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Milano è troppo cara, sempre più insegnanti tornano al Sud (e lo sbatti passa ai genitori)

Se state vivendo i vostri tre mesi da project manager dell'estate dei figli sperando che a settembre la pena finisca, vi sbagliate di brutto: in classe rischiate di non trovare nessuno
30 Giugno 2026

Quasi mille insegnanti hanno deciso di andarsene da Milano. Lo dice Il Corriere, che ha messo in fila un po’ di numeri adesso che giugno è ancora in corso, in modo che noi genitori arriviamo a settembre preparati e disillusi. Sono novecentoquarantasette, per la precisione, maestri e prof che hanno deciso che basta. Hanno preso la cattedra, guardato il prezzo di una stanza, fatto due conti e concluso che fosse più economico cambiare regione che ragione di vita.

Così, la scuola milanese continua a essere una specie di Erasmus al contrario: si arriva giovani, si resiste qualche anno, poi si scappa a gambe levate. La novità, però, è che adesso non se ne vanno solo i neoassunti che temporeggiavano per il ruolo vicino casa: adesso se ne vanno anche insegnanti che a Milano ci vivono da 15/20anni. Gente per cui lo stipendio da 1.500 euro circa è passato da “un buon motivo per viverci” a “imbarazzante per viverci”. O pagano l’affitto o mangiano, perché tutt’e due le cose sembra ormai impossibile.

Insegnare e vivere a Milano: combo impossibile

La matematica non è un’opinione, si dice, e infatti in città professori di matematica se ne trovano sempre meno, sfiancati dai conti di casa, mica dagli errori degli allievi. Chi condivide la casa con altri tre colleghi a 45 anni, chi divide una stanza, chi passa il fine settimana facendo il pendolare tra Milano e la Calabria come se fosse un manager di una multinazionale, con la differenza che il manager vola in business, mentre il professore prenota Orio al Serio con sei mesi d’anticipo sperando che Ryanair abbia pietà.

Una docente racconta di spendere circa 700 euro per una stanza e altri 400 al mese solo per tornare dai figli. Millecento euro se ne vanno prima ancora di comprare il pane. Lo stipendio, invece, resta quello. Il nuovo “Miracolo a Milano” è quello del posto fisso nella pubblica amministrazione – di base, un miraggio nel deserto lavorativo odierno – in una sessione infinita di ragioneria applicata.

Lo sbatti è anche dei genitori

E il problema non riguarda solo i professori… fra qualche settimana il padulo volerà dritto nelle tasche (diciamo così) di noi genitori. Infatti, mentre saremo allo stremo delle forze e dei conti, dopo un’estate passata a fare da project manager per le settimane vuote dei nostri figli e avremo lavorato solo per pagare baby sitter e campus estivi, penseremo che il 14 settembre li potremo finalmente lanciare a scuola con la fionda… e invece, sbem! Orario ridotto e nuovi salti mortali. Perché ogni docente che se ne va vuol dire supplenze che arrivano tardi, cattedre scoperte, orari provvisori fino a Natale, classi che entrano due ore dopo ed escono tre ore prima…

Così, se fra i vostri buoni propositi settembrini ci fosse già il ritorno in palestra, risparmiate i soldi perché tanto suderete parecchio a portare e riprendere i figli a orari impossibili e/o a piazzarli in qualche attività pomeridiana improvvisata e/o a gestirli sul divano in cui finiranno per piazzarsi. Penserete di essere usciti dal tunnel dell’estate ma sarete solo entrati in quello dell’autunno. Che sbatti!

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