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Movida, anche meno: il Tar dà ragione al Comune di Milano e respinge il ricorso di cinque locali

Dehors chiusi, no alcol da asporto e ambulanti.

Raga, brutte notizie per chi vive di spritz in plastica, birrette calde da zaino e sogni infranti alle due di notte in Darsena. Il Tar ha dato ragione al Comune di Milano. L’ordinanza anti-sbronza estiva voluta da Sala nel 2024 è a posto così, tutto confermato. Addio ricorsi, addio libertà alcolica post-mezzanotte, e preparatevi che per l’estate 2025 si va giù ancora più pesante.

E non parliamo solo dei soliti Navigli o Corso Como. Adesso tra le zone sorvegliate speciali ci finisce pure la super chic ma sempre più incasinata zona Cinque Vie. Tradotto: da Brera a Porta Venezia, l’unico gioco alcolico post-00 sarà il gioco del silenzio.

Ma di cosa stiamo parlando?

Facciamo un salto indietro: nel 2024, sette locali sparsi tra Ticinese, NoLo, Porta Venezia e corso Como han deciso di fare gli hipster ribelli e portare in tribunale l’ordinanza numero 12 firmata da Sala il 13 maggio. Peccato che il testo fosse chiaro come un Martini secco:

– Dehors chiusi dall’1 alle 6 nei feriali, dalle 2 alle 6 nei festivi.
– Alcol da asporto? Scordatelo. Dalle 00:00 alle 6:00: vietato vendere e pure servire.
– Ambulanti bannati dalle 20 alle 6. Che tu venda rose, birrette o microfoni da karaoke, il concetto è: a casa.

I gestori, spinti da Confcommercio, han provato a dire che le 12 zone erano state scelte a caso, tipo “a sentimento”. Peccato che i legali del Comune li abbiano asfaltati: le zone sono state selezionate col monitoraggio strutturato quindi non si discute.

A supportare il Comune c’era pure l’Opi Movida (no, non è un cocktail), ossia l’Organismo di Presidio Istituzionale. Insieme alla Direzione Sicurezza Urbana della polizia locale, hanno messo giù una mappa precisa del casino notturno made in Milano. Qualcuno ha pure provato a tirare fuori la carta dell’inquinamento acustico. Ma il Tar ha risposto con uno: “raga, qui non è solo una questione di volume. È una questione di salute mentale, decoro e dignità“.
Perché sentirsi “Vamos a la playa” alle tre di notte sotto casa non è più folklore urbano, è tortura psicologica.

Autrice: Francesca Tortini

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