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Ideona di una città francese: schedare il dna di tutti i cani per scoprire chi ha fatto la cacca (dove non avrebbe dovuto)

Robert Ménard, sindaco della cittadina francese di Béziers, ha avuto un'idea: mappare il dna di tutti i cani per scoprire chi ha fatto la cacca per strada, in modo da multare subito i padroni. Iniziative simili già ci sono (anche in Italia)

I cani che cagano dove capita, soprattutto sulla strada e sul marciapiede, sono un bel problema. Cioè, il problema vero sono i loro padroni, che incivilmente si “dimenticano” di raccogliere il cagotto appena sfornato con l’apposito sacchettino. Il rischio di beccarsi una multa non pare essere un deterrente sufficiente a scoraggiare certa gente dal far cagare il loro pet dove capita. E allora che si fa? Bè, Robert Ménard, sindaco della cittadina francese di Béziers, ha avuto un’idea che potrebbe svoltare la situa.

A Béziers è infatti obbligatoria la registrazione del DNA canino: i padroni devono fornire un campione di saliva del loro cagnolino, che verrà quindi registrato in uno schedario. Una roba easy, che si potrà fare gratuitamente dal veterinario. Così, ogni qual volta le autorità troveranno della cacca di cane dove non dovrebbe esserci cacca di cane, potranno fare in tempo zero un esamino per scoprire chi è il cane e – soprattutto – chi è l’umano da multare. Chi non accetta questa sorta di passaporto genetico, rischia una multa di 38 euro (forse un po’ poco). Mentre chi viene viene sgamato dopo aver fatto defecare il proprio dog per le strade del centro dovrà pagare 122 euro. “Non possiamo più raccogliere escrementi” ha detto Robert Ménard, aggiungendo che gli agenti municipali ne raccolgono “più di mille ogni mese solo nel centro della città”. Stica.

In realtà l’idea di una mappatura genetica ha anche un altro obiettivo, forse ancora più significativo: limitare smarrimenti e abbandoni. In Francia se ne parla anche perché Ménard è un personaggio piuttosto controverso, eletto sindaco nel 2014 con un programma secondo alcuni più a destra anche del Front National, partito di estrema destra. Il sindaco, tra le altre cose, negli anni ha promosso iniziative come il coprifuoco estivo per i minori di tredici anni e un’ordinanza contro chi sputa in strada. L’idea del passaporto canino – comunque – non è nuova. In alcuni piccoli comuni della Spagna già si fa, e pare stia funzionando. La città più grande in cui è stato introdotto il passaporto canino finora è Malaga, e dopo un anno si è già potuta notare una diminuzione delle cacche per strada del 22% in meno rispetto al 2016. Nelle città più piccole pare che stia ingranando ancora meglio.

E comunque anche in Italia abbiamo fatto qualcosina in questo senso, al momento limitata ad iniziative di piccoli comuni come Malnate, in provincia di Varese, mentre a Bolzano il project dovrebbe partire nel 2024. Ci ha pensato per un attimo anche Torino, ma poi la proposta è stata bocciata. Pare che ci stia ragionando anche Genova. A Milano, vista la grandezza, forse sarebbe un po’ uno sbatti. Ma, considerata la situa di certi marciapiedi chiazzati di merde a scacchiera, forse ne avremmo bisogno.

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