hanno mantenuto esattamente lo stesso formato, ma hanno comunque registrato rincari molto consistenti.
Ci sono esempi di gelati aumentati dell’11%, altri del 35%, del 50% e perfino del 75%, pur mantenendo invariati peso e dimensioni. Insomma, il ridimensionamento delle porzioni riguarda soltanto una parte dei prodotti presenti sugli scaffali.
Volete qualche esempio?
Il Cono Esselunga registra un rincaro intorno al 20% al chilo, quello Coop circa il 27%, mentre il Cinque Stelle Sammontana supera il 40% e il Cornetto Algida sfiora il 60%.
Tra gli stecchi ricoperti la situazione è ancora più eterogenea: si passa dall’11% di alcuni prodotti fino al 75% registrato da altri marchi. Differenze così ampie rendono difficile individuare una spiegazione unica e lasciano più di un interrogativo sulle politiche di prezzo adottate dalle varie aziende.

Il prezzo al chilo dice la verità
C’è poi un dettaglio che rischia di confondere parecchio quando si fa la spesa. Lo stesso gelato può essere venduto in confezioni differenti, con un numero diverso di pezzi e con grammature diverse.
Prendiamo il Cornetto Algida: esiste il pacco da sei gelati da 75 grammi e quello da otto gelati da 60 grammi. A prima vista il formato più grande potrebbe sembrare più conveniente.
Guardando il prezzo al chilo, però, succede il contrario: la confezione da sei risulta più economica, mentre quella da otto costa di più.
Per questo motivo il consiglio resta sempre lo stesso: prima di mettere il gelato nel carrello conviene dare un’occhiata al prezzo al chilo. È il dato che permette davvero di capire quale confezione sia la più conveniente. Sì ma che sbatti.









