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Cervelli sempre più in fuga: per 1 giovane straniero che arriva, partono 8 italiani

Dal 2011, oltre mezzo milione di giovani italiani ha lasciato il Paese per migliori opportunità all’estero, segnalando una crisi del mercato del lavoro italiano nel trattenere talenti.

Cervelli in fuga ne abbiamo? Eccome! Tra il 2011 e il 2023, 550mila ragazzi italiani, freschi di diploma o laurea, hanno deciso che qui non c’era più niente da fare e hanno preso il volo verso l’estero. Se poi consideriamo chi è tornato (pochi), restano comunque circa 377mila persone che non hanno mai fatto ritorno in Italì. Questo dato arriva dal rapporto “I giovani e la scelta di trasferirsi all’estero” della Fondazione Nord Est, presentato al Cnel, che stima in ben 134 miliardi di euro il “valore economico” di tutti questi giovani talenti in fuga. E c’è chi dice che potrebbe essere addirittura tre volte tanto, dato che forse i numeri ufficiali sono un tantino sottostimati.

Ora, il rapporto ci dice che per ogni giovane che arriva in Italia da un Paese avanzato, ce ne sono otto che, col passaporto in mano, fanno le valigie e salutano la patria. Sì, avete letto bene: un rapporto 1 a 8. E chi sta messo peggio in Europa per attrazione di giovani talenti? Esatto, noi. Solo il 6% dei giovani europei sceglie l’Italia come meta, mentre la Svizzera (sì, la Svizzera!) si porta a casa il 34% e la Spagna il 32%.

Luca Paolazzi, il direttore scientifico della Fondazione, ha spiegato che tutto è cominciato con la crisi economica e, dopo la pandemia, il trend è ripartito con ancora più forza. Insomma, nonostante una disoccupazione giovanile in calo, i giovani se ne vanno non tanto per mancanza di lavoro, ma per scappare da un mercato del lavoro in ritardo di almeno un decennio rispetto agli altri Paesi europei. Che poi, a ben guardare, più che lo stipendio, a far scattare la voglia di partire è la qualità del lavoro. Infatti, solo il 10% degli intervistati parla di cash come motivo principale. Il vero incentivo? Opportunità migliori, condizioni di lavoro dignitose e una qualità di vita che qui sembra fantascienza.

Il dato più dolce-amaro è la soddisfazione: il 56% di chi è partito è felice e soddisfatto della propria vita all’estero, contro un misero 22% di chi è rimasto. E se guardiamo al futuro? Beh, chi è all’estero ha una visione più rosea (69%) rispetto a chi resta a casa (45%). E un po’ fa male.

Autrice: Francesca Tortini

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