Per anni è andata sempre allo stesso modo. Nasce il bambino, il papà resta qualche ora in ospedale, poi arriva il momento dei saluti e si torna a casa. La mamma affronta la prima notte con il neonato insieme alle ostetriche, mentre il partner aspetta il mattino per rientrare.
Al Policlinico di Abano Terme, in provincia di Padova, questo schema cambia. Il nuovo punto nascita permette infatti anche al secondo genitore di dormire gratuitamente nella stessa camera della neomamma e del bambino, vivendo insieme le prime ore dopo il parto.
Una novità che, per molti, sembra quasi banale. Eppure in Italia è ancora piuttosto rara.
La prima notte insieme
A raccontare al Corriere cosa significhi questa possibilità sono Marco e Tania, i primi genitori ad averla sperimentata.
Il loro piccolo Matteo è nato alle 21.15. Invece di tornare a casa dopo l’orario di visita, Marco è rimasto in ospedale, nella stessa stanza della compagna e del figlio.
«Avevo tanta adrenalina, ero emozionato. Ma stare vicino a Tania e Matteo mi ha dato tranquillità: piuttosto che restare a casa senza chiudere occhio, in quelle quattro ore sono riuscito a dormire», racconta il trentaseienne di Ospedaletto Euganeo. Quattro ore di sonno, certo. Ma soprattutto quattro ore vissute da papà fin dal primo minuto.
Come funziona
La possibilità di fermarsi durante la notte nasce con il nuovo reparto maternità del Policlinico di Abano Terme. Il punto nascita occupa circa 350 metri quadrati e dispone di undici camere doppie, progettate per garantire spazio e privacy anche al secondo genitore.
La permanenza del partner è gratuita e viene concordata insieme allo staff ostetrico. L’idea è semplice: la nascita riguarda tutta la famiglia e i primi momenti insieme hanno un valore enorme, sia dal punto di vista emotivo sia da quello pratico.
Un aiuto concreto per la mamma
Dietro questa scelta c’è una precisa filosofia assistenziale.
«Poter vivere insieme la prima notte significa offrire alla mamma un sostegno concreto proprio quando è più stanca e vulnerabile, dopo le emozioni e la fatica del travaglio», spiega Gianluca Straface, responsabile dell’ostetricia del Policlinico.
La presenza del partner, infatti, va ben oltre la compagnia. «Il papà può prendere in braccio il bambino, cambiarlo, cullarlo, condividere fin dai primi istanti la responsabilità della cura. Non un genitore in visita, ma un genitore che resta.»
Anche Tania racconta quanto abbia fatto la differenza poter condividere quelle prime ore.
«Sapere di averlo accanto, in camera con me, di poter contare su di lui oltre al personale sempre presente, è ciò che mi ha regalato la notte più serena. Quando condividi tutto, non ti senti mai sola.»
Parole che spiegano forse meglio di qualsiasi statistica quanto possa essere importante avere accanto la persona con cui si è affrontato un percorso lungo nove mesi.
Una famiglia che nasce insieme
Il nuovo reparto ruota attorno a un’idea precisa: la nascita di un bambino coinvolge tutta la famiglia.
Per questo ginecologi, neonatologi, ostetriche e infermiere lavorano insieme anche con il secondo genitore, accompagnandolo senza sostituirsi a lui.
«Coinvolgere il papà fin dai primi istanti significa rafforzare la coppia nel passaggio alla genitorialità e preparare un rientro a casa più sicuro e consapevole. Perché la nascita non riguarda solo la mamma e il bambino, ma l’intera famiglia», spiega Carlotta Bucci, coordinatrice del punto nascita.
Un concetto ribadito anche dall’amministratore delegato del Policlinico, Antonio Petruzzi, che sintetizza così la filosofia del progetto: quando nasce un bambino, non nasce soltanto una mamma o un papà. Nasce una famiglia.
Una rivoluzione piccola… ma forse neanche tanto
Nelle cliniche private la possibilità di fermarsi a dormire accanto alla neomamma esiste già da tempo, spesso pagando un supplemento.
Vederla introdotta gratuitamente in un punto nascita rappresenta però un cambio di prospettiva importante. Perché quelle prime ore sono probabilmente tra le più intense nella vita di una coppia e condividerle può alleggerire la fatica, rendere il papà protagonista fin da subito e aiutare la mamma proprio quando ha più bisogno di sostegno.
Insomma, più che una semplice notte in ospedale, sembra un modo diverso di iniziare la vita da genitori. Possiamo dire che era ora???









