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La Parata, la paternità, l’orgoglio LGBTQIA+ e tanto altro: intervista imbruttita a Tommaso Zorzi VIDEO

Approfittando del mese del Pride e della Parata per l'orgoglio LGBTQIA+, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con l'influencer e conduttore, che spesso ha affrontato - non senza ironia - temi cari al mondo queer.

29 giugno, tempo di Parata a Milano, a conclusione del mese del Pride. Un evento molto sentito da milanesi e non, indipendentemente dall’orientamento. Sì perché il 29 giugno si celebrano la libertà e l’amore, e ancora una volta si accendono i riflettori sulle tante questioni aperte in tema di diritti per il mondo LGBTQIA+. Ne abbiamo parlato con Tommaso Zorzi, influencer, conduttore e personaggio televisivo che molto spesso si è esposto su questioni importanti come la difficoltà per gli italiani non etero di avere un figlio. Ma la chiacchierata è stata anche l’occasione per parlare di altro, da Milano alla passione per il vintage. E sì, abbiamo provato anche a fare un po’ di gossip.

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Tommaso, cosa rappresenta per te il Pride?

Una manifestazione assolutamente necessaria, a prescindere da quanti diritti stiamo conquistando, che sono ancora pochi. Ma anche quando li avremo conquistati tutti sarà comunque un’ottima occasione per festeggiare. Nel frattempo è quasi attivismo.

Come ‘sta messa Milano a proposito di diritti per il mondo LGBTQIA+?

Rispetto all’Italia, forse Milano è una di quelle città in cui c’è più attenzione, anche grazie al nostro sindaco Sala. Detto questo non me la sento di accontentarmi, credo ci sia ancora tantissima strada da fare.

Ma esiste davvero un senso di comunità LGBTQIA+?

La comunità LGBTQIA+ è molto frammentata, molto scomposta, ci sono tante faide interne. Se fossimo un pochino più uniti di quello che siamo – non dico totalmente coesi perché sarebbe utopistico, ma un pochino di più – potremmo conquistare il mondo. Nel frattempo dovremmo un po’ iniziare a far pace con noi stessi.

Ci sarai alla Parata?

Quando sono a Milano ed è possibile assolutamente sì, mi diverto.

Ci racconti del tuo coming out… via mail?

Un coming out un po’ codardo, perché l’ho fatto per iscritto. Ho mandato una mail a mia mamma con mio papà in copia, molto professionale. Era tutto scritto, così rimane una traccia. Un po’ come con l’avvocato, no? Meglio avere tutto per iscritto. Il mio è stato un coming out molto imbruttito, ma avrei potuto mandare una PEC, sarebbe stato ancora più imbruttito. Ma diciamo che la mail è una buona via di mezzo.

Tempo fa hai raccontato via Stories il tuo dolore per l’impossibilità di avere figli in Italia. Rimane un tuo progetto?

Sarà un mio progetto quando lo potrà essere per tutti, nel senso che io non voglio andare all’estero per diventare padre. Non voglio che un mio privilegio superi un diritto che dovrebbe essere di tutti quindi quando potranno diventarlo tutti lo diventerò anche io. Nel frattempo ho un cane e un gatto.

Vabbè, visto che stiamo parlando dei fatti tuoi… sei fidanzato?

Eh (ride, ndr). Apro un biscotto della fortuna, è arrivato il momento. “Oggi la tranquillità sarà la tua forza”.

Oh raga, l’intervista completa la beccate qui sotto!

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